Wu Ming 1, ne La macchina del vento (Einaudi 2019), ritorna a Ventotene, nel periodo del confino, per raccontare quei giorni dove s’immaginava qualcosa ancora inesistente, l’Unione Europea, il nostro presente

La memoria è indissolubilmente legata alla letteratura. Basti pensare al passato remoto, il tempo verbale della narrazione. Il racconto è sempre qualcosa di già successo, che le parole riportano in vita. Oppure alla rima, che nasce come struttura mnemotecnica: d’altronde, chi non ricorda le filastrocche imparate da bambini, che sfruttano la capacità della rima di essere facilmente ricordata? Ma lo stesso linguaggio, in generale, è qualcosa che arriva dopo: anche la più live delle telecronache sportive racchiude uno scarto tra la percezione immediata dell’evento fisico dell’atleta e il linguaggio che lo rende significato e racconto.

Ogni testo sfrutta la memoria del lettore: infatti, sarebbe impossibile per un testo fornire tutti i dati legati a una determinata situazione. Lo scrittore deve fare affidamento sul repertorio (Iser) o sull’enciclopedia (Eco) del lettore, cioè tutta quella serie di conoscenze che un lettore medio dovrebbe possedere. Pertanto, i testi forniscono una serie di dati che poi interagiscono con la memoria del lettore, la quale completa il quadro. In tutto ciò risiede la difficoltà di lettura dei testi antichi: gli autori del passato, infatti, facevano affidamento su di una conoscenza comune che oggi è andata persa.

Ma il processo più interessante, quando si parla di interazione tra testo e memoria, è sicuramente la capacità di una situazione descritta di interagire con altre situazioni memorizzate dal lettore. In ambito cibernetico, si parla di frame: esso è uno schema situazionale, una sorta di ossatura dell’evento che può riempirsi di tanti dati particolari (chiamati script). Facciamo un esempio: il frame di una festa generalmente prevederà tanta gente che si diverte. Poi, lo script, più precisamente, definisce il come tutta questa gente si diverte: ballando, cantando, mangiando, ecc. Il frame indica le informazioni necessarie affinché una situazione sia riconoscibile in quanto tale: non si può immaginare una festa di una sola persona, mentre si può immaginare una festa con persone vestite da zombie, per quanto l’essere vestito da zombie non determini necessariamente che si stia partecipando a una festa.

Quando leggiamo un testo, noi ci troviamo di fronte a delle situazioni descritte dalla voce narrante: per quanto la situazione sia sempre qualcosa di particolare, legate a un qui e ora precisi, non importa se fittizio o reale, in essa saranno riconoscibili degli elementi che permetteranno di paragonare tale situazione con altre simili. L’universalità della letteratura, di cui parlava già Aristotele, risiede nella sua capacità di mettere in legame l’evento del testo con gli altri eventi della nostra memoria.

Il genere romanzesco che più ha sfruttato questa capacità è sicuramente quello storico. In Italia il caso di Manzoni è esemplare: I promessi sposi è un testo che nonostante parli del XVII secolo, riesce tuttavia ad innescare collegamenti con il presente della propria pubblicazione. In ambito contemporaneo, un gruppo di autori che esplora tale potenzialità della narrazione è il collettivo Wu Ming. A tal proposito, oggi vorrei presentarvi l’ultima fatica di uno dei suoi componenti, Wu Ming 1: La macchina del vento (Einaudi 2019). 

Tale testo porta alle estreme conseguenze la potenzialità di “innescare collegamenti” della letteratura in generale e del romanzo storico in particolare. Il romanzo è ambientato sull’isola di Ventotene, durante il periodo del confino. Il tutto viene raccontato dalla voce di Erminio, un ex studente di Lettere dell’Università di Bologna. Questo personaggio di fantasia, in cui  però è possibile riconoscibile Giorgio Bassani (p. 334), è l’occhio da cui si osservano personaggi storici ben riconoscibili come Altiero Spinelli e Sandro Pertini. A movimentare la monotonia del confino e a dare inizio alla trama del romanzo è l’arrivo di Giacomo, uno scienziato che afferma di aver ideato una macchina del tempo. Ora: cerchiamo di riconoscere alcuni nuclei tematici in cui poter riconoscere il tema della memoria:

  • Ventotene: l’isola famosa per i suoi confinati è anche il luogo in cui Spinelli e Rossi scrissero il loro manifesto. È qui che è nata la prima bozza per un’Europa Unita, il tutto durante il massimo momento di divisione del nostro continente: la Seconda Guerra Mondiale. I Wu Ming lo fanno spesso: vanno alla ricerca di momenti storici in cui certe idee appaiono e sono ancora tutte da definire. Il collettivo, allora, cerca di mostrare il momento in cui strutture dell’oggi non erano che sogni, desideri, idee da realizzarsi.
    Aristotele, nella sua Retorica, affermò che il tempo verbale del discorso politico fosse il futuro: l’oratore, infatti, cerca di convincere gli altri a lavorare per raggiungere lo stesso obiettivo. L’operazione di Wu Ming 1, quindi, è al “futuro anteriore”: osserva una certa idea di futuro così come è sorta nel passato. Il collegamento che si innesca è piuttosto ovvio: quella che allora era una semplice Idea si rispecchia nell’Unione Europea, realtà ben concreta del nostro presente. E le parole che Erminio usa per criticare l’idea di allora, diventano un monito per riflettere sull’istituzione di adesso. Ma, a tutto ciò bisogna aggiungere un discorso ben più complesso: ritornando al punto in cui una nuova realtà prende forma, nel nostro caso l’Unione Europea, i Wu Ming ci ricordano che quella realtà, un tempo, non esisteva. Pertanto, questa realtà che oggi ci circonda non è necessaria, bensì frutto di una scelta contingente che nel corso del tempo è stata confermata. Ritornare all’origine significa ritornare a un momento in cui il reale di adesso era ancora sotto forma di possibile: qualcosa che avrebbe potuto realizzarsi oppure no. Al di là delle varie posizioni sul tema rappresentato e analizzato, tale processo ci mostra una cosa ben più profonda: è esistito un tempo in cui si è pensato un altrimenti rispetto all’esistente, tempo che può realizzarsi ancora.
  • La macchina del tempo: Giacomo afferma di aver inventato una macchina del tempo, insieme al famoso scienziato scomparso Ettore Majorana. Addirittura, il giovane sostiene che l’isola di Ventotene si trovi un giorno avanti, rispetto al tempo del resto del mondo. Tutto ciò dà l’idea di un luogo in cui si vive il futuro, oltre che pensarlo. Allo stesso tempo, la macchina del tempo è il simbolo del potere della letteratura: essa permette di viaggiare nel tempo, non solo nella storia, ma anche fra i tempi, entrando in dimensioni alternative del pensabile. Il tutto per scappare dalla situazione presente: di fatto, il desiderio di Giacomo è poter ricostruire la sua macchina per sfuggire al dolore del confino e del regime fascista. Non importa quanto sia difficile il presente: la letteratura e la possibilità di fantasticare in generale permettono all’essere umano di abbandonare il contingente per aspirare all’altrimenti. Ma, non dimentichiamolo: con la macchina del tempo si può anche ritornare a casa. Tale gesto, forse, è ancora più importante dello stesso viaggiare: infatti, se non si tornasse dalle proprie fantasticherie, la letteratura sarebbe solo una forma di escapismo. Al contrario, essa deve essere un momento di viaggio, e quindi di crescita, quando tutto ciò, purtroppo non è possibile farlo nella realtà. Ma per poterlo essere, bisogna ritornare al proprio presente con il bagaglio acquisito e non continuare a vagare senza una meta. L’immaginazione è una forma di resistenza a patto che si sposi con una sorta di nostalgia: un desiderio di ritornare per parlare delle proprie avventure. Trasformare il proprio vissuto (reale o immaginario) in ricordo e successivamente in memoria condivisa attraverso il racconto.
  • Il mito: il narratore è un ragazzo imbevuto di miti antichi. Egli ragiona secondo le categorie della mitologia, incarnando certi atteggiamenti dell’epoca nei volti e nelle sembianze dei miti greci. Poseidone e Ares sono fascisti, Atena è antifascista. La memoria, allora, non è soltanto ciò che noi abbiamo immaginato, ma anche ciò che gli altri hanno immaginato. La memoria è lo strumento che permette di far convivere, nello stesso presente, più eventi: la memoria attualizza ciò che non potrebbe farlo altrimenti. La memoria è proiezione: dai nostri occhi si diramano immagini che si sovrappongono alla tela bianca del reale, permettendo a più piani di esistenza di convivere, al fine di cercare un senso comune. Allora, la mitologia greca aiuta a comprendere la violenza dell’epoca fascista, mostrando come a volte il reale abbia bisogno dell’immaginario per poter essere veramente assimilato. Ma la memoria è anche ricombinazione: unendo più piani dell’esistente, crea immaginari proprio perché rimescola vari particolari ripresi da situazioni sparse. D’altronde, gli dei antichi possono essere considerati tentativi di “eternizzare” atteggiamenti umanissimi e particolarissimi come la rabbia, l’amore, il sesso, la guerra, ecc.

In conclusione: il postmoderno ha giocato con tali “inneschi”, almeno nelle sue versioni più commerciali, per scopi distintivi. Primo, perché si lusingava il lettore, il quale si riconosceva come una “ricca miniera di dati”: più coglieva inneschi, più si alimentava in lui un certo compiacimento egocentrico.  Secondo, perché si creavano nicchie: coloro che erano capaci di cogliere l’innesco (il riferimento, la citazione), allora potevano ben dirsi appartenenti a un determinato cerchio. Basti pensare a opere che sono nate per essere colte da specifiche culture, come ad esempio i nerd The Big Bang Theory o gli amanti dell’horror di Dylan Dog. L’innesco ipermoderno (per usare una categoria letteraria di Raffaele Donnarumma) sarebbe interessato, al contrario, a rompere la nicchia: “Guarda! Tale elemento, che appartiene a questo specifico mondo culturale, in realtà può penetrare anche in altri mondi!”. Queste conquiste aliene di altri mondi, come gli dei greci che penetrano in quello fascista, permettono un’ibridazione di immaginari che serve a ottenere due cose: una rottura della nicchia, necessaria in un presente in cui si ragiona secondo mentalità da fan(atici), anche per quanto riguarda gli immaginari; la scoperta di nuovi sensi innescati dal nuovo contesto, così come l’uomo è riuscito ad avere una nuova consapevolezza della Terra guardandola dalla Luna.

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