Luis Devin, La foresta ti ha, Castelvecchi 2012

la-foresta-ti-haLa foresta ti ha non è il semplice resoconto di un periodo di studi antropologici sul campo, di un giovane occidentale in Africa presso i pigmei Baka, ma il racconto di una trasformazione, di una presa di coscienza. E neanche solamente una privata esperienza di vita, bensì un modo per descrivere l’incontro tra universi differenti, anzi, tra “foreste” diverse, perché per i Baka la foresta non è solo un luogo, un contesto, ma un vero e proprio paradigma di interpretazione del mondo: e l’occidente bianco da cui proviene il protagonista è una foresta, dal loro punto di vista. Mondi diversi si incrociano continuamente nel romanzo: quello dei Baka e quello dei villageois, gli abitanti dei villaggi fuori dalla foresta, i “civilizzati”, coloro che ormai commerciano con gli occidentali e sfruttano i “selvaggi”. L’occhio del protagonista vede più lontano, è consapevole della situazione africana e nonostante questo è impotente, perché comunque vede tutto dall’interno: l’unica via è lasciarsi andare all’attrazione della foresta, farsi coinvolgere oltre il limite imposto dal ruolo di studioso, immergersi anima e corpo nei riti di passaggio che inevitabilmente si trova ad affrontare, per capire il popolo che ha di fronte e in definitiva per capire se stesso, per diventare un tutt’uno e farsi possedere dalla foresta.
Dopo mesi la grande occasione, il privilegio di partecipare al rito di iniziazione per diventare un uomo, per diventare un Baka a tutti gli effetti, incontrando il sanguinario spirito della foresta Jenghi, che ucciderà i giovani partecipanti al rito e, a sua discrezione, li riporterà in vita come uomini. Inevitabilmente, tutto questo comporta un viaggio, prove da superare, oggetti da recuperare, e pare tutto un grande un rituale, come si può ritrovare in qualsiasi narrazione di formazione, a prescindere dal contesto di provenienza, come se fosse connaturato all’uomo il bisogno di procedere a passi, a fasi successive, prima di un climax finale dal quale tutto sembra dipendere ma che, in definitiva, era stato abbondantemente preparato.
Luis Devin parla dell’esperienza universale della crescita, della scoperta di sé e dell’altro, in un romanzo capace di fondere intimismo, esotismo, denuncia sociale, avventura e mistero, mantenendo viva l’attenzione con un’impalcatura avvincente fatta di episodi significativi, di epifanie vissute in prima persona. La scrittura sa essere leggera ma precisa: senza indugiare a lungo la narrazione procede in modo fluido, interrotta solo da semplici frasi secche che focalizzano l’attenzione e chiariscono concetti, magari in successione come zoomate a ripetizione, non prive, a volte, di una buona dose di sarcasmo, anche se rispettoso e senza malizia. Il narratore infatti, per quanto coinvolto e ormai fuori dalla logica dello studioso distaccato, oscilla inevitabilmente tra paradigmi di pensiero differenti, il che paradossalmente non accentua il divario culturale, anzi, contribuisce in un qualche modo a colmarlo, riconoscendo omologie logiche e comportamentali tra “foreste” lontane.Luis Devin (1975) è antropologo della musica, ha effettuato diverse ricerche sul campo, presso vari popoli africani. È autore di racconti apparsi su Nuovi Argomenti e Granta Italia, La foresta ti ha è il suo primo romanzo, nato dalla sua esperienza presso un clan Baka, del quale a tutti gli effetti fa parte essendo stato ammesso al loro rito di iniziazione maschile nel 2000, quando era ancora studente.

Simone Colombo