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Metro Elettro Convegno | Ingegneria | Impronte | di Fabrizio Sgroi

[Metro Elettro Convegno torna con il sesto ospite. Dopo Danza, Finanza, Musica elettronica e Poesia si parla di impronte e misure ambientali con l’ingegnere-scrittore Fabrizio Sgroi. Pubblichiamo l’introduzione a un saggio che parte dall’esperienza di Sgroi come ingegnere ambientale, oggi 1° agosto 2018, giorno del debito ecologico, in cui l’umanità ha finito il suo credito ambientale nei confronti della Terra. Da domani la Terra impiegherà 17 mesi per rigenerare quello che è stato consumato in un anno.]

Impronte: metriche ambientali

di Fabrizio Sgroi

Introduzione

Mi piace camminare in spiaggia.
Mi piace camminare in spiaggia e osservare le orme di chi prima di me è passato lungo quelli che ora sono i miei passi. A volte le trovo a volte invece le onde del mare arrivano e se le portano via con sé.
Con un po’ di curiosità si possono cogliere moltissime informazioni in ogni impronta.
Orme di gabbiano; orme di cane; impronte a ferro di cavallo di cavalli al passo, trotto o galoppo; orme di piedi scalzi, altre di scarpe; orme di passi vicini e allora vedo una passeggiata; orme distanziate e allora so che c’è stata una corsa. Orme silenziose se sono singole; orme che possono cambiare direzione specialmente quando c’è qualcosa di interessante da vedere; insieme di orme e allora immagino un gruppo di persone a passeggio, poi orme più pesanti e nette altre più leggere e meno definite. Ad ogni impronta una storia, una storia che dura il tempo di un attimo, tutte con il medesimo destino affidato a un’onda di mare che verrà. È proprio questa labilità ciò che più preferisco – e tra tutte le orme quelle cancellate sono per me le più belle – perchè permette ad ognuno, giorno dopo giorno, di poter lasciare univocamente le proprie.
Nella quotidianità, le attività antropiche rappresentano le orme nell’ambiente in cui viviamo, la spesa che facciamo, l’auto che guidiamo, le luci che accendiamo, l’acqua che utilizziamo, tutto; in ogni azione dalla più semplice alla più complessa si lasciano tracce, tracce che si posso cogliere. Anzi, si devono cogliere.
La spiaggia in cui viviamo è l’ambiente in cui ci troviamo, un ambiente in cui non esistono confini politici, un ambiente che diventa così l’ambiente, un’unica spiaggia che tutti condividiamo con la nostra presenza.
L’aria è il nostro ambiente; l’acqua dolce è il nostro ambiente; l’acqua salata è il nostro ambiente; il suolo e il sottosuolo anche. Tutte le risorse dalle quali traiamo i nostri sostentamenti sono ambiente. Quanta acqua consumiamo, quanta carta, quanti rifiuti produciamo, quante emissioni nell’aria, quanta fame di ambiente abbiamo?
Studiare e comprendere quali siano e quali impatti abbiano queste orme antropiche risulta indispensabile affinché si possa permettere a chiunque di avere la possibilità di intraprendere il proprio cammino: noi oggi, qualcun altro domani. A questo studio partecipano anche le metriche ambientali che hanno il compito di trasmutare numericamente e misurare tali impatti.
Quante orme possiamo lasciare allora sembrerebbe la domanda più pertinente per stabilire idealmente un numero massimo da non oltrepassare. Ma che senso avrebbe porre un limite?
L’approccio più interessante nello studio delle metriche dovrebbe invece rispondere a questo quesito: quali orme possiamo lasciare?
L’ambiente è la nostra risorsa dalla quale dobbiamo trarre tutto ciò di cui abbiamo bisogno e rappresenta la nostra “dispensa esistenziale”, è un ecosistema che ha in sé una capacità auto-riproduttiva, è importante pertanto sapere quale sia il suo stato di salute e di fertilità.
Un’attività è sostenibile quando la sua richiesta di prelievo non supera la capacità di produzione di chi la deve produrre: in materia ambientale si parla di ecosostenibilità e l’impatto di queste richieste sono misurate dalle metriche ambientali.
Misurare significa aver svolto uno studio a monte, definendo quali siano i dati più significativi da considerare cosicché si possano elaborare in analisi e confronti: l’obiettivo è incrementare la consapevolezza dell’impatto antropico, prendendo scientificamente atto di quanto questo pesi sull’ambiente.
Misurando si possono elaborare idee di miglioramento che possano diminuire il peso dell’impronta. La consapevolezza diventa quindi lo strumento necessario per sensibilizzare e indurre a ridurre degli sprechi, implementare l’efficientamento dei processi, migliorare le nostre abitudini così da non lasciare impronte irreversibili in questa nostra spiaggia e permettere alle generazioni future di poter fare altrettanto.

Continua…

         

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