Il conversatore costruttivo è un negoziatore, un interprete e un esploratore. “Il tutto è qualcosa di più della somma delle parti”. Con il confronto basato sulla condivisione leale e senza pregiudizi ci si arricchisce tutti, singolarmente e per il Bene comune.


Torna il Metro Elettro Convegno. Dopo Danza, Finanza, Musica elettronica, Poesia e Ingegneria ambientale si parla di Medicina — nella sua accezione più ampia, che abbraccia anche la sfera socio-sanitaria e tanti altri ambiti, ivi compresi l’economia, l’ambiente, l’arte e la letteratura, fino a parlare di Salute globale — e della giusta misura per affrontare un mondo così complesso e interdipendente, che non è la ricerca della «metrica comune». Il Dirigente medico Bice Previtera ci spiega cos’è, come funziona e perché è così importante la conversazione costruttiva.

La conversazione costruttiva

di Bice Previtera

«Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare»
(Michel Foucault)

Per far fronte alla crisi e aprire una nuova era “della responsabilità”, oltre alle misure di tipo tecnico e di breve periodo, occorre allora avviare un processo di profonda riflessione e di riforme, percorrendo vie creative e realistiche, tendenti a valorizzare gli aspetti positivi delle Istituzioni e dei fora già esistenti, perché questa crisi che stiamo vivendo non è solo la fine del mondo di prima, è anche una straordinaria opportunità per ricostruire un mondo di dopo, a condizione, tuttavia, di non sbagliarsi sui pericoli, le sfide e le opportunità che ci attendono [efn_note]Biancheri F.: World crisis – The Path to the World Afterwards. Edizioni Anticipolis, 2010.[/efn_note].
È necessario colmare il divario presente tra formazione etica e preparazione tecnica, evidenziando in particolar modo l’ineludibile sinergia tra i due piani della praxis e della poièsis. Liberando l’immaginazione, l’uomo libera la sua esistenza. Mediante un impegno di immaginazione comunitaria è possibile trasformare non solo le Istituzioni ma anche gli stili di vita e suscitare un avvenire migliore per tutti i popoli.

Metodi/Azioni

La tecnologia avanzata, da applicare all’amministrazione fino a giungere alla connected health, svolgendo un ruolo di catalizzatore per nuovi modelli organizzativi, può avere grande influenza sui futuri sistemi sanitari, sia nel campo della promozione della salute che nel settore dell’assistenza a lungo termine.
Si fa riferimento al modello multidimensionale dei livelli di realtà osservati scientificamente[efn_note]Giarelli G.: Il malessere della medicina. Un confronto internazionale. Franco Angeli Editore, Milano, 2003.[/efn_note], che assume come punto fondamentale il “paradigma connessionista”: passando da sistemi meno complessi a sistemi sempre più complessi, è indispensabile disporre di strumenti adeguati alla crescente complessità; ricordando che “il tutto è qualcosa di più della somma delle parti” e utilizzando un linguaggio condiviso, unitario, frutto della crescita del gruppo che lavora in rete, si raggiunge il traguardo della transdisciplinarietà.



Fig. 1 – Modello multidimensionale dei livelli di realtà osservati scientificamente2

Negli ultimi anni l’aspirazione è stata quella secondo la quale la politica per la salute dovesse essere “basata sull’evidenza”. Tuttavia la politica non è solo il prodotto dei dati. Essa emerge dall’interazione di gruppo. In questo, la luce dell’evidenza e della ragione viene inevitabilmente deviata attraverso il prisma dei valori, delle preferenze, delle emozioni, dell’intelletto e della personalità di tutti gli individui che ne prendono parte.
Il termine conversazione implica molto di più che “parlare insieme”. La definizione riportata dal dizionario della lingua inglese Oxford English Dictionary si riferisce ad “avere trattative con altri”, a “vivere insieme” e anche a “società” e “intimità”.
Il conversatore costruttivo è un negoziatore, un interprete e un esploratore. Il termine conversazione costruttiva è stato coniato durante la Conferenza di Madrid del 2004 da Ilona Kickbusch, Direttore del Global Health Programme al Graduate Institute of International and Development Studies di Givevra, rinomata nella sua carriera all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Università di Yale per i suoi contributi alla innovazione in sanità pubblica, salute globale e diplomazia della salute.
Come può la conversazione costruttiva prendere il posto delle pressioni partigiane e dell’argomentazione che, più che essere basata sulla verità, mira a conseguire con poco scrupolo la vittoria? Oppure, se non prenderne il posto, permettere la solidarietà e l’efficienza morale nella scelta delle politiche e dei loro scopi?
I membri dei workshop, intesi come laboratorio, sono sia autoselezionati sia condotti insieme sulla base di valutazioni in merito alla loro personale idoneità al tema e all’impegno, il compito in mano. Essi interagiscono socialmente, nel senso che i loro valori e pregiudizi personali sono vicini alla superficie delle loro deliberazioni e questo legittimamente. I partecipanti ai workshop sono incoraggiati a esplorare e definire i paradossi che abbondano e a esaminarli, in termini dei princìpi e dei valori che i membri individuali portano al tavolo. Conseguentemente, i valori predominanti espressi sono verosimilmente quelli liberali e permissivi della beneficenza, della scelta e dell’appoggio morale. L’intento del gruppi di lavoro è produrre buon senso e riflessione.
La conversazione costruttiva richiederà qualcosa di più aperto e flessibile rispetto alle regole implicate nel comitato, l’arena nella quale la maggior parte della politica per la salute viene effettuata. I partecipanti al modello di democrazia deliberativa sono chiamati ad agire senza alcuna opinione predeterminata. L’idea è che la discussione in sé e gli argomenti messi in evidenza contribuiscano a rifoggiare le preferenze e che, dopo una discussione siffatta, sia possibile ottenere una cooperazione che includa la maggioranza ampia.

Risultati

I comitati sono legati da convenzioni e regole che dettano il ritmo delle agende, chi deve parlare e quando, come le decisioni debbano essere proposte, rivendicate, ottenute e messe a verbale. Non vi sono regole di ingaggio così generalmente riconosciute nel caso della conversazione costruttiva.
Marinker suggerisce che possa essere utile addurre alcune massime per guidarci attraverso il discorso politico e offrire una lista di massime per critiche, miglioramenti ed espansioni[efn_note]Marinker M.: Health policy and the constructive conversationalist. In: Marinker M. (ed) “Constructive conversations about health: policy and values”. Radcliffe Publishing, Oxford, 2006. http://www.radcliffe-oxford.com/books/samplechapter/0339/01-marinker-77a77200rdz.pdf[/efn_note].

1. Ricercare le dimensioni assenti
La cornice di Madrid cerca di rendere espliciti sia la “interconnessione con” che i “conflitti entro e tra” tutte le sue dimensioni. Le discussioni che abitualmente evitano l’una o l’altra dimensione possono suggerire un inconscio o addirittura un deliberato atto dell’evitare da parte dei decisori politici. Una tale persistente assenza di risultati può anche suggerire che il gruppo politico manchi di individui con la rilevante abilità professionale o la motivazione, così che l’equilibrio della discussione nel gruppo diviene costituzionalmente distorto.

2. Resistere alla “cattura dei portatori di interesse”
Le discussioni sono inevitabilmente guidate dagli imperativi professionali o politici o corporativi dei partecipanti. La conversazione costruttiva richiede la moderazione di tali interessi propri o della argomentazione che, più che essere basata sulla verità, mira a conseguire con poco scrupolo la vittoria e la validità della discussione può essere testata dal livello al quale i partecipanti sono preparati a parlare in disaccordo rispetto alla loro supposta partigianeria.

3. Aspettarsi l’imprevisto
Le politiche crescono, evolvono, si adattano ai cambiamenti delle circostanze, sono mandate fuori corso dagli eventi, sono capaci di adattarsi a esplorare e sfruttare nicchie ecologiche nel sistema della salute. L’incertezza è l’unica certezza. Non c’è posto per il conversatore costruttivo in un discorso basato sulla finzione secondo la quale ogni effetto può essere il prodotto precisamente predetto di una particolare causa.

4. Stare in guardia verso asserzioni di una metrica comune
Non si può fare un confronto quantitativo fra un dolce di latte e uova simile alla crema e i giorni di martedì. Aristotele dipinge la scelta come una qualità basata sulla selezione fra beni eterogenei. Conseguentemente, si dovrebbe resistere alle seguenti asserzioni. In primo luogo, l’opinione per cui in ogni situazione di scelta c’è un valore comune a tutte le alternative e che esso varia solo nella quantità. Secondariamente, l’affermazione secondo la quale in tutte le alternative esiste una sola metrica e sempre la stessa. In terzo luogo, che i “mezzi” hanno valore solo in relazione alle conseguenze favorevoli, i “fini”, che essi producono. Quarto, il mito di una metrica comune in tutte le cose appartenenti al fine ultimo, nel nostro caso la “salute” o l’“equità” e così via.

5. Non credere de fide ad asserzioni di superiorità morale
La maggior parte delle dimensioni implicano posizioni etiche. Queste sono sovente “giocate” nel corso del dibattito come se “equità” o “scelta” o “evidenza” e così via fossero un asso di briscola in un gioco di carte politico. A tali asserzioni di superiorità morale è duro resistere, ma esse dovrebbero essere obiettate.

6. Scansare il consenso facile
Il consenso può essere il comune denominatore dell’accordo fra i decisori politici e i portatori di interesse. La ricerca di questo indebolisce un dibattito vigoroso e la sfida. Bisogna sempre ricordare le complessità, i conflitti intradimensionali e quelli interdimensionali fra beni quali la “salute” o la “sostenibilità” o la “democrazia”. I tentativi di ottenere un facile consenso mediante la semplificazione dei reali conflitti e paradossi oscurano la necessità di scelte politiche forti. Non esiste consenso senza sconfitta. Questo dovrebbe essere affrontato e il costo messo in conto.

7. Considerare le proprie metafore
Le varie metafore che noi usiamo implicano fini, significati e culture differenti. È importante sapere a quali metafore adattiamo le nostre politiche. Se esse appaiono inappropriate ai compiti, noi possiamo cercare di cambiarle, di operare in immaginazioni alternative. In letteratura mescolare le metafore è giudicato un vizio; nella conversazione costruttiva sulla salute può essere una virtù.

Conclusioni

La collettività ha un significato: amplifica le potenzialità del singolo e consente di osare in maniera maggiore rispetto a un semplice individuo. Il lavoro congiunto porta a incidere maggiormente su chi detiene il potere decisionale, come espressione di governance partecipata, attraverso lo studio della programmazione e attuazione delle politiche con il coinvolgimento di attori pubblici e privati che interagiscono con l’obiettivo di influenzare i risultati e gli impatti di politiche e programmi. È un processo con il quale collettivamente vengono risolti i problemi rispondendo ai bisogni della società. Con il confronto basato sulla condivisione leale e  senza pregiudizi ci si arricchisce tutti, singolarmente e per il Bene comune.

Solo così si può parlare di democrazia.


Bibliografia

Il testo è tratto da:

Riferimenti