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Pericolante e pericoloso | Racconto di Massimo Angiolani

Forse Mino la morte la cercava. Arrivato a una panchina si distese lungo a smaltire le bevute, l’auto parcheggiata poco distante. Le tre di notte erano passate da un pezzo.

Chi lo scuoteva lo faceva con strattoni ruvidi e cattivi, aperti gli occhi vide il grigio dei pantaloni e le righe rosse. La polizia.

«Ci sei!?!» disse brusco il poliziotto biondo, «sei sveglio!?!.»

Dietro, la pantera blu con la scritta bianca, dentro il collega seduto con il microfono della radiotrasmittente in mano.

«Come ti chiami!?!» disse sempre aspro il poliziotto biondo.

Mino tirò in verticale il tronco e mise giù le gambe dalla panchina, era seduto ora, il poliziotto biondo gli stava in piedi di fronte, Mino andò con la mano verso la tasca destra dei pantaloni, a cercare il portafoglio. Le mani aperte del poliziotto biondo andarono dritte al petto e spinsero violente, le spalle batterono e scricchiolarono sullo schienale di marmo. Il ginocchio destro del poliziotto biondo colpì lo stomaco, e rimase lì, piantato. Stelline gialle brillanti si accesero tra il whiskey e la birra dentro al cervello di Mino.

«Che cazzo fai!?!» disse duro il poliziotto biondo.