Io l’altro giorno sono stata a visitare il cimitero vicino casa dei miei genitori, dove stanno i miei nonni paterni. Ci sono andata perché avevo voglia di stare coi nonni (era dall’estate che non andavo a trovarli). Quel cimitero non mi piace perché è una costruzione di mattoncini rossi tirata su all’inizio dei Novanta, bruttina. Davanti c’è un parcheggio enorme. L’ingresso al cimitero invece è un po’ nascosto, poco marcato. Intorno al corpo centrale di mattoncini rossi c’è un prato verde senza fiori, con qualche cipresso piantato di recente. A partire da quel corpo centrale si sono sviluppate due ale laterali: una l’hanno terminata un paio di anni fa, l’altra è in costruzione proprio adesso (quando sono andata erano le 9 del mattino e c’erano solo gli operai al lavoro); ne verrà fuori un ferro di cavallo con le lapidi al centro e un campo sportivo di fronte. C’è poco spazio per seppellire i morti per terra (come piacerebbe essere sepolta a me). Ci sono cappelle familiari di marmo bianchissimo e asettico, con una sedia di legno dentro.

E per il resto la struttura di mattoncini rossi ospita “forni”. Perché questo è uno di quei cimiteri moderni che si chiamano “condominiali”, con i morti nei cassetti (o negli appartamenti, o nei “forni” come dicono i miei genitori). Prendono le bare e le infilano in questi buchi nel muro, e poi coprono tutto col cemento e poi ci mettono una targa di marmo (se vuoi con la foto, o con l’immagine di Gesù, o con una croce, o un’iscrizione o una targa, o solo con i vasetti per metterci i fiori – di plastica così non c’è bisogno di andare spesso a cambiarli e a pulire, che poi quelli veri marciscono).
Davanti ai forni ci sono dei grossi bidoni neri di plastica (in cui puoi buttare i fiori marci o i lumini finiti, non c’è la raccolta differenziata) e ci sono delle sedie di plastica bianca annerita o di legno con l’imbottitura rovinata: alcune vedove se le sono portate da casa o dal giardino per quando vanno a trovare il marito e gli altri loro morti, e stare in piedi col tempo diventa faticoso.
Il cimitero di cui vi parlo è su due piani (piano terra e primo piano). I miei nonni sono al primo piano, nella prima serie di forni sulla sinistra subito dopo le cappelle sfarzose. Mia nonna sta sotto, proprio vicina al pavimento, e mio nonno sta sopra di lei.
Sto con loro un’ora. Non cambio i fiori. Ho portato una margheritina raccolta di sotto. Mi siedo e gli scrivo un bigliettino che poi nascondo dentro uno dei vasetti per i fiori, proprio in fondo (spero che nessuno se ne accorga così resterà lì per sempre…). Piango molto.
Poi me ne vado passando davanti ai forni degli altri morti che conosco: il piccolo Fabio, lo zio Antonio, il Nacci e suo suocero, il carissimo Bruno che dalla foto sempre mi sorride. Scendo le scale in apnea, respiro solo quando sono lontana dai mattoncini rossi.
Penso che sarebbe bello se ci fosse della musica al cimitero; della musica molto delicata. Nella compilation per il cimitero io ci metterei “E ti vengo a cercare” e “Somewhere over the rainbow”.
Sarebbe bello anche se ci fosse odore di incenso.
Penso che un bello scopo da darsi nella vita sarebbe di essere una buona compagna di morte, cioè di essere una buona persona da avere vicino al momento della morte (non tutti sono adatti secondo me).
Penso che siccome piango in continuazione sarei un’ottima llorona (se qui da noi esistessero le lloronas).