Che lo si adori per i caratteristici vocalizzi oppure ne si detesti la voce modificata dal distorsore, Tha Supreme nome d’arte di Davide Mattei, beat producer e rapper fiumicinese non lascia mai indifferenti. La scena musicale italiana sembra rapita dalle sue basi innovative, dal suo flow immediatamente riconoscibile e dall’accattivante gestione della sua immagine, reale e virtuale. Se in aggiunta a tutto ciò si considera anche che questo fenomeno è un classe 2001, non stupisce che la scena abbia i riflettori puntati su di lui.

Tha supreme blun7 a swishland
 Immagine presa dal profilo Instagram di Tha Supreme – blun7 a swishland

Dopo due anni di successi, è finalmente stato rilasciato il primo album della carriera, in verità molto promettente, di questa giovane promessa romana. Per renderci conto di chi ci troviamo davanti basta considerare il nome del disco: 23 6451, una sorta di anagramma alfanumerico che sta per “le basi”. Il titolo ha un significato ambivalente: può sia tradurre il termine inglese beats, sia intendere, in senso più concreto, l’inizio di un progetto che parte da lontano e che lontano vuole arrivare. Come in ogni lavoro, però, c’è bisogno di partire dalle fondamenta, dal principio; o, se preferite, dalle basi. Il disco si compone di 20 tracce di cui 6 già pubblicate in precedenza, mentre la metà dei brani vanta partecipazioni più o meno illustri (tra gli altri Salmo, Gemitaiz e Madman, Mahmood, Marracash e Nitro), vicine al collettivo Machete Crew di cui lo stesso Tha Supreme è membro.

I pezzi, dalla durata media di circa tre minuti, presentano una grande varietà stilistica: si passa dall’atmosfera privata e vagamente confidenziale di come fa1 alle più disimpegnate 2ollipop e fuck 3x, senza trascurare le melodie blues e swing di sw1n6o e le basi aggressive di 5olo. In questa ricchezza si intravedono le grandissime doti dell’artista come produttore, le stesse che per prime l’hanno avvicinato, da giovane, alla musica. A titolo esemplificativo, la scelta di utilizzare la chitarra in un genere normalmente poco congeniale allo strumento pare aver pagato, se una delle canzoni in cui viene utilizzata, blun7 a swishland, è in cima alla chart Spotify TOP 50.

Per quanto riguarda i testi e il flow, essi sono caratterizzati da uno stile per così dire “meticcio”, riflesso di una contaminazione tra italiano e americano evidente soprattutto in chi, come lui, appartiene alla generazione Post-Millennial. Lo stile, paratattico, predilige una sintassi essenziale, preferibilmente ellittica, mentre molto frequente è il ricorso alle onomatopee. In queste scelte Tha Supreme dimostra una sostanziale continuità con le esperienze precedenti, persistenza che si materializza anche nelle tematiche trattate: la soddisfazione per avercela già fatta, i problemi con la scuola oppure con una donna, il senso di solitudine e paranoia, l’odio verso gli arrampicatori sociali e verso chi si interessa solo ai soldi e all’immagine.

Vale la pena commentare più nello specifico alcune canzoni presenti all’interno dell’album. Ad esempio la prima traccia, come fa1, è tra le più sorprendenti della raccolta. Chi sospetterebbe, dall’esordio malinconico e solitario di una chitarra, di essere davanti a un disco di musica rap? Anche le parole sono abbastanza distanti dalle consuetudini del genere. Nel testo Tha Supreme imposta una riflessione amara e sull’amicizia (non ho fake [falsi] tra gli amici) e la solitudine (posso urlare ma tanto nessuno mi sente) e l’amore deluso. Quest’ultimo in particolare, conseguenza di un rapporto difficile, genera ansia, vista come un male quasi impossibile da scrollarsi di dosso (l’ansia è una bitch [stronza], molla la bitch, mollami please [per favore]).

Tra le tracce pubblicate prima dell’uscita del disco, sono significative scuol4 e m8nstar principalmente perché contengono in nuce due tematiche molto vicine all’esperienza personale di Tha Supreme. Il primo pezzo, pubblicato il penultimo giorno di lezioni del 2018 nel Lazio, parla del difficile rapporto tra l’autore e la scuola, abbandonata nel 2016 per dedicarsi completamente alla musica. Nel secondo invece, uscito il 14 maggio 2019, è importante sottolineare il termine  coniato dall’autore: moonstar. Questa parola, che racchiude in sé moon [luna] e star [stella], ha il duplice significato di un oggetto luminoso e al tempo stesso solitario. Paragonandosi ad una moonstar, Tha Supreme sottolinea che il successo derivatogli dal suo impegno ha presentato come costo necessario la solitudine: per poter splendere di luce propria, infatti, l’artista deve eccellere, emergendo dalla massa informe degli altri. Sempre in questo testo troviamo due frasi interessanti: “Ehi, angelo diavolo, sono due in uno, cara” e “Fuoco con acqua questo sono”. Entrambe mettono in evidenza quella frattura che l’autore sente all’interno del proprio animo tra una personalità e l’altra. Inoltre, “diavolo” e “angelo” si riferiscono anche alla grafica del proprio alter-ego in forma di fumetto, raffigurato quasi sempre con un’aureola e delle corna da diavolo.

M12ano è tra le canzoni più liriche e forse più sentite dell’intera raccolta, dal momento che vede la partecipazione della sorella di Tha Supreme, Sara Mattei, in arte Mara Sattei. In particolare è interessante il ritornello del pezzo: 

E giravo Milano con, con te

Stavamo girando due storie

Distratto, di scatto, qui piove

C’è la luna.

La  velocità quasi fotografica data della disposizione asindetica del verso 3 viene subito equilibrata, al verso successivo, da un semplicissimo e poetico, “c’è la luna”, su cui riposa l’intero ritornello.

Tha supreme blun7 a swishland
Immagine presa dal profilo Instagram di Tha Supreme – m12ano


La collaborazione attesa dalla maggior parte dei fan, quella tra Tha Supreme e Salmo, si è risolta in uno dei brani più anomali e piacevoli della raccolta. Le piacevoli campionature blues di
sw1n6o creano un’atmosfera scanzonata e leggera, in contrasto con il brano precedente (ch1 5ei te). L’effetto, però, non è per nulla spiacevole, e tutto sommato riesce gradito all’orecchio.

Viceversa, stride molto il passaggio tra questa traccia e la diciassettesima, 7rapper ma1, forse l’unica vera macchia nera dell’album. Il brano, molto breve (appena 1:27), non possiede particolare originalità, limitandosi a un attacco ma rituale, al genere trap. La base è in ogni caso sufficiente, ma sarebbe forse stato interessante sviluppare più a fondo il tema, o semplicemente non occuparsi di argomenti così abusati sulla scena.

THA SUPREME - BLUN7 A SWISHLAND 23 6451
Immagine presa dal profilo Instagram di Tha Supreme – sw1n6o

Nel complesso 23 6451 è un ottimo disco, con una media più che soddisfacente e pochi pezzi non riusciti. Del resto, se ammettiamo anche solo come possibilità che Tha Supreme avesse in mente un progetto organico sin dalla traccia più datata che vi compare (6itch, uscita nel settembre 2017), si può facilmente supporre l’enorme quantità di lavoro profusa negli anni. L’album si conferma come principalmente musicale: questi pezzi sono anzitutto suono, e non voce, come del resto Tha Supreme nasce produttore, e solo in seguito decide di scrivere testi. Volendo cercare il pelo nell’uovo, proprio questi rimangono l’unico tallone di Achille dell’artista: l’attaccamento ai temi più deleteri e scontati del genere, che rischiano di annoiare l’ascoltatore in cerca di un messaggio. Al ragazzo non manca di certo l’abilità, che possiede innata, ma l’esperienza, che solo il tempo è in grado di donare.

In un’intervista su Vice.com riguardo Machete Mixtape 4, Slait ha affermato:

 “[Tha Supreme] Di testa è molto maturo e si rapporta bene con ragazzi più grandi. È molto umile e puro a livello musicale e di personalità. Ha dei principi ben saldi e in questo momento pensa solo alla musica, e non all’immagine”. 

E veramente professionalità e dedizione sembrano le principali direttive su cui procede il suo lavoro. Così, mentre i seguaci del suo profilo Instagram crescono a vista d’occhio (a marzo erano circa 200mila, ad agosto erano raddoppiati, una settimana fa erano 633mila e attualmente hanno sorpassato i 750mila) e i suoi lavori più recenti scalano le classifiche di qualunque piattaforma, l’album si conferma come una delle rivelazioni del 2019. Non resta che augurarsi che escano quanto prima altri suoi lavori, ancora migliori – speriamo – di questi.