Nelle poesie di Luigi Socci attraverso l’ironia si raggiungono nuove consapevolezze

 

In occasione della 15° edizione de La Punta della Lingua, festival internazionale di poesia totale, Argo presenta dodici brevi interventi dedicati ad alcuni dei suoi ospiti più illustri e agli autori ormai scomparsi di opere che sono state recentemente riproposte nella nuova veste qui presentata.


 

Definito tra i migliori «chirurghi del verso» che abbiamo in Italia, Luigi Socci ritorna dopo sette anni da Il rovescio del dolore (Italic Pequod, 2013) con Regie senza films (Elliot edizioni, 2020). Il cinema evocato nel titolo è solo uno tra gli elementi che caratterizzano il linguaggio, che viene manipolato e accompagnato da un catalogo di enjambement, rime, parodie, correzioni. Se i giochi di parole sono capaci di innescare l’effetto comico, o di marcare l’ironia cercata dall’autore, dando la vaga impressione di una poesia leggera, o divertita, è nelle immagini evocate che si rende inevitabile una presa di coscienza. L’io, o il soggetto, che si manifesta e si esibisce anche nel motivo del corpo («Senti come una testa nella testa/ una testa più piccola all’interno/ di una testa custodia»), è tra i temi centrali della raccolta, e come il linguaggio si traveste, illude e viene smascherato.

 

 

Sei rimasto seduto
dove stavi seduto da prima
senza il cappello per tenere il posto
che comunque nessuno vuole.

Ti attieni ai fatti.
Te li tieni stretti.
Guardi sembrare immobile
l’acqua dei rubinetti.

 

⥀⥀

 

La gente è perfettibile.
La gente è migliorabile.
La gente non è male.
La gente cammina in modo innaturale.

Sembra mettere un piede
davanti all’altro meccanicamente
senza un vero movente.
La gente si muove con troppe movenze.

(gli è stato detto ma non gli è chiaro
non gli entra in testa che è un documentario)

La gente non sa stare al suo posto
perché ha un certo talento non richiesto.

La gente guarda in macchina
oppure non ci guarda non guardandoci
con fare quasi sospetto:
tergiversa gironzola fa la gnorri fischietta
si gratta si scrocchia una falangetta
dietro la schiena intreccia le mani
nella classica posa della vecchiaia
(una posa da intenta a qualcosa)
finge interesse per una qualunque
cosa modestamente interessante
fa finta di fare finta
di niente, fa l’indifferente.

La gente se la guardi fa una faccia
da passante di lì per caso.
Da gente scambiata per altre persone.
Si indica stupendosi del fatto
di come mai ci si rivolga a lei
proprio a lei che passava di lì per caso.

La gente se la guardi nella faccia
la gente fa buon viso.

La gente se la guardi fa una faccia.

 


 

Luigi Socci è nato ad Ancona, dove vive, nel 1966. Agente di commercio, versificatore part-time, performer confessional e (ri)animatore poetico ha pubblicato Regie senza films (Elliot, 2020), Prevenzioni del tempo (Premio Ciampi Valigie Rosse, 2017), Il rovescio del dolore (Italic Pequod 2013, Premio Metauro e Premio Tirinnanzi-Città di Legnano), Freddo da palco (d’if, 2009) ed è presente nelle antologie Samiszdat (Castelvecchi, 2005) e VIII Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2004). Scrive di teatro per Il Messaggero e Il Resto del Carlino. È nella redazione del lit-blog “Le parole e le cose” ed è direttore artistico del festival di poesia “La Punta della Lingua” e dell’omonima collana per l’editore Italic Pequod.

 

La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 1
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 2
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 3
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 4
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 5
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 6
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 7
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 8
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 9
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 10
La Punta della Lingua 2020. Protagonisti 11