Infanzia resa di Sebastiano Aglieco (Il Leggio, 2018) è una raccolta di versi che mette in atto una forma di resistenza

La sensazione che si avverte leggendo Infanzia resa, la raccolta in versi di Sebastiano Aglieco uscita nel 2018 per Il Leggio – Libreria Editrice (collana Radici diretta da Gabriela Fantato) è quella di trovarsi immersi in qualcosa di pulsante, dovuto, atteso come una promessa.

Aglieco è un maestro di scuola elementare che attraverso la sua poesia mette in atto una forma di resistenza, per rendere giustizia a quel periodo della vita sul quale edifichiamo il nostro essere donne o uomini, riconoscendone però raramente la natura di fondamenta.
I suoi versi chiedono di preservare questo ‘tempo sacro, dai sei agli undici anni, quando la fanciullezza fiorisce per trasformarsi in adolescenza; chiedono di resistere in qualche modo alla contaminazione del mondo e della Storia, che ci obbligano a diventare adulti.
Un clima di allerta, che pervade tutta l’opera, si insinua nel pensiero dell’adulto che legge, della madre e del padre, di chi sente la responsabilità verso coloro che abiteranno il mondo dopo di noi. I versi hanno un respiro corto, portano l’urgenza e la consapevolezza della fragilità, della necessità di agire, di dire, di pensare che non ci può essere pace fuori da questo spazio, e forse neanche dentro, ma i bambini vanno protetti: «Il canto di una classe dietro ai vetri/ interroga tutti i nostri destini.»
Il componimento che apre il libro, intitolato Irruzione, è emblematico per questa azione di resistenza – oltre che nato da un’incredibile vicenda di vita scolastica-, dichiara subito la posizione del maestro, ne mette in luce la forza e la preoccupazione per ciò che può arrivare: «Andate via./ Questo è lo spazio sacro dell’infanzia/ qui si fermano le prime parole del mondo/ qui si beve l’acqua buona della festa della vita.»
Infanzia resa mette dunque in versi la quotidiana battaglia che un poeta/maestro porta avanti tra le pareti della scuola e il suo spazio di riflessione, una lotta per la parola nascosta nelle parole, per la ricerca del nome, per tramandare il segreto della meraviglia, nel bene e nel male, ma sempre con profonda e assoluta serietà: «Non baro/ voglio che capiate il dolore degli altri/ che sia amato e custodito/ nell’attesa del vostro vero nome./ Riportate la parola al suo stupore!».
E questa battaglia si combatte per loro e accanto a loro che abitano l’infanzia, che sono rivelazione dimenticata da chi troppo spesso guarda dall’alto o solo ad altezza d’uomo, senza vedere, senza stupirsi: «Non ho da dire altro ai poeti:/ guardate qui, nudi, davanti al petto dei bambini.»
Lo sguardo dal basso di questo fratello nel mondo, la sua prospettiva terrena rinvigorisce il verso ad ogni poesia, rendendo più solida e appassionata la sua voce: «Se scrivo, ora, è perché sento questa voce/ necessaria, necessaria per me, e questo basta./ Non so niente dei poeti, della poesia/ so solo del tempo bruciato nelle mie parole/ l’istante velocissimo in cui ogni cosa è/ splendente […].»
La responsabilità passa attraverso la parola, è nella parola stessa e questo il poeta lo sa molto bene, perciò affina le sue armi, e si muove alla ricerca del verbo vero e giusto, da consegnare ai bambini proprio nello spazio della scuola. Scrive nella poesia Animae, con un attacco commovente: «Ci sono momenti in cui vi amo veramente» e poi si entra in quel mondo magico – oggi fin troppo umiliato- in cui adulti e bambini si mettono in gioco nel processo di crescita, per entrambi, di educazione e di maturazione, che chiede ai piccoli di diventare grandi e viceversa, per mettersi alla pari, per metterci le mani in questa cosa che si chiama vita; come rappresenta la bella immagine di copertina, dove le mani dai bambini impastano la materia: «sono la polvere che sarà tutto il vostro inverno/ io e voi, in un giorno qualsiasi dell’anno.»
Crescere è combattere insieme ogni giorno, con il cambiamento, con le idee, con le prove e con le lacrime; è scendere nell’arena e scontrarsi con le trasformazioni, accettare che i ramoscelli diventino alberi, abbandonare un po’ di se stessi, staccarsi, allontanarsi.
L’energia che attraversa il libro, con una straordinaria tensione che non ha momenti di cedimento, sta nella convinzione dell’autore che «non può esistere poesia senza tensione etica», e che «alla poesia serve anche il battesimo dell’esperienza forte, che non è da intendere come esperienza estrema». Per questo – spiega Sebastiano Aglieco rispondendo alle Otto domande poste a conclusione del libro – «Chi scrive, oggi, deve trovare in se stesso il luogo più duro e doloroso per scrivere».
Leggendo questa raccolta non riesco a non pensare al libro di Cormac McCarthy, La strada: qui padre e figlio viaggiano attraverso un mondo ridotto in cenere in direzione dell’oceano, dove l’angoscia e il nulla infestano ogni passo. Ma loro se la caveranno: a loro non succederà niente di male, perché… portano il fuoco. Portare il fuoco, nell’Infanzia resa, è portare la parola segreta che riguarda l’amore, nonostante la strada sia faticosa e piena di insidie, brutture, ferite. Il poeta porta avanti la sua parola segreta, e insieme il segreto della parola poetica: «io vi amo nel bilico del mondo/ nel sogno di salvarvi tutti da un corpo offeso/ sono qui: pasto che rigenera la/ vita dei rovi, dopo i fiori, i frutti.»
Infine, un senso di sacralità abbraccia il tempo e lo spazio dei fanciulli, accanto all’urgenza di illuminare per loro il futuro – la funzione del fuoco, appunto – e una preghiera per l’eternità.
Quale mistero racchiude l’infanzia? Quale stupore accompagna gli occhi del maestro che sanno farsi ancora occhi di bambino? Con quale coraggio l’adulto prende la mano del bambino per procedere insieme nel domani, nell’ignoto, nella Storia?
Tutto questo filtra tra i versi potenti che sanno dire la paura, il pianto, la commozione di questo Capitano che fa nascere la sua scrittura, prima ancora che diventi poesia, «dal rapporto che sempre i poeti dovrebbero mantenere con l’origine e con i bambini».

 

 

MATTINALE

Vi precedo, tutti i giorni
nell’attesa di un tempo più giusto
allineo i vostri nomi custoditi negli zaini
appesi per la testa come il vino dell’attesa.

Voi mi cerchiate, alle dodici e mezza di
ogni giorno, serrate le porte dei grandi
invocate con gli occhi che rimangano qui le effigi:
la sciarpa bianca e il mio cappotto lungo di secoli
sono la polvere che sarà̀ tutto il vostro inverno
io e voi, in un giorno qualsiasi dell’anno.

 

*

 

Maestro, cosa succedeva quando non c’ero ancora?
E perché́ Dio, se è vita, fa morire le persone?

 

LA PAROLA NASCOSTA NELLE PAROLE

Oggi pretendi una lezione
ma non quella, mi dici; l’altra:
quella che ti spiego come nasce un bambino.
Io, invece, ti riporto all’analisi logica di una frase:
trova il soggetto, ora, chi siamo
veramente, ubbidienti al tempo
della resa, trova il complemento che spiega
questo invisibile guardare e arrivare del male
trova la parola nascosta nelle parole.

 

*

 

TOM: AUTORITRATTO

Io non ho vittorie
non ho nemmeno parole per nascondermi da voi.
So che la verifica verrà̀ quando il
mondo avrà̀ bruciato tutti i nostri quaderni
e dovremo toccare la luce, infine
dirla, prima di ogni certezza
quando io sarò̀ solo la parola che
vi ha portato qui, senza più̀ carne e
ossa, solo una parola per
fermarvi nel vostro tempo.

 

*

 

Oggi ho pianto davanti a voi
dalle mani chiuse sentivo le vostre voci
sussurrare: – il maestro è commosso –
mentre tutto finiva, la musica
le prove della sopravvivenza e
del perdono… perdono, ripetevo
nella mente, lasciatemi qui
apritemi alla luce nuova della terra che
si illumina di voi
del vostro breve accadere.

Poi Antonio mi ha toccato
come si tocca un uccello incatramato.

(19 maggio, rappresentazione del Flauto Magico, teatro Arcimboldi)

 

*

 

Nel pomeriggio vedo ombre strane
che circondano di reti i tuoi occhi.

*

Noi stessi siamo sogni segreti al mondo.*

 

*I versi in corsivo sono degli alunni della scuola elementare che Sebastiano Aglieco ha seguito negli ultimi anni a Milano. Molti testi scritti dai bambini nutrono le pagine di questo libro, l’autore li definisce “angeli custodi”.


Sebastiano Aglieco è nato a Sortino (SR) il 29 gennaio del 1961. Ha pubblicato i libri di poesia: Minime, Grandi Frammenti, Le Colonne d’Ercole, La tua voce, Giornata, Dolore della casa, Nella Storia, Compitu re vivi, Infanzia resa. Inoltre un volume di critica, Radici delle isole. Insegna nella scuola primaria. Compitu re vivi (miolive.wordpress.com)