Lettera d’amore dislessica ⥀ Giovanni Monti, vincitore della semifinale marchigiana di Poetry Slam

Riproduciamo, per gentile concessione dell’autore, uno dei testi con cui il poeta performer Giovanni Monti, alias Fantomars, ha vinto la semifinale marchigiana di Poetry Slam, valevole per il campionato nazionale della Lega Italiana Poetry Slam (LIPS). La sfida in versi si è svolta il 1° giugno all’Hemingway Café di Jesi, con il contributo del Comune di Jesi, come anteprima del festival di poesia totale La Punta della Lingua, organizzato dalla nostra impresa creativa no-profit Nie Wiem, casa editrice di Argo. La vittoria consentirà a Monti di partecipare alla finalissima Marche Umbria di Poetry Slam, che si terrà a Fabriano, nell’ambito della XVIII edizione del festival, il prossimo 28 giugno (il programma completo è consultabile qui)

 


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Lettera d’amore dislessica

 

Lara Laura,
in tuffi questi danni non ho mai spesso di ararti.
Non ho stanze pignori delfino nove tu sia.
Il mio censimento per te si è mantecato imputabile nel tempio.
Ma peltro il mio quote si è allerta una proforma borragine.
Glissà se ti rimordi ancona di me, dei teneri bachi che ci sgambavamo, se ogni vanto assiolo improvvidamente nella tua cicoria.
Quantunque essere urano fa marte di un disdegno divino, nel quale rideste un suolo intortante.
A volte ho la sedazione di comminare sul tuorlo di un abisso.
Poi guardo il pelo, sopra di me, ed è sempre assurdo, così come il mare è sempre verme.
E gaviscon di essere a mala cena un’intimi cresima cellula di una permetta comodo zia celeste, della quale, butta via, non rosso affettare il censo.
Ti chiedo sfollagente di dirmi se stai rene.
Ti autobus di essere fenice a dispecchio delle espediente che la resistenza tirrena ci sfinge ad approntare.
(I versi che seguono sono giusti perchè li ho copiati pari da una canzone):
“Ti proteggerò dai mal di denti che per tua natura certamente attirerai.
Lesserò i tuoi naselli come trame di un gatto,
conosco le leggi del tondo e te ne farò cono.
Suturerò nei torrenti gravidanze ovali, lo sfarzo e la pulce per non farti incacchiare.”
Ora la renna Bic contigua a scorgere sul foglio, anche se l’in chiosco sta fingendo.
Avrei tante scaltre rose da mirti, pur salendo che non mi astolfi.
Sabbia che non ti strino questa leggera per recedere nulla in gabbio, il tifo di amore che trovo, intatti, è premio a se smesso.
Ti affetto ogni tornio sulla solita banchina, in chiazza san Fraseggio, ti penso lepre con aspetto e ti manco un granchio agghiaccio.
Tuo Vadis.
Piesse: poesse che diverte scarole non siano corresse.