Omissis di Carlo Bellinvia ⥀ Un rebus di cose ordinarie

Presentiamo di seguito un estratto dalla raccolta di poesia Omissis di Carlo Bellinvia, di recente pubblicazione presso Arcipelago Itaca

 

Omissis di Carlo Bellinvia (Arcipelago Itaca, 2021) è un registro di luoghi comuni, nomi comuni, parole ordinarie, traumi familiari che tuttavia, nei loro abbinamenti insoliti, nella loro presenza enigmatica, diventano straordinari, curiosi, seducenti. Se il veggente applica la sua visionarietà alla cronaca, per esempio dell’orsa salvata dal TAR, la poesia diventa un cruciverba, il poeta un enigmista che ci invita a scoprire l’essenzialità dell’inessenziale, la logica dell’illogico, la regola dell’eccezione.

(Valerio Cuccaroni)

 

 


Estratto da Omissis

Poesie di Carlo Bellinvia

 

 

 

Nome

Persona, non ti so aiutare.

Non ho per te un salvagente
né altro vestito
d’emergenza
– non ho mai festeggiato
un matrimonio –

ti scorgo appena
e neppure ti conosco

però ti do un nome qualsiasi,
facciamo così

ti do un nome,

un nome che ti possa aiutare anche
in futuro, nel mondo.

Ma, sai, un nome alla fine

è soltanto un manico
con cui si dovrebbe

poter afferrare al bisogno

il tuo viso, che ora torna nel nulla
tra i ricambi di iddio,
per cui ti do un nome
visto che là i nomi
dei nostri compagni volano

via, sono stati cuciti

male, un disastro
di madri e padri che non hanno

legato bene i nomi
ai corpi dei figli, così

non si fa, così i nomi
salgono e i corpi

affondano, madri e padri

che hanno fatto male il loro
lavoro di datori di nomi.

 

 

 

Avverbio

 

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Giorgio Caproni

 

Il senso della cena

può modificarsi in tutto
o in parte, bastano

due avverbi bugiardi
a finire in –mente,
in –menti. A voi madre,

a voi padre, ai miei due autori
io chiedo però respiro, prego

di variare le parti del discorso.
Ridiscendiamo d’accordo

all’altezza del bacino,
come in occasione

del mio primo
intero. Intervenire lì.

Cercherò di essere
più di compagnia

già nella luna di miele,
in qualche modo

precedermi durante la vostra
prima notte. Qualsiasi

altra cena allora sopporterà
un assolutamente,
un altrimenti
nel bel mezzo della bontà del pane.

 

 

 

Sillogismo 8

 

a) chi non fa nulla è disoccupato
b) i tuoi sguardi sono gettoni per chiamare
c) i gettoni non funzionano più
d) le cabine avvolgono la gente
e) le cabine non esistono più

Simboli si usavano tra di noi, ma oggi
ci raggiungono meglio i collegamenti nudi,
netti. Risultato: tutto funziona di più,
ma niente avvolge la gente. Ecco
perché una come te
rimane ferita e disoccupata
come i gettoni, più delle cabine.

 

 

 

XIX. orsa

L’orsa JJ4 non sarà abbattuta.
Il TAR di Trento: non imputabile.
Imputabile non al comportamento
problematico di un singolo orso
ma a un più ampio problema di gestione
della convivenza con gli esseri umani.

Forse l’agnello,
mentre lo sforma la bocca

dell’orsa, avverte in un attimo
la pecora che più non sarà,

e forse l’orsa
già sente di ritornare
all’identica orsa

di pochi istanti prima,
così simile al peluche,

abituata a sentire nella preda

quel minimo di invasione
e poi di crescita
e di posto preso: difficile

disegnare alla de Saint-Exupéry
quelle mostruosità

semplicissime. L’orsa
torna al bosco,
tra gli zaini dei ghiri

agli alberi e cappelli

svelti di passero. Poi

le infrastrutture
sempre in corso del sangue

ovunque, e il buio
come educazione

e ricarica di vita
irresponsabile.