La vita di Luce Fabbri è un canto instancabile alla libertà: nelle sue poesie la parola diviene occasione per pensare e progettare una società fondata sul pacifismo a difesa dei diritti di ogni individuo.

Luce Fabbri nacque a Roma il 25 luglio del 1908. Era figlia dell’intellettuale anarchico Luigi Fabbri, figura di spicco dei movimenti antagonisti del tempo e di Bianca Sbriccoli. Prima i genitori e poi la stessa Luce furono costretti, dall’avvento del fascismo, all’esilio.

Luce Fabbri fu molto legata al padre da un forte vincolo affettivo e da una militanza politica e culturale senza sosta. Luigi Fabbri aveva caratterizzato la propria esistenza con un forte impegno politico, distinguendosi per la coerenza delle sue idee e per la sensibilità nell’affermare, anche in ambito pedagogico, il rispetto della persona a prescindere da ogni schieramento ideologico. Inoltre, aveva contribuito in modo decisivo all’elaborazione di nuovi percorsi teorici che si innestavano sulla radice possente dell’anarchismo malatestiano.

Luce Fabbri ed Errico Malatesta

Un anno dopo il conseguimento della laurea in Lettere, nel 1929, presso l’Università di Bologna, con una tesi sull’opera del geografo libertario Élisée Reclus, Luce fu costretta ad attraversare clandestinamente le Alpi fino a giungere in Francia per evitare la persecuzione politica in un momento in cui la deriva fascista e autoritaria nel nostro Paese cominciava a mettere in atto una violenza efferata e crimini contro la libera espressione delle idee. La polizia infatti ne seguì i movimenti, come si evince da un telegramma prefettizio:

 «Fabbri Luce di Luigi nel dicembre ultimo proveniente codesta città prese qui alloggio presso una affittacamere. Quattro gennaio lasciò la Capitale dicendo di recarsi in un paese degli Abruzzi presso i propri nonni et mantenendo camera ove era alloggiata poiché avrebbe fatto qui ritorno. […] diretta estero attraverso frontiera Svizzera et attualmente troverebbesi Parigi Vincennes Via Belmonte 30. […]. Significo che sono state diramate circolari di recente e che è stata richiesta l’iscrizione della Fabbri Luce sulla Rubrica Frontiera, per il fermo, nell’eventualità di un suo ritorno nel Regno».

Già in Italia e successivamente nei tre mesi di vita clandestina in Francia, Luce conobbe esponenti dell’anarchismo internazionale come Camillo Berneri, Jacques Mesnil, Nestor Machno, Jean Grave, Mollie Steimer ed Errico Malatesta. In un’intervista a Margareth Rago, nel 1996, spiegò di come si fosse avvicinata al pensiero anarchico:

 «Divenni anarchica durante la guerra, mi ricordo di aver pianto una notte, non per causa di qualcuno in particolare, ma perché mi sembrava impossibile, indegno, che si potesse obbligare un’altra persona a uccidere … allora mi dicevo: non è possibile che …. Fu a partire dagli accadimenti della guerra, di come si percepiva la guerra».

La famiglia Fabbri non ebbe vita facile in Francia. Gli avvenimenti fecero probabilmente propendere per una nuova partenza: infatti, attraversato il Belgio, tutta la famiglia si imbarcò clandestinamente su un mercantile con direzione America del Sud, in Uruguay. Il 19 maggio del 1929 furono ricevuti dai compagni Antonio Destro e Adario Moscallegra a Montevideo. Luce Fabbri vi rimarrà fino alla sua scomparsa, avvenuta a 92 anni, il 19 agosto del 2000.

Nell’Uruguay degli anni ’30, per un certo periodo, Luce Fabbri poté godere del contesto politico tollerante tracciato da José Batlle y Ordoñez. Per sopravvivere alle difficoltà quotidiane cominciò a insegnare italiano, latino e greco e, con il padre Luigi, diede inizio a quel progetto politico e culturale che fu rappresentato per diversi anni dalla rivista politica Studi Sociali (Luce Fabbri la diresse dal 1935 al 1946). La giovane esule si adoperò molto e si integrò nel nuovo contesto sociale, partecipando alle attività di un gruppo di donne libertarie che si riunivano nella sede del sindacato dei panettieri. Imparò lo spagnolo studiando assiduamente anche nelle ore notturne insieme a tanti altri esuli politici: la maggior parte erano giunti da Buenos Aires per sfuggire alle persecuzioni del generale José Uriburu che minacciava di consegnarli al governo fascista di Roma. Fra gli esiliati anche il suo futuro marito, Ermacora Cressatti, un giovane anarchico italiano di cui Luce si innamorò.

Ho nel cuore, Bologna, il tuo sorriso
di quando il sol riposa

Anche in Uruguay nonostante il fronte antifascista avesse al suo interno diverse sfumature, riuscì a ricoprire un ruolo di assoluto rilievo. Insieme al padre finché fu in vita, lottò contro il fascismo italiano, la dittatura di Gabriel Terra e, in particolar modo, contro il regime di Francisco Franco in Spagna. La scrittrice ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del movimento anarchico in Sud America, grazie alla partecipazione a diverse conferenze e offrendo un contributo determinante alla teoria sociale del pensiero libertario con i suoi scritti. Nel 1932 diede alle stampe il libro di poesie I canti dell’attesa, definito da lei stessa come la testimonianza dell’esilio e della solitudine. L’anno successivo intraprese la sua carriera di insegnante di storia in diverse scuole superiori e, dal 1949 fino al 1991, le fu assegnata la cattedra di Letteratura italiana alla Facoltà di Umanistica e Scienza dell’Educazione.  In questo secondo periodo tuttavia, dal 1975 al 1985, Luce Fabbri fu interdetta dall’insegnamento come molti insegnanti di sinistra e del fronte antagonista alla dittatura di Aparicio Méndez, esponente del partito blanco.

Mangaritiba (Rio de Janeiro), gennaio 1946. Luce Fabbri

Una intensa attività di scrittrice e studiosa caratterizzò la sua vita, spesa nella instancabile attività di difesa dei diritti degli ultimi e dello studio delle dinamiche che innescano diseguaglianze e ingiustizia. Produsse indimenticabili saggi politici e letterari, come la sua personale lettura delle opere di Dante Alighieri, Niccolò Machiavelli e Giacomo Leopardi. Fra le opere di contenuto politico e sociale più rilevanti si ricordano gli scritti Camisas Negras (1935); il testo firmato con lo pseudonimo Luz D’Alba, Antología de la revolución española (1937), sugli avvenimenti rivoluzionari nella Spagna fascista, seguito da Gli anarchici e la rivoluzione spagnola scritto con Diego Abad de Santillan (1938). Ancora oggi rimane come punto di riferimento, nello studio delle dinamiche totalitarie, il saggio intitolato El totalitarismo entre las dos guerras del 1948: una critica alle dittature in quanto forme di potere discriminanti nei confronti delle libertà della persona e del rispetto dei diritti umani. L’opera di Luce Fabbri si concentrò anche su riviste e giornali di diversi paesi. I suoi articoli sono stati pubblicati su Opción libertaria, organo del Grupo de Estudio y Acción Libertaria, Solidaridad Obrera di Montevideo, La Protesta di Buenos Aires, Rivoluzione Libertaria, Socialismo y Libertad, Volontà, Cénit, Garibaldi e ARivista anarchica. Partecipò a vari incontri libertari nazionali e internazionali, come la Conferenza Outros 500, Pensamento Libertàrio Internacional, tenuta nell’agosto del 1992 a San Paolo del Brasile; il suo intervento, intitolato Una utopia para el siglo XXI, venne acclamato al Congresso Internazionale Anarchico, organizzato a Barcellona nel 1993. Nel 1996, per la casa editrice Biblioteca Franco Serantini di Pisa, Luce pubblicò il volume Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero, dedicato alla memoria del padre.

ove non manchi pietra, ove non sia
ombra che intacchi il bianco mattinale

Per la conoscenza dell’opera di Luce Fabbri è imprescindibile la consultazione di scritti e documenti sul sito della Biblioteca Armando Borghi di Castel Bolognese: enorme il contributo di vari ricercatori e studiosi fra i quali Margareth Rago e Gianpiero Landi che la intervistò nel 1981. Ancora oggi questa conversazione rappresenta una importantissima testimonianza che traccia con chiarezza il percorso storico e ideologico di tutta la sua vita di lotte. L’intellettuale Luce Fabbri si distinse nello sviluppare con chiare fondamenta teoriche e in una visione prettamente anarchica, il concetto di tecnoburocrazia, analizzandone il comune germe in seno ai poteri totalitari come il fascismo e lo stalinismo. Dimostrò altrettanta maturità e modernità nel proporre, con onestà intellettuale, un discorso sulla violenza come condizione completamente spogliata da forme di eccessiva e ingiustificata ferocia, teorizzando un anarchismo sociale ispirato da incondizionato pacifismo. Luce Fabbri visse e lottò contro regimi autoritari, fascismi criminali che non si facevano scrupoli nel progettare omicidi politici anche al di fuori dei territori di proprio controllo. La sua idea di anarchia, la concezione di libertà e multiculturalismo anche alla stregua della sua dura esperienza di vita sul campo, la spinse a coniare una strategia di difesa della forma democratica come una istituzione che garantisce, comunque e in parte, espressioni di pluralismo ideologico e cooperativismo, elementi importanti che possono generare nuove esperienze sociali verso dimensioni sempre più libere e autodeterminate.

Tutta l’Italia è un grido,
grido pesante che rimane al fondo

Luce affermava che la sua cultura anarchica si basava fondamentalmente su due principi: liberalismo e socialismo, dimensioni ideologiche che garantiscono la piena libertà individuale a ogni persona. È necessario tuttavia distinguere il liberalismo di cui parla Luce Fabbri dal liberismo. Il liberalismo di chiara matrice rosselliana, il cui maggiore esponente fu trucidato in terra di Francia da sicari fascisti, viene percepito come uno spazio totalmente estraneo anche semanticamente al significato che assume oggi il liberismo. Quest’ultimo si fonda sulla proclamazione indiscriminata del libero mercato, della libera impresa come forma economica dominante su ogni richiesta di solidarietà sociale, del capitalismo come paradigma di sfruttamento incondizionato delle persone. Luce Fabbri si autodefinì socialista anarchica; le sue riflessioni, moderne e scevre da forme di ipocrisia nella ricerca di una vera alternativa al potere concepito come gerarchia, prevaricazione, violenza e sfruttamento dei più deboli, possono essere analizzate come spunti davvero interessanti nella sua relazione all’Exposiciòn Internacional Anarquista di Barcellona, tenutasi nel 1993.

Luce Fabbri fu tutto questo e non solo.

Da sinistra: Angelina Zanotti, Gianpiero Landi, Luce Fabbri e Aldo Venturini (Bologna, 5 settembre 1987).

La sua sensibilità letteraria e umanistica la consacrarono anche come raffinata poetessa. Dal libro dell’esilio (come lei stessa amò definirlo), I canti dell’attesa, si evince la forte tensione etica e politica di una giovane donna costretta a lasciare i propri affetti e la propria terra. La sofferenza si riscontra già nei primi versi rivolti alla grande esiliata, l’Italia, dove il popolo viene soffocato nell’umiliazione della dittatura e dell’oppressione: «Tutta l’Italia è un grido, /grido pesante che rimane al fondo, /grido muto che cerca la sua voce, /grido affiocato che riempie il mondo».

In alcune sue terzine, Luce Fabbri urla il dolore di un abbandono forzato, quello che la separa dal proprio Paese e diventa un canto per tutti gli esiliati del mondo: «Padri, che andaste di città in città, /fuor della Patria, colla Patria in cuore, /nell’esilio cercando libertà». Fra mute nostalgie e l’esilio cocente che l’ha ferita nell’intimo, si rivolge nel suo ineluttabile ritorno a quella città rigogliosa di luci riflesse, sempre viva, con versi in rima:

«E poi tornai nella città del sogno, /quella ch’amo fra tutte le città. /All’ombra di quei portici ho plasmato /questa raccolta giovinezza mia; /all’ombra di quei portici ho trovato /ciò che nessuno può portar via: /non affetto più potente del fato, il dolce incanto della fantasia /l’amore santo della libertà. /Ho nel cuore, Bologna, il tuo sorriso /di quando il sol riposa».

In una lirica chiamata Solidità si percepisce il disagio e la necessità di ritrovare un credibile approdo contro l’incertezza in cui viene trascinata dall’addio, una lontananza dagli affetti più cari che mai la indeboliscono nella sua sete di rivalsa contro le ingiustizie:

«Non amo la radiante, aerea tela, /sogno confuso e fragil d’una notte, /che lacera il mattino. /Amo la roccia, dove si rivela /l’orma del tempo e l’orma delle lotte, /della materia contro il suo destino».

Ma è la poesia, con la sua carica di creatività e forza dirompente contro l’autorità che tutto falcia, a ristabilire la sua tangibile presenza “ove non manchi pietra”: «Per me deve crear la poesia, /una possente, bianca cattedrale / ove non manchi pietra, ove non sia /ombra che intacchi il bianco mattinale». Meraviglioso il segno di fiducia nel domani, sentimento descritto nella poesia Neve di primavera, con la metafora del cuore/seme – motore e germoglio di speranza – in terra straniera: «Montevideo son belle le tue rose, /che cadendo mi invitano a sognare /immagini imprecise e vaporose, /forme vane d’un van fantasticare. /Ma il mio cuore restò sotto la neve /gelida, che fa i semi germogliare».

Più maturi i versi di Propinqua Libertas, scritti in un contesto molto mutato e con un sentimento opposto a quello dei Canti dell’attesa. Luce Fabbri non vide la stampa in italiano dei suoi versi: Gianpiero Landi ne curò l’elegante edizione uscita a cinque anni dalla scomparsa dell’autrice. La stessa Luce aveva provveduto a consegnare nelle sue mani, in Uruguay, i testi che risalivano agli anni Ottanta e decenni successivi.

Grazie a questo prezioso contributo, ben raccontato nell’introduzione del libro, si conosce il significato del titolo svelato dalla citazione latina Fortem facit vicina libertas senem: la prossimità della libertà rende forte il vecchio. In realtà, come viene suggerito nel prologo alle poesie, Luce aveva sostituito vicina con propinqua, intendendo dare risalto alla libertà ma riferita alla morte, elemento lirico immanente in queste sue ultime poesie, ellissi finale di questa straordinaria donna. In Propinqua libertas prevalgono gli affetti familiari, ma non si distoglie lo sguardo dalla tensione etica e politica per il mondo martoriato dalle diseguaglianze crescenti e troppo spesso deragliato verso derive meschine e brutali, come la guerra e la sopraffazione.

Nell’Ultima solitudine, con un meraviglioso incipit costituito da una lunga serie di domande intercalate da enjambement, i versi lasciano presagire un sottinteso pessimismo che resta pressoché irrisolto:

«Chiazze di muffa, muro scortecciato, / di là, il deserto. Dove sta il giardino? /Dov’è rimasto il canto, dov’è il sangue /rosso delle ferite gloriose? »

Una intuizione lirica potente la si ritrova nell’endecasillabo Ogni parola trova la sua carne, nella poesia che porta il titolo Le parole nuove: «Io volevo cercare nella selva /del mondo le parole trasparenti, /parole d’aria, /da leggere, da scrivere, da dire, /da proiettare al buio sullo schermo, /ma che non pesino /e che non gettin ombra sulla strada». Parole senza ombre che possano scongiurare il peso di azioni umane sconsiderate; parole finalmente consacrate al canto di libertà e vittoria.

Nell’Attesa, Luce si consegna all’oscuro e al mistero, senza mitizzare con sofferenze retoriche gli spazi della morte che inesorabilmente la avviluppano: «Voglio entrar sola e senza chiuder gli occhi, /e dominando tenebre e terrore, /attendo con pazienza che si apra /la muta porta sulla grande nebbia». Parole di congedo, piene di fiera consapevolezza: questa grande donna ha contribuito, con il suo impegno e il sacrificio quotidiano, alla costruzione di una idea di futuro solidaristica, pacifista e libertaria.

Luce Fabbri era consapevole della forza dirompente delle parole. La lingua è soprattutto origine identitaria di ogni popolo e, con le sue meravigliose sedimentazioni, rappresenta attraverso la poesia quella forza creatrice e rigeneratrice così invisa ai potenti. È solo a queste condizioni che, per rendere trionfante lo spirito della rivolta contro l’ingiustizia e l’oppressione violenta del potere, bisognerà utilizzare la parola come grimaldello per adempiere alla sua opera liberatrice affinché possa trovare la sua carne.


Bibliografia essenziale:

Testi, scritti e contributi di Luce Fabbri (escludendo conferenze, articoli, recensioni e saggi scritti da lei o dedicati alla sua opera), che non sono stati direttamente citati nel testo:

 

  • Antología de Ia revolución espanola, Montevideo, Coleccion Esfuerzo, 1937.
  • Poesia di Leopardi, Montevideo, Instituto Italiano di Cultura in Uruguay, 1971.
  • Nicolas Maquiavelo, El Príncipe, prólogo y notas, Montevideo, Nordan-Comunidad, 1993.
  • La Divina Comedia de Dante Aligheri, presentación, selección y notas, Montevideo, Universidad de la Republica,1994.
  • Una Strada Concreta verso I’Utopía. ItinerarioAnarchico di Fine Millenio, Chieti, Ed. Samizdat, 1998.
  • ln Libertad entre Ia Historia y la Utopia. Tres Ensayos y otros textos del siglo xx, Organizado por Antonia Fontanillas Borrós e Sonya Torres Planells, Barcelona, Medusa S.C.P., 1998.
  • Luce Fabbri e Diego Abad Santillan, Gli Anarchici e la Rivoluzione Spagnola, Ginevra, Carlo Frigerio Editore, 1938.
  • In Libertà nelle crisi rivoluzionarie, Montevideo, Studi Sociali, 1947.
  • EI Totalitarismo entre las dos guerras, sr. B, Cuadernos de Cultura Social, n. l, Ediciones Unión Socialista Libertaria, mayo 1948.
  • L’anticomunismo, I’Antiimperialismo y la Pace, Montevideo, Studi Sociali, 1949;
  • Sotto la Minaccia Totalitaria. Democrazia. Liberalismo, Socialismo, Anarchismo, Napoli, Collana Porro Edizioni, 1955. Problemi d’Oggi, Genova, Edizioni nl Nervi, 1958.
  • La Libertad entre la Historia y Utopía, prólogo de Diego Abad de Santillón, Rosiírio, Union Socialista Libertaria, mayo 1962.
  • El Fascismo. Definición y Historia, Montevideo, Universidad de la República, Depto de Publicaciones, 1963.
  • Influenza della Letteratura ltaliana sulla Cultura Rioplatense (1810-1853), Montevideo, Nuestro Tiempo, 1966.
  • L’influenza della Letteratura ltaliana sulla Cultura Rioplatense (1853-1915), Montevideo, Editorial Lena e Cia S.A., 1967.
  • El Anarquismo: màs allà de la Democracia, Buenos Aires, Editorial Reconstruir, Coleccion Radar, 1983.
  • La Strada, Montevideo, Studi Sociali, 1952;
  • El Camín. Hacia el Socialismo sin Estado, Montevideo, Edición de Juventudes Libertarias del Uruguay, 1952; nuova edizione in lingua spagnola 1998.

 

Principali scritti e testi su/di Luce Fabbri utilizzati nella stesura di questo testo:

 

– G. Landi, Intervista a Luce Fabbri, Biblioteca Libertaria Armando Borghi, ott. 1981; per una consultazione diretta cliccare sul link: http://bibliotecaborghi.org/wp/index.php/luce-fabbri-2/

– M. Rago, Luce Fabbri: una lezione di vita, «Rivista storica dell’Anarchismo», lug.dic. 2000;

– M. Rago, Entre a Historia e a Liberdade: Luce Fabbri e l’anarquismo contemporaneo (edizione italiana Fra la Storia e la libertà, Edizioni Zero in condotta, Milano, 2008), São Paulo 2001, in appendice all’articolo e al libro vi è una esaustiva bibliografia sulla scrittrice e politica italiana.

– Luce Fabbri, La libertà nelle crisi rivoluzionarie (Montevideo, 1947); 

– Luce Fabbri, L’anticomunismo, l’antiimperialismo e la pace (Montevideo, 1949); 

– Luce Fabbri, Sotto la minaccia totalitaria. Democrazia liberalismo socialismo anarchismo (Napoli, 1955); 

– Luce Fabbri, Una strada concreta verso l’utopia. Itinerario anarchico di fine millennio (Pescara, 1998).

– Luce Fabbri, I canti dell’attesa (Montevideo 1932)

– Luce Fabbri, Propinqua libertas, a cura di Gianpiero Landi (Biblioteca Franco Serantini (BFS) Pisa, 2005)