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Passeggero | Racconto di Roberto Addeo

Quando mi stringeva la mano sentivo i grilli trimbulare.
Nell’atto di abbassarmi per poter raggiungere il suo orecchio avevo già dimenticato le parole giuste. Camminavamo senza una meta perché la nostra unione non aveva un perché.
A letto non ci provavamo nemmeno a spogliarci.
Farlo era per lei più che altro un’occasione buona per deridermi.
Amava il pane fresco alle cinque del mattino ma non amava alzarsi presto.
Quell’unica volta che la portai al cinema s’innamorò perdutamente dell’attore antagonista.
Mi chiamava col suo nome quelle poche volte che riuscivamo a farlo.
Mi leggeva l’oroscopo e mi diceva che il segno del Cancro era pesante.
Mi leggeva la mano e mi diceva che la mia linea dell’amore era breve.
La prima volta che uscimmo insieme nessuno dei due disse niente finché lei mi chiese di riaccompagnarla a casa.
Mi parlava degli uomini con cui era stata prima di me e a volte mi sembravano tremende le sue parole.
Io non le parlavo delle donne con cui ero stato prima di lei perché non ero stato con nessun’altra donna.
Quando non avevo soldi non ne aveva neanche lei.
Quando la sua migliore amica stava male anche lei stava male.
Quando io mi sentivo male era lei che stava bene anche per me.
Tutte le volte che rideva mi guardava fisso negli occhi e subito dopo scoppiava a piangere.
Mi aveva raccontato del suo passato tormentato ma io sentivo che mi aveva parlato poco del suo passato.
Invece io le avevo raccontato tutto di me e per questo motivo non avevo più niente da dire.
Quelle volte che non mi rispondeva al telefono mi sentivo capace di commettere le più ignobili delle azioni.
Quelle poche volte che non le rispondevo al telefono erano quelle poche volte che mi ero immaginato di non farlo.
A letto non ci provavamo neanche a comunicare seguendo l’intesa dei corpi.
Farlo era per me più che altro un’occasione buona per sentirmi virile.
Amava i regali ma io non gliene facevo perché mi aveva detto che gli uomini con cui era stata prima di me le avevano regalato tutto quello che le piaceva.
Quell’unica volta che la portai sulla spiaggia mi disse che il mare piatto la faceva allarmare.
Mi chiamava col nome di un suo ex solamente quando non stavamo a letto.
Mi leggeva l’oroscopo e mi diceva che il segno del Cancro era un segno femminile.
Mi leggeva la mano e mi diceva che avevo mani belle anche se piccole.
L’ultima volta che uscimmo insieme parlammo talmente tanto che quando ci lasciammo lo facemmo senza discutere.
Tutte le volte che piangeva mi guardava fisso negli occhi e subito dopo scoppiava a ridere.
Mi aveva raccontato del suo passato tormentato ma io sentivo che non mi aveva raccontato mai niente del nostro futuro.
Quando mi stringeva la mano sentivo il cuore annerirsi e le stelle illuminare i nostri passi separatamente.
Camminavamo senza una meta perché ad entrambi non andava giù l’idea che semplicemente qualcosa potesse finire.

         

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