Lucia di Lammermoor al Pergolesi di Jesi

Termina in bellezza la stagione lirica di tradizione del Pergolesi di Jesi, con la Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizzetti.

 

L’opera si apre con un ampio drappeggio, illuminato di blu, che si alza lentamente. Vi si proietta sopra l’immagine di un mare di sangue, che ricorda le scenografie cruente del Macbethmesso in scena pochi giorni prima.  Dispiace la lunga pausa che precede la scena del volano: fa pensare a qualche inconveniente, tenendo lo spettatore in un momento di sospensione troppo lungo per essere chiamato suspance.

A questo vuoto fa séguito una bellissima scena di quattro fanciulle che giocano con pallina e racchette, con il mare come sfondo, che si muovono con grande grazia e leggiadria, quasi fossero ninfe. Allo sfondo marino seguono delle margherite, non bellissime, che però contribuiscono a dare un’idea di levità e innocenza alla scena. Lucia prona e con le gambe all’aria canta spensierata, poi duetta con Edgardo, col mare sullo sfondo. Il tutto è molto bello. Poi la situazione precipita a causa della ferma volontà del fratello di lei di ostacolare il suo amore per Edgardo.

Grande Julian Kim nel secondo atto, interpreta molto bene il ruolo del fratello di Lucia, pieno d’irremovibile odio, sordo al pianto della fanciulla, rigoroso, implacabile. Lucia, annientata dalla volontà del fratello, rimane senza forze a terra – sublime l’immagine di lei in un abito candido e luminoso. È l’inizio della fine.

Un altro lungo intervallo dopo la prima metà del secondo atto, un po’ fastidioso. La scena che segue è però un trionfo: rappresenta al meglio l’atmosfera di festa, gli abiti belissimi, estremamente curati ed eleganti. A un certo punto la spensieratezza della situazione viene bruscamente interrotta dalla comparsa di Edgardo. Grande tensione che preannuncia il confronto tra l’innamorato e il fratello. Molto bella la scena con Edgardo e i convitati dopo la firma del contratto con il quale Lucia viene praticamente venduta per salvaguardare l’onore e il patrimonio della famiglia. Anche Raimondo, uomo di Dio, contribuisce a vendere la fanciulla, scongiurando il duello tra i due uomini.  In questo momento inizia la danza scomposta di due ragazze partecipanti alla festa, a significare la cruda e volgare strumentalizzazione di Lucia, sacrificata a logiche di potere famigliare.

Bellissima anche la scena di festa del terzo atto, in cui tutti sono ubriachi, scomposti e vestiti in modo eccentrico, spezzata dall’apparizione del cadavere che rotola dalle scale. Lucia compare inquietante: il volto stravolto, sporco di sangue, la persona trasfigurata.

Già noto al pubblico del Pergolesi ne I Puritani, il baritono Julian Kim nel ruolo di Lord Enrico Asthon conferma appieno la sua bravura; sicura e bella anche questa interpretazione.

Miss Lucia è interpretata da Sofia Mchedlishvili, giovane soprano dalla vocalità delicata e piacevolmente omogenea; è stata molto brava a catturare la giusta attenzione nella famosa scena della pazzia.

Sir Edgardo di Ravenswood (Gianluca Terranova): emotivamente efficace  e  dal gradevole timbro, tuttavia è risultato a volte poco morbido nei passaggi sugli acuti, purtroppo.

Scenicamente corretta è  stata la presenza di  Giovanni Battista Parodi nel ruolo di Raimondo; non male la sua voce, un peccato il lento vibrato. Ugualmente corretti  ma meno convincenti a livello tecnico sono stati Alessandro Scotto di Luzio e Cinzia Chiarini, rispettivamente Lord Arturo Bucklaw e  Alisa.

Appropriato il Normanno di Roberto Jachini Virgili.
Degni di nota i cantanti del Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”, sempre bravi nelle scene loro dedicate. Piacevole a vedersi, il coro, sia nei momenti solenni che in quelli più giocosi.

 Serena Api e Lorenzo Franceschini