Proponiamo in anteprima per i lettori di ARGO un estratto da Zurita. Quattro Poemi (Valigie Rosse, Caratteri, collana diretta da Paolo Maccari e Valerio Nardoni, 2019) del poeta cileno Raul Zurita, volume tradotto da Alberto Masala e curato da Lorenzo Mari. Testi scelti per Argo da Fabio Orecchini.

 

dalla sezione ASCOLTA DUNQUE, IDIOTA

EL PAÍS DE SED

Rotas butacas

Entonces hacia la izquierda de la carretera se vio el
país de sed

Sobre el desierto chileno con soldados patrullando en
las entradas boleterías hechas añicos y orquestas en
derrota alejándose cielo adentro

Mientras cientos y cientos de oboes abandonados en las
piedras se iban mimetizando con el atardecer y eran
como imágenes de sueños las butacas destripadas la
concha acústica trizada en los arenales

Allá donde nos preguntaron a culatazos los nombres y
uno de los nuestros dijo “no oigo” y el oficial le gritó
“tu nombre o te jodes” y él: “Beethoven” y el oficial:
“¿qué Beethoven” y él: “el mismo” y el otro: “no le
sacarás una puta nota a este peladero tipo” y eran los
arenales de la sinfónica fundiéndose con el infinito
desierto del horizonte encangrejado reseco como
un bombardeado país de sed atravesado en la carretera


IL PAESE DI SETE

Poltrone rotte

Poi a sinistra della strada si vide il
paese di sete

Sopra il deserto cileno con soldati di pattuglia
all’entrata biglietterie fatte a pezzi e orchestre in
disfatta che si allontanavano al largo nel cielo

Mentre centinaia di oboi abbandonati fra le pietre
cominciavano a mimetizzarsi col tramonto ed erano
come immagini di sogni le poltrone sventrate la
conchiglia acustica crepata sulla spiaggia

Là dove ci chiesero a colpi di calcio di fucile i nomi e
uno dei nostri disse “non sento” e l’ufficiale gli gridò “il
tuo nome o sei fottuto” e lui: “Beethoven” e l’ufficiale:
“quale Beethoven” e lui: “proprio quello” e l’altro: “non
tirerai fuori una fottuta nota da questo soggetto” e gli
arenili della sinfonia si stavano fondendo con l’infinito
deserto dell’orizzonte incancrenito secco come
un bombardato paese di sete di traverso sulla strada


LVB/ OP 110

Llanuras

Oigan fulanos ¿alcanzaron entonces a ver esas pampas
tocar frente a ustedes?

Resecas solitarias tañendo igual que una orquesta que
se va perdiendo en el viento allá sinfoneando en esos
infinitos

Donde todos se ponían de pie viendo a un fulano parado
gritando frente a las grandes llanuras Soy Beethoven
repetía Ludwig Van moviendo con frenesí los brazos
como si efectivamente les dirigiera la música a esas
pampas de sed infinitamente mudas infinitamente
silenciosas infinitamente sordas y era como si a tu
lado un gran amor te estuviera llamando y tú no oyeras


LVB/ OP 110

Pianure

Ehi ragazzi dunque siete riusciti a vedere queste pampas
suonare davanti a voi?

Rinsecchite solitarie suonando come un’orchestra che
va disperdendosi nel vento laggiù sinfoneggiando in
quegli infiniti

Dove tutti si alzavano in piedi vedendo un tipo fermo a
gridare di fronte alle grandi pianure Sono Beethoven
ripeteva Ludwig Van muovendo con frenesia le braccia
come se effettivamente dirigesse la musica di quelle
pampas di sete infinitamente mute infinitamente
silenziose infinitamente sorde ed era come se al tuo
fianco un grande amore ti stesse chiamando e tu non sentissi


LVB/ OP 111

Rompientes

¿Y lo vieron después frente a esas playas imponente
pálido moviendo la batuta frente a las rompientes?

Mientras detrás de él el atardecer caía como si fuera otro
mar y nosotros el horizonte que miraba a LVB doblarse
lloroso cayendo frente a esas olas

Desmoronándose frente al destellante océano de sed que
brama tocando las notas finales de esta vida
Qué tocas le preguntan a LVB los torturados cayendo
como caen las rompientes en las playas Quise
interpretar esas rompientes pero era sólo el oleaje de los
muertos les contesta él con tristeza sordo como
Dios apuntando con su batuta al ensangrentado cielo


LVB/ OP 111

Flutti

E l’avete visto poi di fronte a quelle spiagge imponente
pallido muovere la bacchetta davanti ai flutti?

Mentre dietro di lui il tramonto cadeva come se fosse un
altro mare e noi l’orizzonte che guardava LVB
piegarsi in lacrime cadendo davanti a quelle onde

Sgretolandosi di fronte all’oceano scintillante di sete che
urla suonando le note finali di questa vita
Cosa suoni chiedono a LVB i torturati cadendo come
cadono le ondate nelle spiagge Ho voluto interpretare
queste ondate frangenti ma era solo la mareggiata dei
morti risponde lui con tristezza sordo come
Dio puntando con la bacchetta al cielo insanguinato


LVB/ OP 113

La Quinta

¿Y escucharon alguna vez la Quinta del destino tocar
en esas cumbres?

Árida sonando como suenan las inaudibles montañas
que avanzan como suenan las cuencas vacías del mar
como suenan las nubes moviéndose

Y era la Quinta sin notas sin sonidos como nubes
desplazándose explica LVB agitando sus brazos
como se agitan los prisioneros bajo los golpes
eléctricos ¿Pero tú te escuchas? le preguntamos
mirándolo dirigir a todo trapo las cumbres del país
de sed enloquecido ya casi de rodillas igual que
un prisionero que se va doblando frente a su destino


LVB/ OP 113

La Quinta

E avete ascoltato qualche volta la Quinta del destino
risuonare in quelle cime?

Suonando arida come suonano le inaudibili montagne
che avanzano come suonano le conche vuote del mare
come suonano le nubi in movimento

Ed era la Quinta senza note senza suoni come nubi
che si spostano spiega LVB agitando le braccia
come si agitano i prigionieri sotto le scosse
elettriche Ma tu ti ascolti? gli abbiamo chiesto
guardandolo dirigere a tutta forza le cime del paese di
sete impazzito già quasi in ginocchio come un
prigioniero che si sta piegando di fronte al proprio destino


LVB/ OP 117

Orilla muerta

Entonces por un instante todas las olas se doblaron
al unísono sin un sonido mudas golpeando la playa
muerta

Dibujando la infinita catarata que se abría al frente de
la carretera allí donde Ludwig Van trataba de dirigir
el infinito sin escucharlo con las muñecas vendadas
golpeándose contra el sordo cielo

Cuando por un segundo nos vimos a nosotros mismos
flotar cielo abajo siguiendo con los labios la catarata
del mar derrumbándose frente a la carretera Y eran
sólo sonidos vacíos trapos de mi mente decía con
pena LVB tocándonos en el piano algo que alguna
vez fue la Coral tapado de arena vacío llorando
como sólo puede llorar el mar ante una orilla muerta


LVB/ OP 117

Riva morta

Poi per un istante tutte le onde si chinarono
all’unisono senza un suono mute colpendo la
spiaggia morta

Disegnando l’infinita cascata che si apriva davanti alla
strada lì dove Ludwig Van cercava di dirigere l’infinito
senza ascoltarlo con i polsi fasciati sbattendo contro il
cielo sordo

Quando per un secondo vedemmo noi stessi fluttuare in
cielo aperto seguendo con le labbra la cascata del mare
che crollava di fronte alla strada Ed erano soltanto
suoni vuoti stracci della mia mente diceva con dolore
LVB suonandoci al piano qualcosa che un tempo
fu il Coro coperto di sabbia vuoto piangendo
come solo il mare può piangere davanti a una riva morta


LVB/ OP 118

Torturados

Nada no se escucha nada se gritaban los torturados
de la Unidad 420 debajo del ensangrentado crepúsculo
desnudos temblando

Frente a los muelles que parecen flotar en la sangrante
aurora frente a los mismos desmantelados barcos de
la bahía frente a la misma herradura ensangrentada
del océano

Donde lo único que existe son unos derruidos molos y
al fondo los mismos escombros las mismas mohosas
escuadras los mismos torturados desnudos Es que
queríamos oírlo dirigir las grandes marejadas del
Pacífico le decían los de la Unidad 420 a Ludwig Van
Beethoven que flotaba alejándose ensimismado
extraño por la parte más inconfesable del atardecer


LVB/ OP 118

Torturati

Niente non si sente niente si urlavano i torturati
dell’Unità 420 sotto il crepuscolo insanguinato nudi
tremando

Davanti ai moli che sembrano fluttuare nella sanguinante
aurora davanti alle stesse smantellate navi della baia
davanti allo stesso ferro di cavallo insanguinato
dell’oceano

Dove esistono solamente alcuni moli diroccati
e in fondo gli stessi detriti le stesse squadre
ammuffite gli stessi torturati nudi È che volevamo
sentirti dirigere le grandi mareggiate del Pacifico
dicevano quelli dell’Unità 420 a Ludwig Van Beethoven
che galleggiava allontanandosi immedesimato
estraneo verso la parte più inconfessabile del tramonto

 

***

Raúl Zurita Canessa è nato a Santiago del Cile nel 1950 da padre cileno e madre italiana. Dopo aver partecipato alle mobilitazioni studentesche cilene nella seconda metà degli anni Sessanta, si iscrive alla facoltà di Ingegneria della Universidad Técnica Federico Santa María della città di Valparaíso. Qui entra nelle organizzazioni giovanili del Partito Comunista cileno e stringe amicizia con un
altro importante poeta della sua generazione, Juan Luís Martínez, di cui sposa la sorella, artista visuale. Nel 1968, Zurita scrive la poesia El sermón de la montaña (‘Il sermone della montagna’), testo nel quale si può scorgere un’anticipazione di quello che succederà l’11 settembre 1973, con il golpe militare che porterà al potere Augusto Pinochet. Nello stesso giorno del golpe, Zurita viene arrestato da una pattuglia di militari e portato allo Stadio di Playa Ancha, dove subisce percosse e torture, per poi essere trasferito sulla nave cargo Maipo ed essere finalmente liberato nel mese di ottobre.
Nel 1979 fonda il collettivo artistico CADA (Colectivo de Acciones de Arte) insieme alla seconda moglie, Diamela Eltit, poetessa e artista visuale, e ad altri sodali, impegnandosi in una serie di interventi artistici e performance pubbliche di critica e opposizione al regime. Nello stesso anno, pubblica Purgatorio, prima parte di una trilogia poetica dai chiari riferimenti danteschi (Zurita è profondo esperto e traduttore di Dante Alighieri), che comprenderà anche Anteparaíso (1982) e La vida nueva (1994). Del 1985 è invece un’altra opera fondamentale nella produzione di Zurita, Canto a su amor desaparecido, incluso in forma integrale in questa antologia. Tra le azioni artistiche, si ricordano, a titolo di esempio, il disegno nei cieli di New York, con l’ausilio di cinque aerei, di un poema di quindici versi intitolato anch’esso La vida nueva, nel 1982, o ancora il disegno, visibile dall’alto, del verso «Ni pena ni miedo» (‘Né dolore né paura’) nel deserto cileno di Atacama, nel 1993. Con la fine della dittatura di Pinochet e l’elezione del presidente Patricio Aylwin, Zurita è nominato addetto culturale dell’ambasciata cilena a Roma, città dove vive fino al 1995. Sarà poi docente di varie università, tra le quali l’Universidad Diego Portales di Santiago del Cile.
Nel 2009 sposa la sua attuale compagna, Paulina Wendt.
Tra le sue opere più recenti, vi sono Canto de los ríos que se aman (1997), INRI (2003), LVB. El país de tablas (2006) e la monumentale edizione antologica Zurita (2011), pubblicata sia in Spagna che in Messico. Zurita ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti per la sua opera, tra i quali si possono ricordare il Premio Nacional de Literatura cileno (2000), il Premio José Lezama Lima (2006), il Premio Iberoamericano de Poesía Pablo Neruda (2016) e il Premio José Donoso (2017).