No (Global) Future ⥀ Estratto da Desert

Esce oggi in libreria la traduzione italiana di Desert, testo scritto da un Anonimo che tenta di delineare i possibili futuri di una resistenza anarchica ed ecologista di fronte all’incessabile avanzamento del cambiamento climatico. Di seguito un estratto dal primo capitolo

 

No (Global) Future

1-A Miti religiosi: progresso, capitalismo globale, rivoluzione globale, collasso globale

L’idea di progresso era centrale nel paradigma dell’Occidente moderno, e il presupposto che il mondo si stesse muovendo in direzione di un futuro sempre migliore era dominante. L’idea dell’inevitabilità o della possibilità di un futuro libertario globale nasce da questa credenza. Per molti versi l’anarchismo era (ed è ancora) la forma estrema dell’Illuminismo europeo – contro Dio e lo Stato. In alcuni paesi, come la Spagna di fine Ottocento, esso fu l’Illuminismo, e con la sua militanza pro-scienza anticlericale divenne attraente come l’anti-capitalismo. Eppure, gli scarti della storia non vengono abbandonati facilmente e i movimenti rivoluzionari ‘progressisti’ sono stati spesso, essenzialmente per forma e scopi, la continuazione della religione sotto altre spoglie.

Ad esempio, la credenza che la pace e la bellezza universale sarebbero state raggiunte attraverso tumulti apocalittici, battaglie e sangue (rivoluzione/millennio/collasso) indica con certezza che, così come l’ideologia illuminista, l’anarchismo è stato fortemente appesantito dalle sue origini euro-cristiane. John Gray parlava del marxismo quando lo definiva “[…] una versione radicale della fede illuminista nel progresso – esso stesso una mutazione della speranza cristiana […], seguendo il giudaismo e la cristianità. Nella loro visione della storia come dramma morale, il cui ultimo atto è la salvezza” ⇒1. Alcuni anarchici non hanno mai creduto in queste idiozie, mentre molti lo fecero, e alcuni ancora lo fanno. Oggigiorno il progresso stesso è sempre più messo in discussione sia dagli anarchici che da gran parte della società. Non ho incontrato nessuno che creda tutt’ora nell’inevitabilità ⇒2 di un futuro globale anarchico.

Ad ogni modo, l’idea di un movimento globale che affronta un presente globale per creare un futuro globale ha molti seguaci. Alcuni sono anche libertari che guardano con speranza alla possibilità di una rivoluzione anarchica mondiale. Il trionfo illusorio del capitalismo seguito dalla caduta del Muro di Berlino ha portato alla proclamazione – più utopica ⇒3 che reale – di una nuova gestione mondiale: un sistema capitalista internazionale. La reazione di molti alla globalizzazione fu la creazione di una resistenza “dal basso”, e l’idea fu alimentata dalla quasi simultanea nascita degli Zapatisti e dall’invenzione del web. Seguirono giorni d’azione internazionali, spesso coincidenti con dei summit, i quali divennero il fulcro di quello che doveva essere il ‘movimento dei movimenti’ anticapitalista. L’entusiasmo nelle strade permise a molti di evitare la vista dello spettro, guardando in direzione del ‘movimento globale’. Ma non ci fu un movimento globale contro il capitalismo, né allora ⇒4, né mai ⇒5, così come il capitalismo stesso non è mai stato davvero globale. Ci sono molti, molti posti dove le relazioni capitaliste non sono la pratica dominante, e ancor di più quelli in cui i movimenti anticapitalisti (per non parlare di quelli anarchici) semplicemente non esistono.

Nell’allegra irrealtà di questo periodo di ‘resistenza globale’, alcuni si sono lasciati davvero trasportare: “Non ci interessa riformare la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale; vogliamo che siano aboliti attraverso una rivoluzione anarchica internazionale”⇒6. Affermazioni di questo calibro sono comprensibili se scritte con quel tipo di ebbra esuberanza che può provare soltanto qualcuno che ha sconfitto la polizia, invece sono sempre più comuni. La descrizione di una delle Federazioni Anarchiche recita: “Dal momento che il sistema capitalista governa il mondo intero, la sua distruzione dev’essere completa e universale” ⇒7.

L’illusione di un singolo mondo attuale capitalista si riflette nell’illusione di un singolo mondo futuro anarchico.

 


⇒1 John Gray, Al Qaeda e il significato della modernità, Fazi, 2004

⇒2 Anche se personalmente non conosco nessuno che professi ancora questa idea, l’anarchismo è tutt’ora visto dalla propaganda (anarchica) come scopo della storia dell’uomo. Così, anche molto recentemente, in quella che definirei l’introduzione più accessibile e più visivamente bella sulle basi dell’anarchia c’è scritto: “La direzione generale del genere umano è sempre stata verso la libertà, a dispetto di tutto ciò che l’autorità ha imposto, e il costante progresso era inevitabile […] La società si sta sviluppando verso una vita sicura e di benessere per tutti, in cui la produttività collettiva verrà messa al servizio comune – vale a dire l’Anarchismo.” – citazione di Pëtr Kropotkin, Scientific basis for Anarchism in Clifford Harper, Anarchy: A Graphic Guide, Camden Press, 1987, p. 59

⇒3 Questa idea millenaria implicita nella “fine della storia” colpisce sia i governatori che gli oppressi.

⇒4Anche se il giorno di azione ‘globale’ che probabilmente ha dato il via a questo periodo, il 18 gennaio 1999, fu nominato da
Reclaim the Streets – Londra il ‘Carnevale contro il Capitale’, ci sono poche prove che la maggior parte dei partecipanti (in special
modo i non-occidentali) si vedessero come anti-capitalisti, sia in quel momento che nei periodi che si sono susseguiti. Peoples Global Action – la più grande organizzazione che collegava gruppi di anarchici/attivisti occidentali a quelli dei paesi in via di sviluppo –
non fu mai così mondiale, e il suo raggio d’azione fu spesso successivamente esagerato.

⇒5 Anche se il giorno di azione ‘globale’ che probabilmente ha dato il via a questo periodo, il 18 gennaio 1999, fu nominato da Reclaim the Streets – Londra il ‘Carnevale contro il Capitale’, ci sono poche prove che la maggior parte dei partecipanti (in special modo i non-occidentali) si vedessero come anti-capitalisti, sia in quel momento che nei periodi che si sono susseguiti. Peoples Global Action – la più grande organizzazione che collegava gruppi di anarchici/attivisti occidentali a quelli dei paesi in via di sviluppo – non fu mai così mondiale, e il suo raggio d’azione fu spesso successivamente esagerato.
Data l’ovvia assenza di qualsiasi movimento globale contro il capitalismo, chi ha il desiderio di vederne uno deve lavorare con molta fantasia. Ignorando i protagonismi della sinistra autoritaria, la tecnica più usata nei nostri circoli è quella di vedere tutte le lotte diffuse e i momenti di resistenza personale e collettiva come impliciti nella lotta di classe, e di conseguenza parteciparne dandogli un nome: comunismo, movimento dei movimenti, antagonismo – scegline uno. Fondamentalmente questo è un esempio di pensiero magico: categorizzando e nominando, il teorico e l’invisibile diventano reali. Dunque possono ricevere attributi, e i desideri possono essere proiettati in essi – spesso esattamente gli stessi desideri che, chi immagina, vorrebbe vedere in un movimento che esprima il suo ideale di politica. Che questi incroci di lotta possano essere portati avanti da gente con ideali, desideri e bisogni radicalmente diversi non è importante; è il costrutto immaginato ad essere significativo, non il suo vero contenuto.

⇒6 Andrew Flood, S26 in Ireland and the Origins of the Anti-capitalist movement, Workers Solidarity Movement, 13 Settembre 2000.

⇒7 UK Anarchist Federation, Resistance, Maggio 2009, p. 4. Queste citazioni sono solo degli esempi, potreste trovarne molte altre simili. Non prendetela come un attacco se siete simpatizzanti di queste organizzazioni o tendenze. So che molti di voi stanno facendo grandi cose, e siete bellissime persone con le quali ho condiviso lotte e risate.

 

Anonimo – Desert