L’ecosistema che parla

La natura che ama chiamarsi umana
riflettendosi scopre le proprie regole.

1. L’umanità è «materia che amava chiamarsi umana» (Argo XVI). L’essere che si dice umano è materia che parla e ascolta, scrive e legge, calcola e risolve. La natura non è separata dall’umanità, l’umanità è la natura che pensa se stessa.

2. Nella caverna l’ombra della natura proiettata dal fuoco sulla roccia è il suo negativo. La natura che ritrae la caccia di se stessa si sdoppia nei colori dipinti sulla roccia. L’umanità che si percepisce in movimento nello spazio-tempo è natura alla quarta. 

3. Siamo natura che si pensa, nella lotta per l’esistenza (struggle for life). Da soggetto indifferenziato l’animale umano diventa oggetto e cerca la sintesi nell’assoluto. Le civiltà antiche e moderne sono lo specchio quadridimensionale della natura.

4. Non esiste alcuna reale separazione fra le molecole che compongono l’ecosistema e il mio corpo, sua componente. Il mio corpo è l’ecosistema che parla e ascolta, scrive e legge se stesso, si calcola e si risolve.

5. La natura non è lo specchio delle passioni umane, ma è l’umanità lo specchio su cui si riflette la natura, prende coscienza di sé, si studia, scopre le proprie leggi. Le leggi della natura sono scoperte dalla natura stessa, sdoppiatasi, umanizzatasi.

6. L’ecosistema si serve dei nostri cervelli per decifrare il proprio intrico. Siamo i terminali di una matrix universale che le permettono di conoscersi e riconoscersi. Siamo le menti che rendono l’ecosistema consapevole di sé.

7. Le nostre macchine sono artifici rispetto all’erba che nasce spontanea, ma non lo sono rispetto all’ecosistema: le macchine sono i frutti del nostro adattamento all’ecosistema, la mela con cui diffondiamo i nostri semi, riproduciamo la nostra specie, meccanizzata.

8. La cultura materiale e simbolica, di cui le arti, le scienze e le macchine sono espressione, è natura prodotta dalla natura umana, quindi natura elevata a potenza di se stessa.

9. Nel campo dell’arte la musica elettronica viene analizzata come il canto delle macchine. La corrente estetica designata a interpretarla è l’ontologia orientata agli oggetti.

10. L’opera umana è una registrazione quantistica. Codifica la natura inserita in una matrice R4. Il segno è il negativo della natura, riflessa, sdoppiata e incisa sul supporto significante. Sulla scena l’azione scritta si ribalta nello spazio-tempo.

Valerio Cuccaroni