Genere: Commedia  

Durata: 111

Con: Ulrich Thomsen, Trine Dyrholm, Helene Reingaard Neumann, Martha Sofie Wallstrøm Hansen

Paese: Danimarca

Anno: 2016

La volontà di creare nella casa d’infanzia di Erik una comune arriva per gradi, che nel film sono rappresentati da un prologo scoppiettante da commedia. Siamo nella Danimarca di metà anni settanta, la città libera di Christiania era già stata fondata da un gruppo di hippies all’interno di Copenaghen (esiste tuttora), alcuni, già abituati a pensare in termini alternativi, volevano vivere diversamente. Tra questi di sicuro c’è Anna, moglie di Erik e madre dell’adolescente Freja, conduttrice di un Tg danese e perfettamente inserita. È lei a innestare il germe dell’idea.

Quando la famiglia entra per la prima volta nella grande casa, Anna insiste per tenerla anziché venderla. Per Erik, professore di architettura, è troppo grande. Fanno un esperimento, un tentativo di abitabilità: le donne vanno in soffitta e Freja imita il verso di un uccello. Erik, dabbasso, risponde. Possono chiamarsi e sentirsi. Malgrado le proteste di Erik, l’esperimento è riuscito.

Anna propone di suddividere l’affitto col loro amico Ole, perché, dice a Erik, si annoierebbe a sentire solo le sue lamentele. Dopo Ole si uniranno altre persone, e in breve il gruppo s’infoltisce. Ma qui Thomas Vinterberg (Festen, Riunione di famiglia, Il sospetto, Via dalla pazza folla) fa una cosa che spiazza: cambia registro. Laddove ci si aspetta di vedere come tutte queste persone riescano a vivere insieme, lui si concentra sulla famiglia di Anna, ed ecco che Erik s’innamora di una sua giovane studentessa, Emma. Però a questo punto ci si chiede: sì vabbè ma allora l’ennesima storia di un marito insegnante che ha una relazione con un’allieva?

Ma come nell’esperimento iniziale, alcune persone sentono i cambiamenti nell’aria, non solo sotto forma di suoni. E quand’è così le reazioni non sono proprio quelle che ci si aspetterebbe. L’utopia non sembra più l’idea di abitare una comune, ma forse proprio quella di continuare a vivere in famiglie tradizionali. Anna lo sa, per questo accetta che il marito si sia innamorato di una che le somiglia ma con trent’anni di meno. Mai, nessuno, accenna al fatto che quella di Erik potrebbe essere solo una sbandata.

Anna è abituata per mestiere a ricevere e diffondere cattive notizie. Ascolta Erik e lo assolve senza allestire alcun tribunale, gli lascia fare ciò che vuole – che è, del resto, quello che farebbe comunque (un architetto si disegnerebbe una porta dalla quale uscire verso ciò che sente). E non è per spirito anarchico anni settanta né perché ne abbia abbastanza di lui, che Anna è così indulgente, ma perché lo ama e immagina che poteva capitare anche a lei (Erik, c’è da dirlo, tiene il piede in due staffe giusto il tempo necessario di accorgersi che si è innamorato, ricambiato, della studentessa). Vinterberg, che scrive il film insieme al collaboratore Tobias Lindholm, è da sempre interessato al nucleo famigliare (anche quello tradizionale), e cerca degli snodi, delle soluzioni per cui la spontanea drammaturgia dei sentimenti perda credibilità. Anna, vedendo in difficoltà Erik, gli propone di tornare a vivere nella comune e di portare con sé Emma.

E qui Vinterberg ci spiazza ancora: altro cambio di registro. Eppure, per quanto il film sia imperfetto in questo continuo accumulo di significati e sembri voler smentire se stesso, questo ne è anche il pregio. Le emozioni sono vere – Vinterberg ha vissuto davvero in una comune per qualche anno, da ragazzo – soprattutto quelle della gioia e della gelosia, e proprio quest’ultimo sentimento alla fine diventa un piccolo inferno privato in cui quella capacità di trasportare i suoni che aveva reso la casa il posto giusto in cui vivere, cospira tremendamente contro chi soffre. Il personaggio di Anna (Trine Dyrholm, Orso d’argento a Berlino per questa interpretazione) è un esempio di bellezza morale, anche e soprattutto perché paga con dignità il prezzo più salato in nome delle sue idee solidali mai sbandierate, limpide come i suoi occhi blu attraverso gli atteggiamenti e le azioni.