Leuconichia/Le nuvole di Alessandro Grippa ⥀ Passaggi
La rubrica Passaggi ospita oggi Alessandro Grippa con il testo Leuconichia/Le nuvole, illustrato da Stefano Sartori. L’editoriale della rubrica può essere letto qui
Illustrazione in copertina di Stefano Sartori, Senza titolo, 2022.
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Da bambino ne ho sofferto. Quella nota cromatica veniva imputata al mio mangiare poco e male; così avevo preso a spiare il mondo dalla cruna di una tenue imperfezione. Osservavo, lo ricordo ancora, le unghie di mio padre. Solide e perfette; spessorate. Rosa, senza ombre chiare. Badavo a come mangiava, tornato da lavoro. Non proprio come me, piuttosto come gli animali: il cibo preso senza sentimento del cibo, solo per sfamarsi. Non era tanto il suo divorare a incuriosirmi, quanto l’apparente non far caso alle molteplici condizioni che l’azione stessa produceva. Sembrava che in lui non esistesse consapevolezza del dolce o dell’amaro, che fossero neutralizzati il freddo, il troppo caldo. Che il liquido e il solido imponessero la stessa mimica o capienza. Oppure, dato che il cibo era già stato sperimentato tante volte, forse non meritava più la sua attenzione? Io, al contrario, ero scrupoloso tanto prima quanto durante l’atto: sezionavo gli ingredienti, li compilavo per qualità e consistenze, li acquartieravo nel piatto; in quel ridotto raggio d’azione in cui esercitare la mia cura e la mia fame. Poi li ingerivo o decidevo di non farlo, abbinando ad ogni caratteristica sperimentata un accadimento contemporaneo al pasto: i rumori provenienti dall’esterno, la precisa parola che i miei genitori seduti a tavola con me avevano pronunciato in quel momento, eccetera. Così l’acido del limone poteva diventare il ronzio di una zanzara, il ruvido del pane sul palato un clacson, l’acqua frizzante il nome del capo turno di mia madre.
Da adulto la leuconichia si ripresenta raramente.
Ma a questi ricordi è rimasto legato un colore: il bianco. E un’immagine: le nuvole.
Il mio disturbo erano nuvole bianchissime; mi ci rifugiavo dopo quel carico di realtà, quando sorgevano dal promontorio ungulato delle dita.
Con frequenza minore rispetto ad allora, anche le divagazioni sul cibo ritornano. Mi rendo conto che si tratta di pensieri scomposti, una stravaganza infantile. Accade a volte, per esempio, nel vedere mia moglie scartare il grasso del prosciutto, che resta come una inerme catasta di neve sul profilo di ceramica.
Chi volesse proporre prose brevi e illustrazioni per la rubrica, può inviarle a questo indirizzo email: RubricaPassaggi@argonline.it

Alessandro Grippa
Alessandro Grippa (1988) vive a Caravaggio e lavora come docente. È presente nell’antologia Zenit Poesia, a cura di Stefano Guglielmin e Maurizio Mattiuzza (Milano, La Vita Felice, 2015), nell’antologia italo-messicana Lombardia. El despertar de la rosa (Edizioni Circo Literario, 2019) e nell’antologia Distanze Obliterate (a cura di Alma Poesia, Puntoacapo Editrice, 2021). Ha pubblicato le raccolte di poesia “Opera in terra” (LietoColle-Pordenonelegge, 2016 – Premio Europa in versi 2017, Sezione Giovani) e “Revisioni” (Delta 3 Edizioni, 2021). Suoi testi sono apparsi su riviste e blog; e tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo.


