Pubblichiamo qui di seguito una breve anticipazione del nuovo romanzo di Caterina Venturini, in tutte le librerie dal 10 Marzo, ringraziando lei e la casa editrice Rizzoli per averci regalato in anteprima questo breve estratto de “L’anno breve”.

 

19.

Il sapone di EMA conserva una fibra bianca in trasparenza, una vena che sembra un’aorta, un filo di saliva. Una sporgenza di cartilagine a destra, un essere umano. A volte le loro vene sboccano, se ne vanno per strani seminterrati, si scocciano sul serio. Sboccano, per riprendere fiato. Ma che volete? Cosa di noi vi ha fatto pensare che potessimo essere così imbottite e tagliuzzate? Per chi ci avete preso? Per quali acquedotti e gendarmi a sorvegliare? Per quali camion oscillanti di notte? Per quali carni sottovuoto? Non ne possiamo più di ingurgitare questi veleni, per poi concederli alla milza ai fianchi, ai banchi di questi urgenti valvassori che scuotono la testa e dicono no, noi vi abbiamo appaltato, non vi fermate. Ci supplicano, non ci abbandonate; ci pregano, continuate a trasportare.
Non vi abbandoneremo. Non ancora.

Timida la madre dice all’insegnante: professoressa, Salvatore esce. Si è alzato l’emocromo.
Bene!
Ci scusi, sa?
Di cosa?
No, è che siamo contenti.
Ci mancherebbe.
Che pensano? Che lei voglia trattenerlo lì, questo figlio indecente di buchi? Pensano che lei si diverta?
La madre si allontana felice che vorrebbe urlare, invece si appoggia solo lungo la parete del corridoio: sa che torneranno in reparto tutti quanti, padre madre e figlio, ma oggi si torna a casa.

La donna sembra ripensarci e va vicino alla nuova prof, spalanca gli occhi portando la mano alla bocca per non farsi sentire dal figlio: Sa, anche noi… non ne potevamo più. Un mese intero qui dentro, giorno e notte, mica… per carità ma…
Capisco, signora.
Perché esiste anche la scomodità in tutto questo, non creda.

 

20.

Buongiorno Chiara, sono Ida Ragone, di italiano.
Ciao prof.
Che stai scrivendo? – Ida vorrebbe già rimproverarla, dirle che non può darle del tu.
Un diario con le mie allucinazioni. È per Serretta.
Va bene, allora finisci di scrivere poi cominciamo la lezione.
Possiamo cominciare un’altra volta?
Almeno dimmi cosa hai fatto a scuola a settembre. Ci sei andata per un mese, giusto?
Sì, ma non mi ricordo niente.
Perché?
Le voci.
Come?
Sento le voci! Va be’, niente dai… – si affretta a dire Chiara e Ida non insiste.
Comunque puoi scrivere il diario ancora cinque minuti, poi parliamo un po’ di Petrarca. Va bene?
Sì.

Fantini e Campolongo hanno detto: Voi insegnanti, che non vi venga in mente di improvvisarvi psicologi.
Quando Ida insegnava al liceo Musner, se Ranieri aveva il braccio ingessato, la stranezza sarebbe stata non chiedergli come, dove e perché era successo, se Rosselli aveva il muso lungo, se Raggi dormiva sul banco, se Schiavone disegnava tutto il tempo.
Qui non può chiedere niente e agire come se sapesse tutto. La qualità di questo nuovo sapere è talmente scarsa che non fa altro che guastare il capire e confondere il già saputo.
Mentre aspettava che Chiara finisse di scrivere, la prof Ragone tirò fuori un quaderno e cominciò anche lei.

“Cosa scrivi, prof?”

Scrivo di te, vorrebbe rispondere, scrivo del tuo sorriso allentato, dei tuoi occhi opachi di medicine, e di un bagliore di curiosità che tuttavia ci passa ancora dentro, come adesso.

 

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