La parola che cura ⥀ La Punta della Lingua 2026

Pubblichiamo alcune poesie composte per il laboratorio Alla scoperta di sé – La parola che cura, ideato e curato da Valerio Cuccaroni nell’ambito del progetto Sollievo della Regione Marche, seguito per il comune di Ancona da Ludus Cooperativa, e dei progetti della Terza Missione dell’Università di Urbino. Alcuni di questi versi saranno letti durante la presentazione delle opere realizzate nel corso del laboratorio sabato 27 giugno 2026, alle 17, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, in programma per la XXI edizione del festival internazionale di poesia La Punta della Lingua

 

Fugge dalla penna un sospiro,
impronte sulla carta
uno spiraglio della mia anima tinto di inchiostro

 

RESPIRO

Respiro mozzo in mezzo al mare,
dalle onde mi lascio trasportare.
Venti e correnti
così agitati i miei pensieri
li conosco e sono stranieri.
Tornare indietro per avanti andare,
il fiato torna solo se lasci che si possa strappare.
Paura e voglia di vivere, insieme, in questo viaggio incontrare,
scoprire che anche così si può nuotare.

 

CUORE

Viaggio nel mio cuore
continuo a navigare,
di rovi pungenti consapevolezza si tinge,
crescon veloci, trasformati
in petali chiari e profumati.
Capisci, comprendi
allora più cresci,
tra mare e cielo
una nuova terra costruisci,
si bagna di rugiada del mattino
o sono le mie lacrime a nutrire il mio cammino?

 

VERO

Mi vidi veloce passare un pensiero,
lo pronunciai,
finalmente fu vero.
Sentiero di carta,
un fondale,
un veliero.

Bianche battaglie
svuotano il cielo.

 

DOLORE

Quando nell’animo tormento mi prende,
mi smarrisco nei labirinti della mia mente.

Mi fisso, mi affosso, oltre non passo,
nell’acqua cado,
a fondo come un sasso.
Di barriere e celle si attornia il pensiero,
null’altro mi sembra vero.

E allor rabbia mi assale di impotenza e smarrimento,
e ancor più i lacci si fan stretti nel mio tormento.

Poi, come una folgore, mi riscuote un’illuminazione:
«Respira! Lascia fluire!
che non di sasso ma di carne sei viva!
e a galla puoi tornare e fino a riva!

Sai, che che nel torto, distorto ora vedi,
in lidi tranquilli in vero risiedi».

«Di pazienza fanne nutrimento,
abbraccia anche il tuo tormento».

 

FAME

Ho fame.

Ho fame di amicizia:
risate al sapore di caffè,
tazzina in mano, cuore caldo di comprensione,
gioia viva di stare insieme.

Ho fame di sonni sereni:
ciglia fanno ombra a notti tranquille,
sogni cullano il risveglio,
un sonno illuminato dalle stelle.

Ho fame di casa mia:
forme e luci della memoria,
tanto spazio per rinascere,
film appassionanti su un grande schermo e sedie comode che sanno di passato.

Ho fame di trovarmi:
mente serena che naviga in acque tranquille,
spirito in pace perché sa di esserci,
sguardo caldo rassicurante all’occhio del futuro.

Ho fame.
Ho tanta fame.

(Claudia A.)