Partiamo dalla cronaca di questi giorni per arrivare al romanzo a fumetti di Angelo Ferracuti e Mauro Cicarè L’angelo nero.

Giovedì 7 luglio, dopo un giorno di coma, è morto Emmanuel Chidi Namdi, africano che aveva chiesto asilo in Italia, assieme alla moglie, Chinyery. Dopo essere scappati alle violenze di Boko Haram in Nigeria, Emmanuel e Chinyery avevano trovato ospitalità a Fermo, nel seminario arcivescovile della Fondazione “Caritas in veritate”, guidata da don Vinicio Albanesi. Due giorni prima, la sera di martedì 5 luglio, Emmanuel era stato aggredito da Amedeo Mancini,  «volto noto della tifoseria ultras della locale squadra di calcio. Per le sue violenze sugli spalti era già stato raggiunto in passato da un provvedimento di Daspo del Questore di Ascoli Piceno» (Corriere della Sera). Commentando il fatto su Facebook, lo scrittore Angelo Ferracuti, nato e residente proprio a Fermo, ha scritto: «Non c’è nulla da separare, rispetto ai fatti di Fermo c’è stata una sottovalutazione sociale evidente. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. È successo a Fermo, a Fermo, dove furono già ammazzati due lavoratori kossovari e picchiati due profughi somali. Tutti sapevano che queste persone violente operavano in città e allo stadio. Le ipocrisie non servono, assumetevi le vostre responsabilità. Scrissi un pezzo sul Manifesto sul linciaggio dei ragazzi somali a Viale Trento, raccontai la loro storia, nessuna forza politica intervenne, fui tacciato da allarmista. Forse la destra che vive sottotraccia a Fermo, dai luoghi del potere a quelli di un certo cattolicesimo di destra, chi ha accolto Salvini e con tappeti rossi e Dell’Utri con le patacche mussoliniane quando era Sindaco, dovrebbe farsi un esame di coscienza. Chi semina odio quotidianamente, a cominciare dai quotidiani “Il giornale” e “Libero”, chi offre sedi (anche a Fermo) alla destra xenofoba, crea humus fertile per l’odio».

Oltre agli articoli e ai post sui social network, Ferracuti ha dedicato al fenomeno del razzismo anche un fumetto, disegnato da Mauro Cicarè: L’angelo nero, raccolto in volume dalla Barney Edizioni nel 2015, dopo l’uscita degli episodi originali, fra 2010 e 2012, nel settimanale Alias del quotidiano il manifesto e in Gang Bang (il manifesto / BD edizioni).

L’angelo nero è la storia di un vendicatore all’italiana, anzi alla mediterranea, visto che la  vita del protagonista si snoda tra due continenti affacciati sul Mediterraneo, l’Europa e l’Africa. Il protagonista del fumetto è un immigrato africano «affascinato dalla forma dell’Italia», che, da piccolo, il maestro gli mostrava sul mappamondo, a scuola. Muratore assunto irregolarmente, quando resta vittima di un incidente sul lavoro, invece di essere portato al Pronto Soccorso dal capo, viene abbandonato in «una discarica, tra vecchi pneumatici e macerie» e lì muore, fra urla e disperazione. Ma – magia del fumetto – subito rinasce e, tramutato in angelo nero, inizia la sua carriera di vendicatore. E comincia proprio perseguitando il capocantiere che lo ha abbandonato nella discarica e prendendo di mira il titolare di una fabbrica di scarpe, mentre nella sua auto organizza al cellulare un festino con bosniache, «alcune persino minorenni». La vendetta prosegue con un procuratore di boxe corrotto, che aveva obbligato il suo atleta, l’africano Jo Komunga, a perdere un incontro truccato. Quindi giunge a Castelvoturno, dove una carrellata di volti e storie di immigrati offre il pretesto per ricordare la strage dei sei africani uccisi a colpi di kalashnikov da un gruppo scissionista del clan dei casalesi nel 2008 e l’uccisione, nel 1989, del rifugiato politico sudafricano Jerry Masslo. La storia si conclude, almeno per il momento, con un episodio, fatto più di immagini ed esclamazioni che di parole, in cui l’angelo nero soccorre una cinese stuprata da un branco di suoi connazionali. Come a dire: la violenza sui più deboli, di cui il razzismo è solo una delle molteplici forme, è internazionale. In appendice al fumetto si trovano due tavole con gli studi preliminari sul personaggio del vendicatore.

Grazie al magistero del grande illustratore Cicarè, alle prese qui con la sfida titanica di ritrattare il nero con il nero, sia dei volti che degli ambienti, matite, chine e pennelli restituiscono mimeticamente un universo sordido e «lercio», ricostruito, anche attraverso inserti di giornale e immagini televisive, dal cronista Ferracuti, che si conferma così supremo esploratore degli strati più infimi della società, laddove miseria e criminalità si accoppiano, senza veli, per partorire l’umanità vera, quella che sta sotto i bei vestiti e le buone maniere, quella che bisogna continuare a superare, rispettando leggi e valori superumani.

Valerio Cuccaroni