Che cos’è la letteratura elettronica? Una riflessione sui limiti di una visione della cybertestualità secondo i canoni estetici tradizionali della letteratura

 

                 Books are not going the way of the dinosaur but the way of the human,
changing as we change, mutating and evolving in ways that will continue,
as a book lover said long ago, to teach and delight
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Con Il giardino dei sentieri che si biforcano, Fuoco pallido o Cent mille milliards de poèmes Borges, Nabokov e Queneau ci hanno invitati a giocare tra il testo, la carta, e tutto ciò che vive – o muore – dentro e fuori di essi. L’invito al gioco è stato spesso anche l’invito ad abbracciare la sottile polisemia del libro, impalpabile esperienza testuale e allo stesso tempo concreta costituzione materiale. Un librogame e una poesia calligrammatica potranno avere in comune ben poco, ma quel tanto che basta a dimostrare come il macro-dominio della letteratura possa farsi testualità giocosa, interattiva, non-lineare, anche tra i limiti apparenti della pagina stampata.

Cinquant’anni dopo l’Oulipo, la pratica combinatoria e la tendenza alla non-linearità hanno trovato un potente alleato nel mondo digitale. Le possibilità offerte dal digitale – interattivo, virtuale, multimediale – hanno inevitabilmente ampliato la gamma di modalità di composizione e fruizione di lavori di narrativa, portando a una riconfigurazione degli stessi concetti di testo e narrazione. Un libro, verbo e carta, è duplice, così come è duplice l’anima del digitale, costruita su un sistema binario di codifica. Nel digitale il verbo fluttua, scorre e vive due vite: nasce codice per mano del programmatore e giunge parola a chi la riceve dall’altro lato dello schermo. Lo stesso testo che prima dell’avvento del digitale era riconducibile a una presenza tangibile – il libro – acquisisce oggi una complessità determinata da queste dinamiche, in cui il contenuto mostrato sullo schermo all’utente finale passa prima per cavi, data centre e server: «The word is in the wires»2. La natura ambigua, non-lineare, interattiva della parola in digitale pone le proprie radici proprio in questa zona di non-coincidenza tra input e output. Ed è in questa zona di non-coincidenza che germina la letteratura elettronica.

Emersa negli anni ’80, esplosa nel decennio successivo e al giorno d’oggi in continua evoluzione, la letteratura elettronica, come forma letteraria, include diversi sottogeneri di pratiche letterarie born-digital, dall’hypertext fiction alla poesia generativa. Ai suoi albori, la letteratura elettronica era soprattutto vista come terreno fertile per sperimentazioni di vario tipo, che vedevano coinvolti soprattutto teorici e autori nordamericani. Più avanti, in particolare tra la fine degli anni ’90 e il primo decennio del XXI secolo, questa pratica ha iniziato a suscitare anche l’interesse di studiosi e scrittori europei. I primi studiosi americani ad essersi avvicinati al tema hanno fornito contributi sostanziali allo studio, all’emancipazione e alla diffusione della letteratura elettronica: Michael Joyce, Jay David Bolter, George Paul Landow e l’editore digitale Eastgate Systems hanno posto le basi per uno studio delle implicazioni estetico-teoriche legate a questo fenomeno letterario.

L’espressione designa, anche abbastanza esplicitamente, forme letterarie che adottano tecnologie digitali al fine di creare ambienti testuali di vario tipo, dalla narrativa alla poesia. Tuttavia, è facile che il temperamento ibrido della letteratura elettronica e le sottili variazioni terminologiche sul tema (eLit, eLiterature, Digital Literature e New Media Writing) portino a equivocarne la natura: è facile, ad esempio, pensare che questa pratica letteraria includa anche forme di testualità lineare pubblicate in formato elettronico.

L’analogia tra letteratura elettronica e libro elettronico è una questione annosa, che trascina dietro sé molto più di una semplice mancata corrispondenza ontologica. Si tratta di un problema centrale, in quanto rischia di spingere chi studia o legge letteratura elettronica a farlo in un’ottica legata quasi esclusivamente ad eredità estetiche della letteratura tradizionale – o, talvolta, persino lineare. La letteratura elettronica non è una semplice declinazione in digitale della letteratura stampata, ma uno specifico tipo di testualità pienamente accessibile e fruibile solo ed esclusivamente attraverso mezzi digitali. La letteratura elettronica non solo nasce in un sistema costituito da un linguaggio binario e si sviluppa su un’interfaccia digitale che passa attraverso lo schermo: essa fa del linguaggio digitale, del World Wide Web e dei link il proprio materiale di costruzione e, allo stesso tempo, il proprio alfabeto. Il digitale non è dunque da leggersi solo come uno spazio in grado di generare determinate forme di testualità, ma anche come l’unico spazio possibile in cui questi testi hanno la possibilità di esistere. Il massimo grado di fruizione di questi testi passa attraverso il digitale stesso, che a sua volta permette al testo di esprimere il proprio massimo potenziale e di farsi cybertesto.

Il concetto di cybertesto pone enfasi sulle modalità in cui un testo e il medium attraverso il quale esso passa si incontrano, combinano ed intersecano – su come la parola nasce, passa e arriva attraverso cavi, schermi o fogli. Aarseth, tra i principali teorici di cybertestualità, ha individuato nello sforzo non-triviale che essi richiedono ai loro lettori la caratteristica che accomuna questo tipo di testi. Aarseth include il cybertesto nella macro-area della letteratura ergodica. Secondo l’autore, la composizione testuale della letteratura ergodica include un insieme di regole che devono essere comprese e utilizzate dalla lettrice, affinché questa possa accedere al significato, al senso o all’esperienza testuale nella sua interezza. La definizione di letteratura ergodica muove da un immaginario metaforico: la struttura dell’opera ergodica è crocevia di potenzialità, paragonata ad un percorso, e pertanto predisposta a biforcazioni. Unendo due termini presi in prestito dalla fisica (ἔργον, ‘lavoro, energia’ e ὁδός, ‘via, sentiero’), la parola designa un sistema dinamico che può comprendere una varietà di percorsi. In una tale prospettiva il testo è visto come una matrice, una base dalla quale è possibile generare testi diversi.

Come Aarseth stesso sottolinea, questa caratteristica non è strettamente legata al mondo della letteratura; anzi, essa arriva a coprire una vasta gamma di modalità narrative, dai giochi d’avventura a base testuale ai videogiochi. In questo quadro più ampio, diventa evidente come le caratteristiche principali della letteratura ergodica non siano specifiche di un unico medium, dal momento che una grande varietà di media richiede al lettore (o all’utente) uno sforzo extranoematico. Nel suo studio Aarseth, all’interno dell’universo delle narrazioni di tipo ergodico, individua uno specifico sottoinsieme delle opere d’arte ergodiche, che egli definisce come cybertesto:

«Il cybertesto non è una forma di testo nuova o rivoluzionaria, dotata di capacità rese possibili solo grazie all’invenzione del computer digitale. Né è una rottura radicale con una forma di testo di vecchio stampo, anche se sarebbe facile farla apparire tale. Il cybertesto è una prospettiva su tutte le forme di testualità, un modo di espandere la prospettiva degli studi letterari per includere fenomeni che oggi sono percepiti come fuori da – o resi marginali da – il campo della letteratura, o persino in opposizione ad esso, per ragioni puramente irrilevanti.»3

Lo studio di Aarseth, considerato come un’opera seminale nell’ambito della ricerca attorno ai media e ai pattern di interazione tra digitale e letteratura, ha posto le basi per un approccio intersezionale nei confronti di cybertestualità e studi letterari, e spianato la via a un dibattito che ha coinvolto non solo i campi della letteratura e della narrativa, ma anche le scienze cognitive, le digital humanities, i media studies e i game studies. Le suggestioni di Aarseth offrono al cybertesto la prospettiva ibrida e sfaccettata che questo si merita. Leggere il cybertesto, che abita uno spazio interstiziale tra il verbo e la materia, offuscati dal carico ereditario dell’estetica letteraria tradizionale è limitante. Pur costituendo indubbiamente una forma di espressione letteraria, la letteratura elettronica costituisce in realtà un’esperienza testuale che nella tradizione letteraria e nei suoi canoni estetici dominanti può certamente trovare il suo inizio, ma anche la sua fine.

 


Note

1 Hayles, 2004, p. 87.

2 Tenen, 2007, p. 5.

3 Aarseth, 1997, p. 11.

 

Bibliografia

Aarseth, E. (1997). Cybertext: Perspectives on Ergodic Literature. Johns Hopkins University Press.

Bolter, J. D. (1991). Writing Space. The Computer, Hypertext and the History of Writing. Lawrence Erlbaum Associates.

Borges, J. L. (1941). El Jardín de Senderos que se Bifurcan. Editorial Sur.

Hayles, N. K. (2004). Print Is Flat, Code Is Deep: The Importance of Media-Specific Analysis. Poetics Today, 67-90.

Landow, G. P. (2006). Hypertext Fiction 3.0. Critical Theory and New Media in an Era of Globalization. Johns Hopkins University Press.

Nabokov, V. (1962). Pale Fire. G.P. Putnam’s Sons.

Queneau, R. (1961). Cent mille milliards de poèmes. Gallimard.

Tenen, D. (2007). Plain text. The poetics of computation. Stanford University Press.