Dall’Annuario di poesia 2015

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La Grecia è culla. Non vi è manifestazione artistica e del pensiero nella storia europea che non abbia radici che sfuggano, per misteriosi percorsi sotterranei come per scoperte filiazioni, alla vena del pensiero ellenico. In questo senso è difficile, almeno nello spirito, immaginarci una Grecia estranea al progetto di un’Europa affratellata e solidale nelle questioni economiche e politiche come in quelle civili e culturali; eppure, le urgenze economiche e politiche dell’Unione Europea, connesse alla così detta crisi del debito e alla presunta necessità di una sua ristrutturazione, hanno portato a mettere in secondo piano gli aspetti della fratellanza e dell’identità spirituale a favore di questioni pratiche e impellenti. Abbiamo imparato a vedere la Grecia con occhi differenti, a definirla un malato bisognoso di cura, un soggetto da mettere sotto sorveglianza, un cattivo pagatore. Per il civis europeo la Grecia è un dilemma di natura economica, un problema di insolvenza, ma sotto altra prospettiva un’opportunità di ripensare un modello economico di sviluppo, soprattutto a seguito delle elezioni politiche del gennaio 2015 che hanno visto affermarsi Alexis Tsipras. Dietro tutto ciò vi sono la vicenda di un Paese e l’esperienza di un popolo che sta vivendo un dramma sociale, ma anche sperimentando la possibilità di un modello di rinascita, attraverso l’adozione di sistemi di sviluppo che mettano la centralità dell’essere umano e dei suoi bisogni davanti ai tecnicismi finanziari e bancari. Si tratta di una scelta politica e culturale prima ancora che economica, i cui riflessi sul sistema europeo tengono con il fiato sospeso banche e istituzioni, e sulla cui effettiva possibilità ci si interroga. Ciò che qui interessa, tuttavia, è la prospettiva interna, il punto di vista dei greci, i quali vivono la crisi (dal verbo krino che in greco antico vuol dire discernere, valutare in una prospettiva di cambiamento, senza una necessaria accezione negativa), la sopportano e ne intravedono sviluppi e vie d’uscita. Nelle pagine che seguono si è data la parola a quattro poeti, di generazioni ed estrazioni diverse, nella convinzione che la poesia abbia la capacità di sintetizzare emozione, pensiero, desiderio, paura, speranza. La presente antologia, con tutti i limiti di spazio e scelta che si possono immaginare, risponde alla seguente domanda: come interpretano i poeti ellenici attraverso i loro versi l’attuale realtà politica e sociale della Grecia? Si è lasciata agli autori amplissima libertà di scelta dei testi, affidando loro il compito di immergere il termometro della parola nella complessità della vicenda greca.
Stamatis Polenakis (1970) è poeta visionario, capace di creare parallelismi fra la contemporaneità e le tragedie dell’Europa del secolo scorso, il nazismo, le purghe staliniane. Il poeta è ogni uomo, è solo e insieme è tutti, è «uno che tiene una lampada/in una casa deserta», offrendo il quadro drammatico di una solitudine e di un’agonia senza rimedio.
Yiorgos Chouliaras (1951), forse il più sperimentale dei quattro, si affida a un codice frammentato, privo di punteggiatura, dal quale emergono istantanee di privazioni e rottura, di balletti esplosivi nei quali si consumano i drammi di una gioventù (soldati morti, adolescenti impazienti) alle prese con un futuro che non esiste. La realtà ha un andamento circolare, come una lettera che sempre torna al suo destinatario, tutto viene trasfigurato nel cabaret della storia.
Di diverso tenore è la poesia di Hatto Fisher (1945) filosofo ellenico di adozione che scrive in inglese, i cui testi si richiamano alla grande tradizione greca del Novecento, attraverso una chiarezza del dettato affidata a immagini di una incandescenza naturale. Si veda il testo il cieco, dove un vecchio privo di vista si muove sicuro e sempre sorridente nei vicoli della città fra una folla inquieta, quasi indicando la via di casa come un acquietato Tiresia. Qui la metafora di una Grecia accecata, ma ancora capace di trovare la via della libertà, è il segno di un possibile superamento e germe di speranza. Il segno positivo non si stempera neanche nel testo dure immagini, scritto all’indomani delle elezioni politiche del gennaio 2015, nel quale l’inquietudine di un mare in tempesta è metafora del cambiamento, del vento di protesta che spezza l’immobilismo della storia.
Katerina Anghelaki-Rooke (1939) è poetessa della natura come grande metafora del vivere e della storia. In questi testi, dove è predominante la dimensione del corpo e dei suoi limiti, la paura, il dolore, l’inabilità fisica sono metafora di un paese strangolato, soverchiato dalla paura e dall’assenza di futuro. Non vi è spazio per la passione e l’amore, eppure è in questo stato di privazione, nel quale ciò che non si ha sembra avere più valore di ciò che si possiede, che vi è spazio per la rinascita, per una riflessione che mette al centro lo spirito e la bellezza della vita.

Stamatis Polenakis – Σταματησ Πολενακησ
Traduzione di Maurizio De Rosa

Δεν ξέρω τι θα φέρει το αύριο
Δεν ξέρω τι θα φέρει το αύριο. Εγώ ο ποιητής Φερνάντο Πεσσόα
ονειρεύτηκα ότι είμαι όλοι οι άνθρωποι
που υπήρξαν, είμαι τα μάτια της μητέρας
μου σκεπασμένα με δάκρυα, είμαι οι χιλιάδες
νεκροί του σεισμού της Λισσαβόνας και ένα
άρρωστο σκυλί που τριγυρνά στα ερείπια.
Είμαι ο Ρικάρντο Ρέις, ο Μπερνάρντο
Σουάρες και τόσοι ακόμα που τους ξεχνώ.
Είμαι κάποιος που κρατά μια λάμπα σ’ ένα
έρημο σπίτι.
Κάποιος άλλος, όχι εγώ, αγωνιά ολομόναχος
στο κρεβάτι ενός νοσοκομείου -I know not
what tomorrow will bring- Σήμερα είμαι
απλώς ένας άνθρωπος που πεθαίνει.

Non so cosa porterà il domani

Non so cosa porterà il domani.
Io il poeta Fernando Pessoa
ho sognato di essere tutti gli uomini
che sono stati, gli occhi di mia madre
velati di lacrime, le migliaia
di vittime del terremoto di Lisbona e un
cane macilento che si aggira tra le macerie.
E Ricardo Reis, Bernardo
Soares e molti altri ancora che non ricordo.
Uno che regge una lampada
in una casa deserta.
Qualcun altro, non io, agonizza da
solo in un letto di ospedale – I know
not what tomorrow will bring – Oggi
sono soltanto un uomo che muore.

Nota:
Reis e Soares sono due degli eteronimi adottati dal poeta portoghese Fernando Pessoa (1888-1935). Il titolo si riferisce alle ultime parole, in inglese, scritte da Pessoa in un ospedale di Lisbona il giorno prima di morire.

Απο το χαμενο ημερολογιο του Βσεβολοντ Μεγιερχολντ

Αν μοναδική αλήθεια της ζωής μου υπήρξε
το ψέμα του θεάτρου τότε είμαι πράγματι
ένοχος. Αλλά δεν είμαι τρελός, σύντροφοι.
Γνωρίζω ήδη καλά τα βήματα των φρουρών
στο προαύλιο της φυλακής και αυτόν τον
προβολέα πάνω στο πρόσωπό
μου και τον γδούπο των σωμάτων που
πέφτουν μέσα στη νύχτα και τον ξερό ήχο
των τσεκουριών στο απέναντι δάσος.
Ξέρω καλά τι σημαίνουν όλα αυτά.
Είναι όλα τόσο παλιά όσο και ο κόσμος.
Τώρα καταδικάστε με αφού δεν βλέπω
μπροστά μου τίποτε άλλο από μαύρους
τοίχους. Πάει καιρός που δεν μπορώ
πια να ξεχωρίσω την πραγματικότητα
απ’ το όνειρο, αλλά δεν είμαι τρελός,
σύντροφοι.
Η ωραία λευκοντυμένη γυναίκα που πέφτει
κάθε βράδυ στις γραμμές του τραίνου
ονομάζεται, νομίζω, Άννα Καρένινα.

Dal diario perduto di Vsevolod Meyerhold

Se l’unica verità della mia vita fu
la menzogna del teatro allora sì, sono
colpevole. Ma pazzo no, compagni.
Ho già imparato a conoscere i passi delle guardie
nel cortile della prigione
e il riflettore puntato sul mio
volto e il tonfo dei corpi che
cadono nella notte e lo schianto secco
delle scuri nel bosco antistante.
So bene che cosa vogliono dire.
Sono cose vecchie come il mondo.
E adesso condannatemi giacché davanti a me
altro non vedo che pareti
nere. Da molto tempo non riesco più
a distinguere la realtà
dal sogno, ma pazzo
no, compagni.
La bella signora biancovestita che si butta
ogni sera sui binari del treno
si chiama, se non sbaglio, Anna Karenina.

Nota:
Vsevolod Meyerhold (1874-1940) fu un insigne regista e attore teatrale russo e sovietico. Artista d’avanguardia, quando negli anni Trenta Stalin censurò le opere di avanguardia Meyerhold fu arrestato, torturato e condannato a morte. L’esecuzione avvenne nel 1940.

Τοπιο με χιονι

Εγκάρδιος ήταν ο φιλόσοφος μπροστά
στην ξύλινη καλύβα του στο μαύρο δάσος
κι αυτά ήταν τα τελευταία λόγια που είπε
αποχαιρετώντας τον κουρασμένο του επισκέπτη:
Μη φύγετε ακόμα, ας συνεχίσουμε όλη τη νύχτα
να μιλάμε για τον Ηράκλειτο και τον
Χαίλντερλιν, για τη ζωή και τον θάνατο, για τα
αιώνια δάκρυα
ή για το χιόνι και την ομορφιά των βουνών,
αλλά μη με ρωτήσετε ποτέ πώς ξερίζωναν
τα μαλλιά, πώς έκλεβαν τα δαχτυλίδια
από τα δάχτυλα των νεκρών
ή σε ποιο ποτάμι έριχναν τις στάχτες τους
Γιατί συνέβησαν όλα αυτά μη με
ρωτήσετε ποτέ. Ό,τι έγινε, έγινε.
Τα πάντα έχουν από καιρό ειπωθεί
κι εγώ δεν έχω να προσθέσω ούτε
μια λέξη παραπάνω.

Paesaggio con neve

Cordiale era il filosofo davanti
alla capanna di legno nel bosco oscuro
e queste furono le ultime parole che disse
congedandosi dall’esausto ospite:
Non se ne vada, continuiamo a discutere
tutta la notte di Eraclito
e di Hölderlin, della vita
e della morte, delle lacrime perpetue o
della neve e della bellezza dei monti,
ma non mi chieda come strappavano i
capelli, come sfilavano gli anelli dalle
dita dei cadaveri
o in quale fiume ne spargevano le ceneri.
Non mi chieda
perché è accaduto tutto questo. Quel che è stato è stato.
Tutto è già stato detto
e non ho da aggiungere
neanche una parola in più.

Nota:
Componimento ispirato all’incontro, avvenuto nel 1967, tra il filosofo tede-sco Martin Heidegger, il cui sostegno al nazismo è ancora oggetto di dibatti-to, e il poeta rumeno Paul Celan, di origine ebraica, i cui genitori morirono in un campo di concentramento.

Stamatis Polenakis è nato ad Atene nel 1970, dove si è laureato in regia cinematografica. Ha frequentato lezioni di cultura Ispanica presso l’Università Complutense di Madrid. È autore di cinque raccolte di versi e sue poesie sono state tradotte in inglese, fran-cese e tedesco. È anche autore di drammi teatrali presentati ad Atene. Nel 2010 il monologo L’ultimo sogno di Emily Dickinson è stato presentato alla radio pubblica della Romania. Nel 2009 è stato borsista del centro degli scrittori e dei traduttori del Baltico a Visby, in Svezia.

 

Yiorgos Chouliaras – Γιώργος Χουλιάρας
Traduzione di Emi Kochliaridou

Προσφυγες

Από την άλλη πλευρά της φωτογραφίας
γράφω για να θυμάμαι
όχι το πού και πότε αλλά ποιος

Δεν είμαι εγώ στη φωτογραφία

Τίποτε δεν μας άφησαν να
πάρουμε μαζί μας Μόνον
αυτή τη φωτογραφία

Αν τη γυρίσετε από την άλλη θα με δείτε

Εσύ είσαι στη φωτογραφία, με ρωτούν
Δεν ξέρω τι να σας πω

Rifugiati

Sul retro

della foto scrivo a ricordare a me stesso
non dove o quando, ma chi

Io non sono nella fotografia

Ci hanno lasciato nulla
da portare con noi
Solo questa fotografia

Se la tieni sottosopra mi vedrai

Sei tu nella fotografia, mi chiedono
Non so cosa dirti

Ιστοριες

Ιστορίες πολύ παλιές μας κυνηγούν ακόμη
από τόπο σε τόπο μέσα στους δρόμους
ανεβαίνοντας σκάλες και χτυπώντας
κουδούνια που συγκαλύπτουν φωνές όσων
βασανίζονται για να μη μιλήσουν
τηρώντας το απόρρητο της αλληλογραφίας
όπου ματώνουν ταχυδρομικές σφραγίδες
ενώ βουλοκέρι έσταξαν οι ίδιοι στα χείλη
απόγονοι της φυλής των ταχυδρόμων
που αεικίνητα σκυταλοδρομούν μεταφέροντας
από χέρι σε χέρι το ένα μόνον γράμμα που
κάνει τον γύρο του κόσμου για να φθάσει στον
αποδέκτη που είναι και αποστολέας πριν
προφτάσουν των γραμματοσήμων τα τοπία να
αλλάξουν εποχή

Storie

Storie troppo vecchie ci inseguono
ancora da luogo a luogo per le strade
salendo scale e suonare
campane che nascondono urla
di quelli torturati a rivelare
la riservatezza della corrispondenza
dove sigilli postali sanguinano
con cera aver sigillato le labbra
questi figli di una tribù di postini
inquieti impegnati in questo relè
di una mano in mano singola lettera
girare il mondo per raggiungere
il destinatario che è anche il mittente
prima di paesaggi sui francobolli
avere il tempo di cambiare le stagioni

Το καμπαρε

Μες στους καπνούς από τα τσιγάρα των νεκρών φαντάρων
μες στις μεταλλικές κραυγές τους βγάλτα όλα καθώς
διασταυρώνονται οι λεπίδες πλούσιων λάμψεων από
χοντρά μπριγιάν στα δάχτυλα ενός τραπεζίτη που
χειρονομεί
μέσα στα λαίμαργα βλέμματα ανυπόμονων εφήβων
που δεν αντέχουν πια και βιάζονται να γδυθεί πριν
καταστροφικά ξεσπάσει η έκρηξή τους πάνω στο
παλκοσένικο το καταφαγωμένο από τα λαμπερά
σαγόνια των ψεύτικων σουτιέν
δίνω ρυθμό στο πιο σκληρό στριπτίζ της ιστορίας
παίζοντας ασταμάτητα στα κύμβαλα των Βαλκανίων
ένα παλιό ρεφρέν των Νέγρων του Σικάγου

Il cabaret

Nel fumo di sigaretta di soldati morti nelle
loro metalliche grida rimuovere tutto come
lame di riflessi ricchi attraversano sulle dita
di un banchiere che applaude
negli sguardi affamati di adolescenti impazienti
che non ce la fanno più, esortandola a spogliarsi
prima che la loro distruttiva esplosione erutti
dappertutto sul palco polverizzato
dalle punte brillanti di falsi reggiseni
Io do ritmo allo spogliarello più duro della storia
giocando sui tamburi dei Balcani
una vecchia canzone africana di Chicago

Yiorgos Chouliaras (1951) è poeta, saggista ed autore del romanzo alfabetico anti-memoriale Dizionario di Ricordi. Sue poesie tradotte in inglese sono state pubblicate in importanti riviste letterarie e in antologie internazionali. Il suo lavoro è stato tradotto in bul-garo, cinese, croato, francese, giapponese, spagnolo e turco. Nato a Salonicco, ha studiato e lavorato in Oregon, New York, Boston, Washington DC e Dublino, prima di tornare ad Atene.

 

Hatto Fisher
Traduzione di Anna Lombardo

The blind man
for Costis, the son of Melina

He sees better than anyone else
what you feel and contemplate.
He senses with his hands
what your smile means to others.
And he gathers a lot from your voice.
Often you wonder how he moves
through the streets and still
finds his way back home
all by himself.
He seems never to be alone in
his world of constant daze.
Everyone greets and loves him
because he knows no sarcasm
and has a friendly word for
everyone, who passes by his house.
Even to a stranger, he would say,
good that you live among us,
especially when a crisis
hits us so hard that no one can see
what lies ahead. To this he adds
with a nod of his head while his
eyes search where you are standing
the thought that life is most powerful
when the vision of a common future
guides us all. He then shakes your hand
and lets you go, trusting
you will find the way alone.

Il cieco
per Costis, figlio di Melina

Vede meglio di chiunque
altro ciò che senti e contempli.
Sente con le mani
ciò che il tuo sorriso significa per gli altri
e dalla tua voce ricava molto.
Spesso ti chiedi come si
muova per le strade e trovi
poi la strada verso casa
da sé.
Sembra non stare mai da solo
nel suo mondo di continuo stordimento.
Tutti lo salutano e gli vogliono bene
perché non conosce il sarcasmo
e ha una parola amica per chiunque
passi vicino alla sua casa.
Perfino ad uno straniero, lui
direbbe, felice che stai con noi,
specialmente quando una crisi
ci colpisce così duro che nessuno può vedere
cosa c’è davanti. A questo aggiunge
con un cenno di capo mentre i suoi occhi
cercano dove tu stai in piedi
il pensiero che la vita è più potente
quando la visione di un futuro comune
guida noi tutti. Poi ti stringe la mano
e ti lascia andare, fiducioso
che tu troverai la strada da solo.

Strong images

If I could only rip apart those rocks
against which lean the winds of the seas;
they come and go at free will, but chained
to them is the magic projection of Camus’ Sisyphus
as if we live only now and then in virtual worlds
reflecting how our imagination can stretch out like
the hand of the hungry beggar for some food.
If I could only cry out loud, but am nearly drowned in silence,
the injustices in the world are like the waves created by
the large boats cutting through the water and ignoring
whatever small sized vessel might be close by, in the
way, so like the blind man I do not see far, only hear
the sounds the winds make along the shores of the island on which I
have been stranded for years by now, by now.

Dusk writes with a pen the things to be remembered
for tomorrow will be another rough day with many tasks
left incomplete since most of the people have left the city
in preference for another way of life, and in being abandoned,
I walk alone through empty streets and hear only my footsteps
like the lost sounds of by-gone times curling now around lamp posts
as if paper wishing not to be carried away by the winds, the winds.

Step by step I scale the stairs till up at the top I find an answer
to what I have been searching for all along. It is the news of elections in
a far away land near the Aegean sea which has undertaken it
to try a different way while leaving uncertain what shall be questioned first.
Metallic is the sound of change when women hit on their pots out of protest.
It is no longer just the winds which are making the sounds of change.
Swept along the streets are now newspapers screaming out the news
of today.

Faded into history are shades of those days when it was not a beco-ming to exist.
Time and again, news are a reminder of the precarious nature of life itself.
Swept along are also the memories which flow down the stairs like wine.

Dure immagini

Se solo potessi fare a pezzi queste rocce
contro cui i venti del mare si inclinano;
loro vanno e vengono a piacimento, ma a loro
incatenata è la proiezione magica del Sisifo di Camus
come se vivessimo solo ogni tanto in mondi virtuali
che riflettono come può estendersi la nostra
immaginazione come mano d’affamato in cerca di cibo.

Se potessi soltanto urlare, ma quasi annego in silenzio,
le ingiustizie nel mondo come onde provocate
da grandi barche che tagliano l’acqua e ignorano
qualsiasi piccola imbarcazione che possa essere attorno,
attorno, come un cieco io non vedo lontano, solo ascolto
il rumore dei venti lungo le coste dell’isola
su cui sono rimasto arenato da anni ormai, ormai.

Il crepuscolo scrive con una penna le cose da ricordare
perché domani sarà un altro duro giorno con molti compiti
rimasti da fare da quando la maggior parte della gente ha abbandonato la città
preferendo un’altra vita, e abbandonato,
io da solo cammino per le strade vuote e ascolto solo i miei passi
come suoni persi di tempi andati che si arricciano ora attorno ai lampioni
come se la carta desiderasse di non essere trasportata via dai venti, i venti.

Passo dopo passo salgo le scale finché in cima trovo una risposta a
ciò che ho da sempre cercato. Sono le notizie di elezioni
in un paese lontano vicino al mare Egeo che si è impegnato
a cercare un modo diverso rimanendo incerto cosa dovrebbe interrogare per primo.
Metallico è il suono del cambiamento quando le donne protestano fuori battendo
pentole. Non sono solo i venti ora a suonare il cambiamento.
Spazzati lungo le strade sono ora i giornali che strepitano le notizie del giorno.
Sbiadite nella storia sono le ombre di quei giorni quando esistere non era divenire.
Ancora tempo, le notizie sono un promemoria della natura precaria della vita stessa.
Spazzate sono anche le memorie che cadono morbide dalle scale come vino.

Freedom
in memory of Ritsos

When no money is earned
and the risk ever greater to
come home very late to a
wife just nagging, then
sole freedom may be to
live ones own craziness
like Ritsos’ pottery man
who stopped coming home
but stayed instead in his shack,
and while running around with
but a simple loin clothe made
instead of flower pots naked
women out of red clay, and
whose breasts he would bite
before going happily to bed…

…but there is also this lawyer
in the neighbourhood who loves
to repair cars like homo faber;
he too could no longer take the shouts
of his wife dressing him down
over and again as if a small boy,
for he dreamt always of fast cars
with special engines purring like a cat
when travelling along a road
leading past the moon to the stars.

Libertà
in memoria di Ritsos

Quando non si guadagna nulla
e il rischio maggiore è perfino
ritornare a casa tardi
da una moglie brontolona,
allora l’unica libertà può essere
lasciare la propria pazzia
come il fabbricante di creta di Ritsos
che smise di tornare a casa
e rimase nella sua
baracca, e andando in giro
con un semplice perizoma
invece di un vaso da fiori fece
dalla rossa creta donne nude, i
cui seni poteva mordere
prima di andare felicemente a dormire…

…ma c’era anche questo
avvocato nel vicinato che amava
riparare le macchine come homo faber;
anche lui non sopportava più di sentire le
urla di sua moglie fargli una lavata di capo
continua come fosse un bimbetto,
perché sognava sempre macchine veloci
con motori speciali miagolanti come un
gatto quando andavano lungo la strada
dirette oltre la luna verso le stelle.

Hatto Fischer (1945), poeta e filosofo, ha lavorato a Berlino e Atene, dove attualmente vive. Coordina l’associazione non gover-nativa Poiein kai Prattein (www.poieinkaiprattein.org), fondata da poeti, che si propone di creare una base comune poetica per lo sviluppo del pensiero filosofico. Ha organizzato workshop poetici a Malta (Toni di versi nel 2013 e In cerca della pace nel 2014), e sta or-ganizzando il workshop Ponti di redenzione per la pace a Wroclaw, Polonia.

 

Katerina Anghelaki-Rooke – Κατερινα Αγγελακη Ρουκ
Traduzione di Maurizio De Rosa

Η ανορεξια της υπαρξης

Δεν πεινάω, δεν πονάω, δε βρωμάω ίσως κάπου
βαθιά να υποφέρω και να μην το ξέρω κάνω πως
γελάω δεν επιθυμώ το αδύνατο

ούτε το δυνατό, τα απαγορευμένα
για μένα σώματα δε μου χορταίνουν τη ματιά. Τον
ουρανό καμιά φορά κοιτάω με λαχτάρα

την ώρα που ο ήλιος σβήνει τη λάμψη του
κι ο γαλανός εραστής παραδίνεται στη
γοητεία της νύχτας.
Η μόνη μου συμμετοχή στο
στροβίλισμα του κόσμου
είναι η ανάσα μου που βγαίνει σταθερή.
Αλλά νιώθω και μια άλλη παράξενη συμμετοχή·
αγωνία με πιάνει ξαφνικά για τον ανθρώπινο πόνο.

Απλώνεται πάνω στη γη σαν
τελετουργικό τραπεζομάντιλο που
μουσκεμένο στο αίμα σκεπάζει
μύθους και θεούς αιώνια
αναγεννιέται και με τη ζωή
ταυτίζεται.

L’anoressia dell’esserci

Non ho fame, non ho dolore, non ho cattivo odore
forse in cuor mio soffro senza saperlo
faccio finta di ridere
non desidero l’impossibile
né il possibile, i corpi
a me interdetti non mi saziano lo sguardo.
Talora con apprensione
osservo il cielo
quando il fulgore del sole si spegne
e l’azzurro amante si arrende
alle seduzioni della notte.
Il mio unico contributo al
vorticare del cosmo
è il mio respiro costante. Ma
di contributo ne reco anche
un altro, inspiegabile.
L’ansia procuratami a un
tratto dal dolore degli uomini.
Si sparge sopra la terra
come una tovaglia d’altare
imbevuta di sangue
che ricopre miti e divinità
nasce e rinasce nei secoli
identificandosi con la vita.

Φοβος το νεο παθος

Οι πληγές δεν ανθίζουν πια
σε ποιήματα και τραγούδια·
κακοφορμίζουν μονάχα.
Η θάλασσα δεν είναι πόθος
που πλέει στ’ ανοιχτά αλλά
φόβος του βυθού.
Τι έγινε η χαρά της ζωής που
καταχτούσε την κάθε στιγμή
ακόμη κι όταν η μέρα ξημέρωνε δυσοίωνη;
Τώρα πόνος κανένας δε μαστίζει το κορμί

αλλά το μέσα το αλυσοδένει ένας
νέος παντοδύναμος τύραννος: ο
φόβος.

Ήρθε ο φόβος και σάρωσε
όλα τα πάθη.
Ο έρωτας τώρα μοιάζει
πότε με ζητιάνο στη γωνιά
και πότε με γελωτοποιό χωρίς δουλειά
αφού κανέναν πια δεν κάνει να γελάσει.
Ένα είναι το πάθος· ο φόβος
π’ απλώνεται σαν σάβανο
και όλα τα σκεπάζει.

Φόβος για την κατάρρευση της
φύσης, του κορμιού, του κόσμου.
Τώρα αντί να ουρλιάζει το μέσα «Τι
ωραίος που είναι αυτός!» μια είναι η
φωνή που κυριαρχεί: «Πρόσεχε!»

Paura la nuova passione

Le piaghe non fioriscono
più in canzoni e poesie.
Sono purulente e basta.
Il mare non è una brama
che naviga al largo
ma paura dell’abisso.
Dov’è la gioia di vivere
che dominava ogni momento
persino al nascere di un giorno nefasto?
Adesso il dolore ha smesso di
affliggere il corpo
ma a incatenare l’animo
c’è un nuovo tiranno
onnipotente: la paura.

La paura ha spazzato via
ogni passione.
L’amore adesso somiglia al
mendicante in un angolo
o a un pagliaccio senza lavoro visto
che non fa più ridere nessuno. La
passione è una sola: la paura che si
espande a mo’ di sudario
ricoprendo tutto quanto.

Paura che collassino
la natura, il corpo, il mondo.
Adesso il cuore non dice più esultante
«Com’è bello!»
una soltanto è la voce che domina:
«Prudenza!».

Η ευλογια της ελλειψης

Ευγνωμονώ τις ελλείψεις μου·
ό,τι μου λείπει με προστατεύει
από κείνο που θα χάσω· όλες οι
ικανότητές μου
που ξεράθηκαν στο αφρόντιστο χωράφι της ζωής
με προφυλάσσουν από κινήσεις στο κενό
άχρηστες, ανούσιες.
Ό,τι μου λείπει με διδάσκει·
ό,τι μου ‘χει απομείνει
μ’ αποπροσανατολίζει
γιατί μου προβάλλει εικόνες απ’ το παρελθόν
σαν να’ ταν υποσχέσεις για το μέλλον.
Δεν μπορώ, δεν τολμώ ούτ’
έναν άγγελο περαστικό να
φανταστώ γιατί εγώ
σ’ άλλον πλανήτη, χωρίς αγγέλους
κατεβαίνω.
Η αγάπη, από λαχτάρα που
ήταν έγινε φίλη καλή·
μαζί γευόμαστε τη μελαγχολία του Χρόνου.
Στέρησέ με -παρακαλώ το Άγνωστο-
στέρησέ με κι άλλο για να επιζήσω.

La benedizione della mancanza

Rendo grazie a quel che non ho.
Quello che mi manca mi protegge
da quel che perderò.
Tutte le mie abilità
inaridite sul terreno incolto della vita
mi proteggono dai gesti a vuoto
inutili e inani.
Quel che non ho mi insegna molte cose.
Quel che mi è rimasto
mi disorienta
perché mi proietta immagini del passato
simili a promesse per il futuro.
Non posso, non oso
neppure un angelo di passaggio
immaginare perché io
in un altro pianeta, senza angeli
sto scendendo.
L’amore da fonte di angoscia
è divenuto un buon amico.
Insieme assaporiamo la
malinconia del tempo.
Supplico l’Ignoto di togliermi ancora
altre cose per farmi sopravvivere.

Katerina Anghelaki-Rooke è nata ad Atene nel 1939. Ha studiato lingue straniere in Grecia, in Francia e in Svizzera, e ha svolto la professione di traduttrice e interprete. In Grecia è considerata una delle principali voci poetiche della sua generazione. Ha ricevuto le seguenti onorificenze: nel 1962 il primo premio di poesia della città di Ginevra (Prix Hensch), nel 1985 il secondo premio nazio-nale greco di poesia e nel 2000 il premio dell’Accademia di Atene dedicato alla memoria di Kostas ed Eleni Ourani.