Mixis#24 è il nuovo appuntamento della rubrica di contaminazione creativa di Argo

Mixis#24 ospita, per la prima volta in questo laboratorio degli strani incontri, un triplice incrocio.
Una catena di influenze e rimandi che parte dal prosimetro  di Francisco Soriano, passa per la voce di Irene Rapanelli (coadiuavata dal montaggio di Karim Venturini) e si stende lungo un tappeto di sali, minerali e nero pece a opera di Andrea Balietti.
Come racconti dell’inafferrabile, si fanno strada, si perdono e si ritrovano. Segnano l’incontenibile di un tempo che corre veloce seguendo un dolce affanno.

l’amore al termine di una notte di quarantena

 

 

buio pesto talvolta color prugna le notti si assomigliano dovevamo immaginarlo in tempi di pandemia in fondo siamo vivi siamo morti ma se davvero è l’ultima volta di un giorno normale voglio che sia la visione notturna del vortice bianco di una conchiglia con il suo labirinto onirico già svelato dalla mareggiata nel fragore muto che si infrange in fotogrammi di un film d’epoca in bianco e nero mentre a tratti la pellicola si increspa in singhiozzi e suoni di cellulosa proprio quando una strana angoscia ci possiede e ci fa dire rien ne vas plus senza una sola possibilità di replica ma la vita è spesso irripetibile se solo fosse possibile rendersene conto nel momento opportuno per dirci che ne valeva la pena perché la gioia si dipana esplode fiammeggia nel cuore di ognuno alla stregua di ogni legittima infelicità mentre finalmente leggo alla mia amata i versi di pound you came in out of the night / and there were flowers in your hand / now you will come out of a confusion of people / out of a turmoil of speech about you / i who have seen you amid the primal things / was angry when they spoke your name / in ordinary places / i would that the cool waves might flow over my mind / and that the world should dry as a dead leaf / or as a dandelion seed-pod and be swept away / so that i might find you again / alone / lei che sulla pelle del crepuscolo poggia il suo sguardo di madreperla mentre sul mio corpo diventa elastico impazzito piacere convulso respiro fiamma sospiro singhiozzo sospiro respiro i gesti immediati valgono l’istante di un pensiero poi il pianto nella litania insana dell’amore che si annida nel giardino della sua voce così soave da scalfire con il riverbero di uno sguardo la struggente passione di un incontro se solo lei sapesse quanto furtive le sue labbra si assomigliano al risvolto del petalo del croco colto alle luci del primo mattino in punta di piedi fra bianche lenzuola ai bordi del deserto presso il palmeto di کاشان che si muove al vento in onde simultanee mentre dal mio cuore nasce un talismano ricco di misteri lei si gioca a sorte la grazia con i dadi in osso di bue allora che sia la volta buona questo sontuoso dono del destino mi trascina con le sue mani fra scintillanti foglie d’ulivo come le ali argento vivo di una falena notturna prima che fra i rami del dissidio si possa insinuare il gorgoglìo della gazza mendace strappo alla sua visione lo stupore di chi non porge l’altra guancia se non alla sfinge o alla fiùtola sospesa nel calice di uno specchio vuoto dove le rane invischiano la libellula incolpevole giù nello stagno riavvolto in cerchi concentrici mentre annega il tempo di un amore incontenibile alla stregua dell’elleboro nobile che fra mille odi splende di bellezza assiale