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Massimiliano Chiamenti, Suicidal poems (4 agosto 2011)

Massimiliano Chiamenti era un nostro collaboratore, un nostro compagno di viaggio, un nostro amico. 

È stato con noi alle infuocate assemblee del Vag61; è stato con noi alla nostra prima presentazione romana, il 1° luglio 2007, alle Officine Pigneto; è stato con noi a Sommacampagna, provincia di Verona, a stupire con i suoi versi disarmati e disarmanti le famigliole che ascoltavano il reading, sedute ai tavoli del festival Cibo per la mente, a giugno 2009; nel freddo della libreria all’aperto Metro di Ancona, il 6 dicembre dello stesso anno, per poi passare la serata con Massimo Canalini a parlare di Pier Vittorio Tondelli: è stato con noi a leggere di fronte ai quattro gatti radunatisi allo Spazio INDUE di Bologna, il 24 marzo 2010, il 12 giugno al Bartleby per il B.I.R.R.A., il 22 giugno per il Decennale di Argo a piazza Verdi, il 15 luglio all’Ex.Manifattura per la rassegna “All’ombra dell’albero che regge il mondo” del Festival “Il Porto ritrovato”; è stato con noi il 7 novembre al Bubamara di Senigallia e con il collettivo poetico “Calpestare l’oblio” il 30 aprile scorso alla Notte Bianca di Firenze.

Con il suo corpo se n’è andato sabato pomeriggio scorso, 3 settembre 2011. Ma il suo spirito resterà sempre qui, con noi.

Scusa Massi se non abbiamo risposto al grido di aiuto che ci hai inviato il 4 agosto scorso, con questi tuoi Suicidal poems.

(Valerio Cuccaroni)

* * *

Massimiliano Chiamenti, Suicidal poems (4 agosto 2011)

 

le voci dissonanti

 

 

contrasto

 

la mia testa è piena di voci

voci dissonanti

ciascuna di loro ha preso uno spazio

è confusione tutto e contrasto

nel rettangolo delle forze

la risultante è zero

e le polarità scisse tra di loro

mi fanno fare un passo avanti

e uno indietro

così io resto fermo

e soffro sempre più

e mi manca la volontà

e mi manca la speranza

e chiedo aiuto

e aiuto non giunge

gli eventi e le persone mi dominano

resto in una gabbia

e crollo lentamente

 

 

*

 

 

fatture

 

le uniche lettere che ricevo

sono ormai solo richieste di pagamenti

multe bolli sanzioni minacce

mai un messaggio con un invito a cena

o a leggere le mie poesie

da qualche parte

o un editore che mi voglia pubblicare

da me il mondo vuole solo soldi

che non ho più neanche per mangiare

allora ogni giorno mi alzo

spero di riuscire a trovare cibo

e attendo il momento del sonno

che mi liberi dall’incubo della mia vita

non cerco più niente

ho perduto tutto

e più niente mi interessa

tiro solo avanti

senza mai un aiuto

e attacchi sempre più omicidi

mi faranno morire tutti di fame

e di crepacuore

ma io continuo il mio cammino

anche se questo inferno

non si può chiamare vivere

eppure è così

nella vita ci vuole prudenza e senso pratico

o si perisce

e i guai non hanno mai rimedio

basta un attimo a commetterli

e poi non si rimedieranno mai

perché non mi uccido?

perché anche per togliersi la vita

ci vorrebbe un bello slancio di vitalità

 

*

più niente

 

non capisco più niente

non so fare più niente

non ho più niente

non sono più niente

soffro e tengo duro

un soffrire e un tener duro

che non servono a niente

 

*

 

 

il dolore

 

strazio e dolore lancinante

oltre il quale non si può andare

una coppia ricca ti vuole scopare

hanno cazzi e droghe da dare

e tu ci vuoi andare e ci andrai

io ne morirò io svuotato

tu hai le gioie e io le noie

io non ho un luogo di pace sulla terra

le lacrime non mi possono più bastare

ho terrore di tutto

terrore di te

terrore della solitudine

terrore del manicomio

terrore del lavoro

terrore del terrore

voglio gridare gridare

ma nessuno nessuno

mi viene a salvare

 

*

 

la morte

 

non si presenta donna orrenda e con la falce

ma con sembianze leggiadre

le più belle che puoi desiderare

ti si avvicina soave

come una camera bene arredata dove entrare

ti lasci prendere per mano

e ti conduce con sé nel male nel mare

le luci si spengono ad una ad una

e l’angelo della morte ti porta via

tu devi solo rilassarti

lasciarti dolcemente guidare

annullarti lasciarti fasciare

dal suo dolce sguardo omicida

 

*

 

 

ora

 

mi hai intrappolato

in questa spirale

che mi soffoca

le tue mani che mi sfiorano

mi fanno orrore

vorrei piantarti un coltello

nella gola mentre dormi

tagliartelo con un’accetta

buttarti giù dalle scale

sei un parassita un porco

sai solo mangiare e mangiare

ruttare cagare e fottere a spregio

in sostanza mi fai solo schifo

mi hai trascinato in basso

demolito ogni mio sogno

hai inquinato tutto ciò che hai toccato

ti auguro ogni bene

ma lontano da me lontano

ti supplico svanisci scompari

vivi e lascia vivere

viviti e lasciami vivere

vai via per sempre

allontanati

stacca la tua bocca

dalla mia vena

staccala per amor di dio

smetti di succhiarmi quel poco

di sangue che mi resta

fai le valigie e scompari

sei infedele avido bugiardo

rozzo inutile e volgare

prepotente psicopatico aggressivo

smorfioso e pericoloso

sei insomma una brutta puttana

un topo di malaffare

una zecca rompipalle e invadente

ma quante altre notti insonni

quante visite da psicologi

quante medicine dovrò prendere

prima che tu capisca

che sei tu il mio problema

che sei tu a non volertene andare?

eppure quando vedo i tuoi vestiti per terra

sento una tenerezza strana

capisco che ti amerei ancora

quelle scarpe marroni

quella camicia a fiori rosa

ma la tua fame non ha limiti

e quel tuo cesso di apparato rinoboccale

non la smette di fagocitare

mangiare e dolciumi e polverine e cazzi

e perfino la mia pelle dolorante a morsi

dicendo

“com’è succulenta la mia mogliettina”

ma non ti fai orrore?

e poi sì lo vedo

quelle poche volte che mi scopi

hai qualcosa di malvagio

nelle pupille

non mi vuoi infondere amore

ma terrore

uno sguardo che ogni volta mi dice

che saresti capace di uccidermi

se solo osassi chiederti di andare

stai giocando come il gatto col topo

mi stai uccidendo lentamente sadicamente

mi fai soffrire e soffrire come un povero animale

         

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