Mixis#23 è il nuovo appuntamento della rubrica di contaminazione creativa di Argo

In Mixis#23 il linguaggio sincopato di Giandomenico Cicchetti accompagna la vita di sir. Richittu. Qui, fra scorze, fibre vegetali e morsi al sole che impazzisce i pensieri, rincorre il senso di giornate impossibili e si fa (finalmente) progetto attraverso l’illustrazione di  Jennifer Pelucchini, che riceve e codifica l’unico gesto possibile: un serissimo scherno per maledire la seriosità.


The life of sir. Richittu

 

Mixis#23

 

Quando k’i palazzi s sciolgono in la luce ‘e pparol’ se fann’ chiù mute parlano urlano stridono forte le maree delle voje che salgono dietro le porte de ‘l core k’anko ti molce di lacrime colte dal cielo d’aiuole fin@cché non finisce e finisce lo sai il buon umore che non avrai mai. A Richittu quel periodo là je pijava sempre un sacco di scazzo che doveva smateriare e smettere quillo che c’aveva tra le mani pe’ dar retta soltanto a ‘llo che gli fru fru fru-llava in la capoccia ma purtroppo manco lui lo capiva bene la testa sua che gli diceva fru fru fru che gli voleva dirgli esattamente tipo quando in un ambiente alquanto agorafobico si sentono un sacco di voci brusianti d’ogniddove ma non se ne distingue una parola e il tutto fa una gran confusione che non ci si capisce really fucking nothing; allor @ Richittu je solleticava le piante dei piedi tipo quando li lasci penzoloni senza che c’ staj a penzà o lungamente compressi di sotto de le coscie cicce o mingherline che siano ma pur sempre impediscono al sangue di correttamente circolare in circolo pel corpo dio; ahahahha! … ; pure sti scoppi di risa gli venivano come se l’avess’ pigliat’ ru mal’ o lu Santu Vit’ che je veniva da dimenasse come nu forsennato for de senno completely … ovunque si trovasse tipo su una sedia in compagna d’altri o al b@r oppure camminando per strade e allora abbassava il sgurado e portava alle labbra la mano in tentavivo di cummuglià r’ risa; ah quel Richiuttu. Faceva ingegnere ma in paese tutti gli dicevano appresso ma anche in davanti ghe j’era tuttu mattu il Richittu e si chiedevano come avesse fatto a divenir ingenere l’ui che d’ingegno se non di gegnio era privo; ma quelle case che stavano dopo la curva dove ci abitavano gli zingari e pure quelle altre case che stavano su la salita verso que l’altro paese le aveva progettate tutte tutte lui pure li soldini s’era fatto giustamente dare dacché aveva lavorato e lo faceva presente a tutti k’ingiustamente lo punzekkiaveno; solo che that period là proprio nun teneva capa r’ fa proggett dacché il lavoro del progttare è un lavoro pro-gettare tempo prezioso che si potrebbe nonggettare ergo impiegare in modi più pro-ficui pro-fica forse anche se evidentemente non altrettanto remunerativi; però progettare richiedeva starsene nello studio @l kiuso con tanto di arnesi tecnologici che non j’era mai piaciuti a l’ui e in più co li colleghi che pareva oltre ai loro grandemente ingegnosi pro-getti non sapevano parlar d’altro; e quindi lui sfanculava e prendeva e se ne andava via a fare checcò di pro-fiqquo che però neppure lui sapeva cosa lo fosse e cosa no e si finiva pure l’ui confondendo pro-getto e pro-fiqquo pe la colpa di tutte quelle idee che diceva la capa come tante vociacce. The life of Sir. Richittu andava così quel periodo là e nun c steva nind ra fa dacché era la sua testaccia … che gli partiva in viaggi e sviaggi e sembrava non volerne sapere di tornarsene mai più ma incartarsi in quel dibattersi immoto tra interstizio e interstizio senza uscita: e la giornata vanifica in smania: di quelle giornate non fatte per vivere ma neppure si capisce se fatte per morire.

Ma una cosa c’era k’a Richiuttu gli perplimeva le meningi o meglio molte ve n’erano e varie ma più di tutte l’altre in ‘llo periodo là en particulaire Richittu s ingrippava cu lu fatt’ k’@ la jente nun je piace la serietà anzi la ggente spesso si mostra diffidente nei confronti della serietà ma poi chissà pecché a tutti gli piace la seriosità e stu cunt’ stran’ Richittu proprio non se lo spiegava; tanto che quando che stava ne lo studio tutti gli dicevano di mettersi la camicia in li pantaloni o d’abbottonarsi per benino la cerneria dei pantaloni onde non s’intravveddesse il pippo facente capolino che non c’era motivo de fa pija aria a l’uccellittu pecché sennò pareva brutto che cazz’ ma pò tutti quanti nessuno s tneva a ment’ se c’era una eclissi di luna e questo non pareva brutto a nessuno dacché c’avevano tutti kazzi + importanti da badare anche se a Richittu … je pareva very difficoult stentar @ credere che una cravatta fosse more important d’un astro; et in virutude d qst regola che la seriosità prevale su la serietà e che la serietà soccombe alla seriosità alla fine tutto andava alla smersa di come doveva andare pensava Richittu così che se una bella ghiornata ce steva lu sole che lui je pijava voja de passeggià in la luce assecondando il desio d sentirsi + vivo k’in la tetra bianchezza dell’uffzio, nemmanco quello si poteva fare, dacché la seriosità era l’uffizio ma la serietà il sole. Ah quel sole di quel periodo là! Gli faceva venire checcò a re civuredda una qualke perfida reazione tipo k’i neuroni delle civuredda di Richittu c’avevano la clorofilla che giustamente risiede in le piante a’ fini della di loro sopravvivenza ma che non si dovrebbe trovare in le human’s civuredde dacché improprie ad ospitare clorofilla che quindi non essendo nel suo ambiente si sente fuori posto e fa reazioni che non dovrebbe fare; come ad esempio succedeva a Richittu: secondo lui quella clorofilla là malvagia e fuor di luogo je faceva cambiar di consistenza @i neuroni delle civuredda che divenivano più flosci come cuscini e questo gli provocava d sentirsi la capa più leggera o più pesante; poi da la capa l’impulso si propagava pel corpo onde je pijava mal’ r’ panza che c’aveva fame o sete o cagarella e dalla panza poi in su risaliva alla gola e fauci e gli veniva da vomitare e gli facevano prurrito i denti e i capelli ke mai sapeva bene come grattarseli e talvolta usava lo spazzolino per farsi lo shampoo tanto si ritrovava flosci i neuroni delle civuredda.