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Meme | di Davide Galipò

Dal situazionismo alla guerra dei meme

Solo colui che è capace di svalutare può creare dei valori nuovi.
E ciò si può fare solamente dove vi sia qualcosa da svalutare, vale a dire su un valore già stabilito.
Asper Jorn, Peinture détournée

Si parla da decenni di società dell’immagine. Possiamo facilmente capire come un disegno, spesso muto o accompagnato da poche, fuorvianti parole possa raggiungere milioni di persone superando confini e barriere linguistiche, e possa essere così declinato in milioni di modi in base alla fantasia degli utenti. Il divertimento che ne scaturisce sta via via sostituendo, sul web, l’analisi politica.
La situazione sembra essere talmente fuori controllo – o come diceva qualcuno, grave ma non seria – che ora una nuova legge sul copyright del Parlamento europeo vorrebbe addirittura vietarli.
Stiamo parlando dei pericolosissimi meme (1), che da qualche mese a questa parte sono tornati ad occupare le pagine di cronaca perché sarebbero responsabili, secondo alcuni, della crescita di popolarità di personaggi come Donald J. Trump, vero e unico fenomeno virale dell’ultima campagna elettorale made in USA.
Le cose stanno davvero così? Durante questo pur breve excursus, cercheremo di partire dagli albori per tentare di comprendere la portata del fenomeno, che affonda le sue radici in una tecnica usata dai situazionisti più di cinquant’anni fa.

Via Memepropaganda

Il vero, un momento del falso

Dall’esplosione del caso Cambridge Analytica siamo tutti inevitabilmente ossessionati dalla privacy, da cos’è vero e cosa no, e da quale possa essere il modo più efficace per stanare le «fake news» prediligendo un’informazione seria, fondata e di qualità. Freniamo per un momento le rotative dell’ansia per renderci conto che i casi di «falsi» storici e i tentativi di depistaggio dall’informazione «ufficiale» esistono più o meno dall’invenzione dei caratteri mobili. Era il 1967 quando Guy Debord, nel suo profetico La société du spectacle affermava che «nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso» (cap. I, aforisma 9), per sostenere che lo «spettacolo» aveva ormai raggiunto un livello di diffusione tale da rendere superflua la distinzione tra ciò che è vero e ciò che non lo è.
Il ribaltamento che ne consegue giunge fino alle nostre edicole, quando riviste satiriche come «Il Male» (corrispettivo del «Charlie Hebdo» francese) distribuivano prime pagine dei giornali con falsi clamorosi, come quello celebre che vedeva l’attore Ugo Tognazzi nel ruolo di capo delle Brigate Rosse.

Il Male, Falso “Paese Sera”

Secondo i situazionisti italiani, dalla redazione di «Frigidaire» fino alla comparsa del Blob di Enrico Ghezzi nel 1989, combattere il potere significava innanzi tutto combattere il linguaggio con il quale esso si esprime, apportando il «cambio di segno» necessario a stravolgerne il significato, per instillare nel lettore il dubbio del controsenso e esercitare il proprio gusto per il paradosso.
Questa tecnica, denominata «détournement», non proviene dalle arti visive bensì dalla poesia: fu infatti il poeta francese Isidore Ducasse, conte di Lautréamont e icona dei situazionisti, a introdurre tra le sue massime la necessità del plagio come mezzo per la progressione delle idee, partendo dal presupposto che «Le idee migliorano. Il senso delle parole vi partecipa. Il plagio è necessario. Il progresso lo implica» (capitolo VIII, aforisma 207). La tecnica del détournement – esempio lampante furono i famosi “baffi” alla Gioconda – impiegata nei fumetti, nell’arte, nel cinema, ha avuto tra i suoi massimi esponenti Marcel Duchamp, J. V. Martin, Asper Jorn, Raoul Vaneigem e lo stesso Debord.
Ma torniamo ai giorni nostri: anno 2018, l’informazione si è fatta spettacolo e la cultura «meme».

Via L’angolo del buonumore con Bifo

Il meme non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale tra individui, mediato da immagini

Possibile che i movimenti d’avanguardia avessero effettivamente presagito questa strana forma di comunicazione? Forse. Il meme, nella sua viralità, è il contrario della citazione: è il linguaggio che nessun riferimento al passato e al di sopra della critica può confermare; è invece la sua coerenza – quindi la sua insistenza – a confermare il vecchio nucleo di verità apparenti che esso costituisce se paragonato al tempo presente.

Via Prismo

Nel suo libro La guerra dei meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito, Alessandro Lolli prova a restituire la portata del fenomeno nato nei circuiti nerd e approdato sulle pagine di destra americane. L’autore rivela giustamente come determinati strumenti di comunicazione siano troppo efficaci per rimanere svincolati da presupposti ideologici. L’analisi di Lolli prosegue dicendo che anche la sinistra – fatta eccezione per i moti del ’68 – non ha saputo fare proprio questo strumento, e che dovrebbe impossessarsi del «politicamente scorretto» e imparare a utilizzare l’ironia dei meme. Lolli dimentica forse che è il meme stesso ad essere anti-ideologico, proprio perché espone e manifesta nella sua pienezza la contraddizione insita in ogni sistema: la svalutazione di valori precostituiti, la negazione di una verità accettata dai più e un ribaltamento del messaggio iniziale. In altre parole, ogni linguaggio tradisce la sua ideologia e, come i situazionisti sapevano bene, il détournement si poteva utilizzare per diffondere nelle masse una sana consapevolezza marxista, a patto di non cadere nella citazione fine a se stessa; al contrario, si potevano detournare i contenuti più subdoli della società spettacolare per rispedirli al mittente e creare così un cortocircuito necessario al loro tentativo di sovversione linguistica.
Questo è il meme: quel fenomeno virale che non mira a riprodursi ma a reinventarsi.

Via L’angolo del buonumore con Bifo

Emanciparsi dalle basi materiali della verità capovolta: il rovesciamento di prospettiva

Veniamo quindi alla conclusione che il meme è una tecnica di persuasione proveniente dalle correnti della sinistra radicale e della quale la sinistra attuale ha fatto volentieri a meno, determinando una riappropriazione indebita da parte della destra.
Come si legge nel libro di Gianfranco Marelli, L’amara vittoria del situazionismo, «il détournement fu uno strumento sovversivo di propaganda della teoria rivoluzionaria ben più potente dello scandalo, in quanto non si limita a suscitare l’indignazione o il riso, ma acquista un aspetto parodistico, al contempo serio, tale da determinare uno stato di agitazione immediata […] attraverso l’abile indifferenza e infedeltà verso qualunque parola, frase, azione del cui contenuto l’elemento semantico – svuotato del senso originale e persane la traccia – verrebbe così ad impossessarsi di una fedeltà rivoluzionaria.» (2)
Quando Marcel Khayati redigeva la sua Introduzione a un vocabolario situazionista, sosteneva che «qualsiasi rivoluzione è nata nella poesia e si è fatta per mezzo della forza della poesia», in una concezione della rivoluzione come «opera d’arte totale», che vedeva la Comune di Parigi come la più grande «festa» del XIX secolo, secondo la definizione che ne diede anche Henri Lefebvre. In questo consisteva il «rovesciamento di prospettiva» auspicato dai situazionisti.
Va da sé che questa carica rivoluzionaria sia stata gradualmente assorbita dal riformismo, che il neoliberismo abbia vinto la sua battaglia in barba a qualsiasi concetto di giustizia sociale e che nel panorama attuale, per ascoltare una minima nozione di critica marxista, ci si debba affidare a personaggi ambigui del calibro di Diego Fusaro.

Via Automatizzato Comunismo Memetico

A ben guardare, sono molte le realtà nel mare del web che già stanno operando per fare in modo di arginare la deriva in corso. Tra le pagine di facebook più seguite e apprezzate – come Fotografie segnanti, giusto per citarne una, ma l’elenco potrebbe essere infinito – ciò che si evince è un utilizzo dei meme orientato a sinistra, dove la didascalia, e quindi il commento, servono a decontestualizzare la fotografia per ribaltarne il contenuto e suscitare una riflessione sulla pochezza di certi personaggi.
Ovviamente, il messaggio deve essere recepito e fatto proprio dall’utente, tenendo conto che il meme è un’arma a doppio taglio che può avere risvolti positivi e negativi, non ultimi i numerosi meme di taglio maschilista che si sono scagliati contro la campagna #metoo.
Non sta a noi dover giudicare, ma dobbiamo pur tener conto che ogni mezzo diventa espressione dell’ideologia di chi ne fa uso. Del resto Nobel inventò la dinamite e anche il Premio per la pace, e questo ha a che vedere con quell’aspetto dell’essere umano chiamato contraddizione.

Via Fotografie segnanti

In conclusione, l’utilizzo consapevole del meme può portare, se non alla creazione di un consenso, quantomeno allo screditamento delle idee degli avversari con il minimo sforzo, usando cioè la loro stessa retorica e le loro stesse immagini per farne comprendere l’assurdità.
In un presente costellato da mode «vintage», opinionisti nostalgici e capri espiatori, l’ironia può essere un’arma molto potente per riappropriarsi di un’idea di futuro e, per usare ancora una volta le parole dei situazionisti, ampliare la «vita quotidiana» in una comunicazione che contenga in sé il suo rifiuto e attui efficacemente il «rovesciamento di prospettiva» necessario al superamento possibile.

Via Nero | Not

Note

(1) mè·me/ sostantivo maschile. (1. Elemento di una cultura o di un sistema di comportamento trasmesso da un individuo a un altro per imitazione. 2. Minima unità culturale come, ad esempio, una moda, uno stereotipo, un’immagine, che si propaga tra le persone attraverso la copia o l’imitazione mediante disseminazione e condivisione).

(2) G. Marelli, L’amara vittoria del situazionismo, Mimesis Edizioni, Milano, 2017, cit., p. 208

Davide Galipò è nato a Torino e cresciuto in Sicilia. Si laurea a Bologna nel 2015 con una tesi sulla poesia dadaista nella neoavanguardia italiana. Nel 2018 si è diplomato al biennio di storytelling & performing arts alla Scuola Holden. Scrive per riviste online e cartacee. Nel tempo libero valica confini, studia altri mondi possibili, attenta alla vita della letteratura.

         

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