È giunto finalmente in Europa, a Parigi, all’interno del festival Singapour en France (marzo- giugno 2015), la seconda riscrittura del King Lear di Ong Keng Sen, per la compagnia in lingua inglese TheatreWorks di Singapore. Nel Lear Dreaming, così il titolo dello spettacolo, le diverse tradizioni musicali e performative asiatiche s’incontrano nello spazio fantasmatico e geometrico di un palco del teatro noh, e mettono in scena il sogno di re Lear nel suo sonno di morte. Le voci e gli strumenti dell’orchestra gamelan, il canto di corte coreano, i versi che accompagnano la pipa (il liuto cinese), il ritmo della recitazione (danza e canto) di un attore noh concertano tra loro, ricreando, nel confronto fra ciascuna lingua, l’errore dal quale inizia la storia di King Lear. Qui, dove le parole ingannano, ammaliano, rimbalzano sui sensi, scherzano, si scindono in suono e senso, ed elidono il significato, l’assenza e il silenzio diventano presenti e visibili. Cordelia, la sorella buona, è sempre invisibile e silenziosa, è la parola che si rifiuta di dire, – apparirà morta soltanto alla fine del dramma –, Goneril, la cattiva, è puro vaniloquio. E se le parole confondono, la musica e i gesti sono chiari, perché trascendono i confini di ogni lingua ed esplorano le verità oscure del cuore di ogni uomo. Musica come verità del sentimento, parola come tradimento.

Qualche battuta sul processo creativo. Il Lear Dreaming è il risultato di un work in progress, frutto della lunga metamorfosi dei copioni delle numerose riscritture dell’opera, della maturazione artistica del regista, e dell’apporto professionale e umano di ciascun musicista: un viaggio dal King Lear al Lear Dreaming . Risale al 1997 la prima messa in scena della tragedia shakespeariana da parte di Ong Keng Sen. Allora il dramma era tutta impregnato di simbolismi riferiti alla situazione politica di Singapore e degli altri paesi asiatici, e il titolo era il semplice King Lear. L’idea di un nuovo Lear ha preso forma nel 2011 al Center for Performance Research di Brooklyn. Il Lear Dreaming è intensamente lirico ed emotivo, ed è paragonabile a una lunga aria musicale: oltre a tracciare le linee narrative, la musica è soprattutto un commento alla complessità dei sentimenti e delle debolezze umane, alla morte, alla confusione, e al destino che, come una barca trascinata dalle correnti – sono le parole di Goneril –, non consente la fuga. Per finire, il suono elettronico del bravissimo Toru Yamanaka, il musicista giapponese che con la sua trentennale ricerca musicale,esplora il confine tra suono e rumore, costruisce le relazioni tra le voci e gli strumenti dei personaggi, e confonde. Il caos e la mancanza di chiarezza costituiscono le linee dominanti di questo Lear, secondo l’artista, e sono simbolo degli inferi e delle ambiguità umane. La sua è la musica della contemporaneità e il legame con la tradizione asiatica.

In conclusione il Lear Dreaming rappresenta una riflessione sull’inganno della parola, un teatro di alienazione, «a dance of beauty». «Musicisti, aprite le porte dell’oscurità. Risvegliate i miei sogni.», ha inizio il Lear Dreaming.

Paris, THÉÂTRE DES ABBESSES
Dal 10 giugno al 13 giugno 2015 http://www.theatredelaville-paris.com/spectacle-leardreamingongkengsen-761