Continuiamo a pubblicare i contenuti elaborati dai Giovani Visionari, la redazione degli studenti delle scuole superiori formatasi in occasione della XVI edizione di Corto Dorico

Colori densi dipingono il macabro paesaggio della laguna veneta. È la fotografia spettrale di un mondo dove il male si muove ferocemente e silenzioso, nascondendosi nel tessuto di una quotidianità antica.
Sono gli anni ’50. Un minore viene accusato di aver ucciso un suo coetaneo, perché convinto che si trattasse del diavolo. A seguire la vicenda il funzionario ministeriale Furio Momenté, agli occhi del quale si aprirà una fitta rete di eventi inaspettati.
Il Male è ovunque. Il diavolo non è un’invenzione, una storia raccontata ai bambini per mettere paura. Il diavolo è vicino a noi. È tra di noi.

Il Signor Diavolo è l’ultima fatica di Pupi Avati. Uscito nell’estate del 2019, è stato proiettato durante la sedicesima edizione del Corto Dorico Film Fest, alla presenza dello stesso regista, presidente di giuria della rassegna anconetana.
Si tratta di un’opera che celebra l’amore del cineasta per il genere horror. Una passione che ha segnato tutta la sua carriera a partire dagli esordi, con film passati alla storia come Thomas e gli indemoniati (1970).

L’horror è stato reiventato dal regista bolognese. Lo ha sublimato a film d’autore mescolandolo al grottesco e al mondo fantastico, attraverso una complessità drammaturgica che sfida costantemente lo spettatore e lo spinge a porsi continue domande. Avati sceglie di non mortificare il nostro sguardo con immagini dalla sanguinolenta oscenità, ma attraverso il suo cinema di genere vuole costruire il terrore nella psiche di chi guarda. L’orrore diventa una questione intima. La paura così si sedimenta nello spettatore, lo accompagna a casa, superando ogni confine tracciato dalla finzione cinematografica.

Il Corto Dorico ha offerto ad Avati lo spunto per aprire un dialogo tra lui e il suo pubblico presente in sala, con il quale ha affrontato diversi argomenti legati alla sua produzione artistica e allo stato di salute del cinema nel nostro paese. Curioso e aperto al dialogo con in giovani, al termine dell’incontro è stato intervistato per noi da Elena Zallocco, redattrice dei Giovani Visionari.
(Anna Consarino)

Intervista a Pupi Avati a cura di Elena Zallocco

Cosa ne pensa di Corto Dorico?

Mi son trovato a vedere i cortometraggi e devo dire che la qualità degli stessi è molto alta, quindi devo dire di esser rimasto stupefatto. Pochi dei corti presentati sono italiano e questo probabilmente fa sì che la qualità migliori, perché c’è una sorta di cernita più allargata rispetto a quella che potrebbe essere una proposta da visioni solo italiane.

 

Ricollegandosi a ciò che ha detto prima della presentazione del film, alle mancanze attuali del cinema. Che aspettative ha per il cinema italiano?

Non c’è una mancanza da parte delle potenzialità degli autori. C’è una mancanza della committenza, che non viene mai nominata. Non sono i realizzatori, non sono i registi, gli attori e i sceneggiatori, sono i committenti che guardano soltanto il cinetel o l’auditel. Che sono valutazioni essenzialmente numeriche, non riguardano certamente la qualità o il senso del prodotto.

 

Qual è stata l’idea base per la realizzazione del film Il signor diavolo?

Beh, l’idea è che il diavolo è stato completamente rimosso dall’interlocuzione, persino da quella religiosa – non si sente più un sacerdote che parla del diavolo, del peccato e dell’inferno. Questa rimozione non ha fatto sì che il problema del male sia stato risolto. Baudelaire diceva che il segreto più grande del diavolo è quello di convincere le persone che non esiste. Quindi il tema del film è “dov’è il male?” e la risposta è “ovunque”.

 

Tornando al festival. In questa edizione, così come nelle altre, il Corto Dorico si è impegnato molto nell’avvicinare i giovani al cinema e anche di farli partecipare attivamente al festival. Che cosa si sente di dire ai ragazzi che scelgono di intraprendere una carriera cinematografica?

Io penso che i giovani dovrebbero riconsiderare i generi cinematografici, che non sono solo l’horror naturalmente, ma tutti i generi che sono secondo me la linfa del cinema. Poi naturalmente se si è autore all’interno di un genere è ancora meglio. Ma invece qua si fa un cinema esclusivamente d’autore e questo secondo me produce molto spesso dei problemi. Ci sono un sacco di giovani che fanno dei loro film adesso, anche perché realizzare film è diventato un po’ più semplice. Il problema è che questi film poi non escono. Io conosco tantissimi ragazzi che hanno fatto un loro primo film che però non è uscito e questo produce una depressione, una difficoltà a ripresentarsi poi con un secondo, perché il primo film lo fanno tutti, il secondo diventa molto difficile e il terzo quasi impossibile. Quando fai il terzo film diventi un regista.