La vecchia stalla dei cavalli, la vecchia stalla in disuso. Entrando, girando sulla sinistra, in fondo, nella mangiatoia, nella semioscurità lei trattiene lo spasmo e il dolore, compostamente. Ai lati della mangiatoia, davanti, due tini di rovere fermentano con macerazione intensa il Taurasi, vino dal colore rosso granato con complessa aromatizzazione dominata da frutti rossi e spezie. Nella mangiatoia, delle coperte sufficienti e necessarie, esattamente quelle che servono. Lei sistema e risistema le due coperte smesse di macramè, corredo di una figlia e della madre di una figlia, logore, buttate via, utili adesso. Agitata. L’ansia, il respiro affannoso, ha mangiato poco, potrebbe vomitare adesso, ha perdite vulvari biancastre, la temperatura del retto è scesa a 37 gradi. Questo l’inizio del travaglio, la fine determinata del calore, dopo nove settimane di attesa, la cervice si dilata alle prime contrazioni. Che sia una sola, nelle ossa scompigliate dalle doglie si intuisce la sua speranza: che sia una sola, perché sarà sua e di nessun’altra. Lei geme.
Tratto da Pozzoromolo, Meridiano Zero, 2009 (Gentilmente concesso ad Argo dall’autore)

