Immagine presa dal sito: http://www.isamantova.it/Vetrina/150unita/1.htm
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Ciao a tutti, sono la nipote tossica del garibaldino che arrivò a liberare Palermo dai cornuti di allora tanti anni fa, ma proprio una vita fa. Ora non mi chiedere quanti anni fa esattamente, perché non me lo ricordo, perché sono tossica e non professoressa di storia e filosofia, e di studiare non mi è mai piaciuto niente niente, e soprattutto, te l’ho appena detto, sono molto tossica, e ora devo andare a prendere il bicchierino, cioè lo sciroppo, sì, lo sciroppo al metadone, e lì, davanti al portone dell’ospedale civico, dove ci danno il bicchierino, al centro di concentramento per noi tossici, c’è sempre un bordello da impazzire, che sembra, alla fine, che da un momento all’altro gli infermieri gran pezzi di arrusi di merda ci rimandano tutti a casa a colpi di tubo di gomma di catena e bestemmie porco qui, puttana lì, così non ci resta che andare a grattare dove ci capita, tabaccai, gommisti, marchettari, sucaminchia, sucaminchia a tradimento, giusto l’incasso della giornata o magari a vendere la collanina del battesimo, quella con la Madonna di Pompei o il segno zodiacale: ariete, toro, leone, capricorno, arruso, arrusa, pompinara. Io, fino all’altro giorno, andavo a trovare dei miei parenti parrucchieri al negozio in via Dante, mi mettevo lì mentre quelli facevano le tinte, le messe in piega e facevo finta di leggere le riviste, che “si dice a casa? Che è ancora viva tua madre, non è ancora morta?”, mi chiedeva intanto la cugina parrucchiera di mia madre, e io: “Niente, si è rotta l’autoclave, niente s’è intasato il pozzo nero, niente: non si capisce bene se la macchia che c’è in bagno è umidità oppure condensa… Niente, pure io penso che sarebbe meglio se magari morissse”, soprattutto questa storia dell’umidità e della condensa portava tutto il negozio a fermare le shampiste per prendere parte alla discussione, pure quelle signore con la testa dentro al casco e l’ovatta nelle orecchie volevano partecipare, io a quel punto buttavo le mano dentro il cassetto della cassa, afferravo i soldi, li infilavo dentro la prima rivista, tipo “Chi”, che mi capitava a tiro, tipo quella con la faccia di Gianno Morando o Lady Caca in copertina, e me ne scappavo. E mentre scappavo pensavo: vuoi vedere che quando i miei lo sapranno diranno: che figura di merda, se solo quelli dell’istituto di “Storia Patria”, sì, quelli che stanno a piazza San Domenico, dovessero immaginare che la nipote di un loro garibaldino è una tossica arrusa e ladra, che figura di merda ci facciamo tutti?

Loro pensavano così, e io intanto andavo a comprarmi la roba a Ballarò, e pure lì, davanti  a casa del pusher, era uno spettacolo che non vi dico. C’ero io, cioè la nipote del tenente garibaldino, perché ora ci penso era proprio tenente l’antenato, poi c’era Ciccio Cazzo che era figlio di un professore universitario, e infatti il padre ogni volta che dava un 18, al momento di firmare il libretto, si sentiva sempre rispondere: “Ma lei lo sa che quel drogato suo figlio mi deve centomila lire, lo sa o glielo devo dire io?” E a quel punto, il padre prof di Ciccio Cazzo, si sentiva morire per la malafigura e diceva: “Va bene, allora facciamo 24, va bene, signorina?”. E la studentessa, di rimando: “No, 28, professore!” E alla fine era un 30. Poi c’era ancora altri drogati, alcuni di Bonagia altri di Falsomiele, altri ancora di Partanna Mondello, talmente drogati che si riconoscevano a distanza, veri incubi per le loro famiglie, di quelli che quotidianamente fanno veri ricatti da drogati ai genitori, del tipo che arrivano a casa e dicono: “Papà, mamà, se non mi comprate il motore io divento ancora più drogato, ci divento a mille, drogato special!” E i genitori: “Senti, adesso basta, poi ne parliamo, che ora c’è la partita del Palermo contro la Fermana”. A questo punto i figli, offesi, perché come si offende un drogato non si offende nessuno: “Ah, sì, allora sai che ti dico? Se tu mi rispondi così allora io divento drogato ancora più drogato al cubo e ti piscio pure sul tappetino di casa e dell’auto!” E così si alimenta l’incremento dei drogati e del drogatismo, e pure la fila di quelli fissi al centro di igiene mentale dove ti danno appunto il bicchierino di metadone. Ecco questa la mia condizione.

Un giorno con altri quattro drogati, ma drogati veri garantiti, no drogati tasci da erba e basta, decidiamo di andarcene a Sferracavallo allora uno dice: “Ma come cazzo ci andiamo a Sferracavallo?” E l’altro: “Già, come ci andiamo? Facciamo che ci andiamo con il motore, dai”.Il motore però, nel frattempo, come sappiamo, non c’era perché non era stato ancora comperato, e allora un altro drogato, uno che era tascio davvero forte, e allo stesso tempo pieno di parenti con i vestiti coi pizzi, dice così: “Ci sta mio cugino, quello che studia sempre estimo, perché diversamente da noi non vuole diventare drogato ma geometra aziendale, andiamo tipo da lui e ci prendiamo il suo motore!” E così abbiamo fatto, ce lo siamo preso. Siamo andati a casa del cugino dell’amico drogato e quello, lui che studiava sempre, si è affacciato alla finestra in maniche di camicia azzurra proprio da studente di estimo e logaritmi, e ha detto “Che cazzo volete, eh, brutti drogati? Poi si è accorto che c’ero pure io e ha aggiunto: “Ma è vero che tra di voi c’è pure la drogata nipote dell’eroe garibaldino?” Sì, eccola, ha detto un altro di noi. E lo studente: “Mica volete andarvene subito a fare in culo? Che io devo studiare estimo!” E allora noi, i drogati: “Ci devi dare il tuo Kawasaki che vogliamo andare a Sferracavallo a comprare una busta”. E lui: “La mia Kawasaki ve la potere sognare, dovete andare tutti a sucare, e ora andatevene pure a fare in culo che devo studiare estimo visto che c’ho l’esame presto”. E ancora diceva di portare rispetto al suo Kawasaki, e così ha chiuso la finestra. Noi a quel punto abbiamo detto: ma guarda che pezzo di sucaminchia è questo che non solo studia estimo, ma non ci dà neppure il suo Kawasaki, sai che ti dico? Ce lo prendiamo lo stesso, e così abbiamo preso un piede di porco e siamo entrati nel suo garage e siamo scappati con il suo Kawasaki. Lui ce l’aveva davvero la Kawasaki, mica come quell’altro, Duilio, che diceva sempre: ora mia madre mi compra la Kawasaki… E certuni gli rispondevano: sì, tua madre ti compra una ciolla e tu ci scrivi sopra Kawasaki…

Con il Kawasaki 500 di quel sucaminchia abbiamo deciso di andare a Sferracavallo e così ci siamo avviati tutti contenti, tutti drogati, tutti a pensare alle buste che avremmo trovato lì, però all’altezza di Cardillo, neppure il tempo di arrivare a Tommaso Natale, dove c’è una chiesa con un campanile con tre croci è successo che c’è stato un incidente proprio con quel cazzo di Kawasaki, e così sono morta. No, non sono morta subito, prima è  arrivata l’ambulanza di Villa Sofia da dove sono scesi due infermieri che subito, vedendomi a terra, hanno detto: “Minchia, guarda chi c’è, c’è la drogata nipote delle garibaldino eroe, quello che ha il monumento a Bolognetta, accanto alla pizzeria!” E mi hanno raccolta viva dicendo, no, non è morta è ancora viva…. E infatti mi hanno portata a Villa Sofia, a villa Sofia ci stava un medico pazzo che invece di fare il medico voleva fare l’attore e diceva d’essere attore e diceva pure di avere recitato da giovane insieme a Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, questo medico pazzo invasato, quando si è visto davanti sulla barella la nipote dell’eroe non ci ha capito più niente, e ha cominciato a recitare vestito da Garibaldi, e intanto che recitava è salito sul tetto del pronto soccorso e si è messo a urlare “Nino, domani a Palermo!” Tanto che tutti i malati in pigiama e le vestaglie si sono affacciati e hanno sollevato al cielo i cateteri e le bottiglie delle flebo e pure quelli con le braccia bloccate dalle “dessault” hanno preso a muovere gli occhi, visto che il braccio era prigioniero della fascia, nel frattempo, io, la nipote drogata dell’eroe garibaldino morivo, e così è andata a finire la situazione, che mi hanno fatto morire.

A quel punto io aspettavo un funerale normale con sopra scritto sul necrologio è morto un drogato e invece no, anche da morta è uscito un articolo dove dicevano pensa, è morta la nipote dell’eroe garibaldino che con altri 999 era venuto a liberare la nostra città, e adesso, se diventa drogata anche la nipote dell’eroe, per Palermo non c’è più speranza, è come se dopo un incidente con la macchina non puoi recuperare neppure le ruote, ecco proprio così è andata alla povera drogata. Sulla mia tomba ci ho voluto scritto un grandissimo Suca tutto d’oro sollevato dagli angeli, e non dagli infermieri, no, dagli infamoni.

Fulvio Abbate


 

Il racconto di Fulvio Abbate fa parte del numero 19 di Argo, un numero magico che darà vita a un nuovo romanzo collettivo d’esplorazione. Scopri l’origine dell’avventura e leggi le puntate precedenti qui