David Hockney, The Bigger Splash, 1967

Tra l’aprile e il maggio del 1967 David Hockney, insegnante all’Università della California, Berkeley, realizzò il dipinto The Bigger Splash, un esempio di pop art che raffigura un’ordinaria giornata californiana. Si possono vedere due palme, una casa moderna, una sedia e una piscina.
Se ci fermassimo qui, perderemmo tutto il significato che si cela dietro questa immagine. Cerchiamo di spostare la nostra attenzione sul trampolino giallo che spicca in primo piano, sulla piscina e sullo schizzo d’acqua, sul tuffo.
Dov’è il tuffatore? Potrebbe trattarsi di una tuffatrice?
Dov’è il soggetto? Perché rappresentare un’azione nel momento della sua fine?

Se volessimo parlare di Modernismo potremmo partire da questo dipinto.

Il Modernismo ha innumerevoli sfaccettature e immense chiavi di interpretazione. In letteratura, è una corrente che si sviluppa nei paesi anglofoni tra il 1900 e il 1945: anni cruciali per la storia dell’Europa e del mondo intero, anni di guerra, conflitti e desolazione, di smarrimento.
Se nel 1700 accordava fiducia alla ragione e nel 1800 voleva dare più spazio ai moti del cuore, l’uomo del 1900 non si riconosce più in una visione del mondo antropocentrica e, perso in un oceano di dubbi e incertezze, si trova a dibattersi nel naufragio dell’Io. In cerca di un’identità, timorato del suo stesso nome l’uomo, e in particolare il letterato, si ritrova a camminare in una profana selva oscura, una polveriera pronta ad esplodere, un mondo in cui aprile diventa il mese più crudele e solo l’inverno può tenerlo al caldo, un mondo in cui i cadaveri sepolti in giardino forse germogliano, forse no, stando al poema La Terra Desolata di T.S. Eliot.

Come nell’opera di Hockney, il soggetto non si vede, ma la sua presenza non viene data per scontata; egli è presente nell’assenza, tutto gli ruota attorno, tutto si muove dentro di lui, tutto è dentro, nulla è fuori. Qualcuno ha provocato lo schizzo d’acqua, qualcuno si è tuffato: non l’abbiamo visto direttamente, non possiamo dire chi sia; qualcuno ha voluto trascorrere una mattinata in piscina e ora è sott’acqua.

I romanzi e i racconti brevi delle più grandi penne moderniste descrivono proprio quello che Hockney sceglie di non mostrare: il soggetto, i suoi pensieri, le sue rivelazioni profonde e intime, le sue epifanie, momenti repentini e illuminanti, rivelatori dell’essere e del senso.
Il soggetto, in costante balìa dei suoi pensieri, flusso inarrestabile, è il primo e unico interesse del ‘900 e delle scienze che si sviluppano nei primi anni ’20.
Studiato in Antropologia e in Psicoanalisi, affrontato visceralmente in letteratura, rappresentato mentre è divorato dal progresso e dalla guerra, il soggetto sembra pretendere più spazio; la musica, ampliandosi e diventando dodecafonica, gliene cede un po’(cfr. Arnold Schoenberg).

In un buio fatto di disperazione, sterilità e morte che oscura una terra desolata e ormai quasi senza speranza, c’è chi decide di armarsi di penna per creare una vera e propria rivoluzione epistemica. Virginia Woolf, Katherine Mansfield, James Joyce, T.S. Eliot, questi i principali autori che hanno posto al centro il soggetto e che hanno messo in risalto il suo concetto di tempo: un tempo non miserabile e misurabile, ma soggettivo e percepito in modo unico da ogni personaggio. Un tempo che si estende e si confonde; tempo della narrazione sovrapposto al tempo del pensiero e viceversa. Tempo inarrestabile, flusso di rivelazioni ed epifanie, moments of being, per dirla con Woolf, oppure Bliss, come scriverebbe Mansfield.
Il 1922 è l’Annus Mirabilis del Modernismo, l’anno della pubblicazione di La Stanza di Jacopo Di Virginia Woolf, Ulisse di James Joyce, La Terra Desolata di T.S. Eliot e La Festa in Giardino ed Altre Storie di Katherine Mansfield.
La vera rivoluzione, l’autentico sconvolgimento che questi autori descrivono è proprio l’importanza di ciò che sentiamo, di tutto ciò che ci passa per la testa, mentre la vita fuori scorre un po’ distratta, e, forse, un po’ distratti siamo anche noi, perché in fondo ci chiediamo in continuazione chi siamo e cosa siamo venuti a fare, ce lo chiediamo così tante volte, che talvolta ci perdiamo nella domanda, senza arrivare alla risposta. E tutto scorre, anche noi. Questo tutto non si può misurare, noi non possiamo essere misurati.
Epistemica è la rivoluzione che, laddove vede guerra, porta la Woolf a definire la nostra vita “ a luminous halo” (cfr. Modern Fiction, V. Woolf, 1919).
È un tempo che non si arrende davanti alla miseria della morte e del sangue innocente, ma si spinge oltre, verso il cielo, dove un aeroplano vola e sembra farlo apposta per noi (cfr. Mrs. Dalloway, Woolf, 1925) ed ogni cosa, ogni rivelazione, ogni momento ed ogni pensiero, intimamente ci appartiene, ci descrive e ci definisce.

Il tuffo di Hockney e gli scritti di questi grandi autori ci permettono di comprendere che la vera piscina siamo noi, e che la profondità di ciò che siamo fa paura, ma se corriamo il rischio di tuffarci dentro noi stessi chissà quali tesori potremmo riportare in superficie.