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Pericolante e pericoloso | Racconto di Massimo Angiolani




Forse Mino la morte la cercava. Arrivato a una panchina si distese lungo a smaltire le bevute, l'auto parcheggiata poco distante. Le tre di notte erano passate da un pezzo.

Chi lo scuoteva lo faceva con strattoni ruvidi e cattivi, aperti gli occhi vide il grigio dei pantaloni e le righe rosse. La polizia.

«Ci sei!?!» disse brusco il poliziotto biondo, «sei sveglio!?!.»

Dietro, la pantera blu con la scritta bianca, dentro il collega seduto con il microfono della radiotrasmittente in mano.

«Come ti chiami!?!» disse sempre aspro il poliziotto biondo.

Mino tirò in verticale il tronco e mise giù le gambe dalla panchina, era seduto ora, il poliziotto biondo gli stava in piedi di fronte, Mino andò con la mano verso la tasca destra dei pantaloni, a cercare il portafoglio. Le mani aperte del poliziotto biondo andarono dritte al petto e spinsero violente, le spalle batterono e scricchiolarono sullo schienale di marmo. Il ginocchio destro del poliziotto biondo colpì lo stomaco, e rimase lì, piantato. Stelline gialle brillanti si accesero tra il whiskey e la birra dentro al cervello di Mino.

«Che cazzo fai!?!» disse duro il poliziotto biondo.

Quando le stelline si spensero, Mino alzò lentamente gli occhi fino a puntare quelli del poliziotto biondo. Aveva svuotato lo sguardo, le mascelle tirate, il volto inespressivo, «recupero il portafoglio» disse cupo, «ci sono dentro i documenti.»

«Ok» disse il poliziotto biondo togliendo il ginocchio dallo stomaco di Mino, l'ossigeno ricominciò a passare.

«Nome e cognome!?!» grugnì il poliziotto biondo mentre Mino gli passava la carta d'identità senza aprire bocca.

«Il tuo cazzo di nome!?!» grugnì ancora il poliziotto biondo.

Con la testa Mino fece un cenno ad indicare la carta d'identità.

La sberla arrivò secca, con rumore sordo, col dorso della mano destra inanellata. La guancia destra si incendiò all'istante, lo sbrego si aprì netto e continuo sulle labbra, dal labbro superiore a quello inferiore, in bocca il sapore era quello del sangue.

«Stronzo devi rispondermi» disse basso il poliziotto biondo avvicinando minaccioso la faccia a quella di Mino, «devi dirmi anche quante volte vai al cesso se te lo chiedo» continuò con la faccia ad un millimetro da quella di Mino.

In quel momento arrivò l'ambulanza, scese un uomo alto e grasso con i baffi, giacca e pantaloni arancioni, «ci hanno chiamato» disse rivolto al poliziotto biondo, «tutto bene?» disse poi guardando Mino.

«Tutto a posto» disse Mino, «ho bevuto un paio di birre di troppo, tutto qui.»

L'uomo dell'ambulanza vide il sangue rosso e fresco nel mento, «ti devo comunque misurare la pressione» disse dopo qualche istante.

Il poliziotto biondo si era allontanato, aveva portato la carta d'identità al collega e la stavano controllando al computer.

L'uomo dell'ambulanza tornò con lo strumento medico, «misuro la pressione» disse al poliziotto biondo, anche lui era tornato verso Mino.

«Due ritiri della patente per alcool» disse il collega parlando ad alta voce sempre seduto dentro la pantera, «segnalazione per possesso e uso di hashish e per rissa» concluse.

«La pressione è buona» disse l'uomo dell'ambulanza, «se non ci sono problemi aspettiamo noi che si riprenda» disse al poliziotto biondo, poi si avviò verso l'ambulanza per riportare lo strumento medico.

Il poliziotto biondo si abbassò leggermente e piazzò rapido in successione un gancio destro nel fianco sinistro di Mino e poi un gancio sinistro nel fianco destro.

Mino si alzò di scatto, il poliziotto biondo fece un passo indietro e beffardo mise l'indice della destra in verticale tra il naso e la bocca, ad indicare il silenzio.

Guardandolo sempre negli occhi Mino caricò un sorriso sgraziato, mostrando tutti i denti e fece l'occhiolino.

Passarono tre lunghi e immobili secondi, poi Mino smontò il ghigno e si risedette lento nella panchina, sempre guardando il poliziotto biondo dritto negli occhi. Lo sguardo di nuovo svuotato, le mascelle tirate, il volto inespressivo.

I cazzotti non erano stati potenti, ma il dolore interno era infinito. Infinito. Ma non come quello di Leopardi.

*

Illustrazione "Pericolante e Pericoloso" realizzata da Roberta Spegne, 2018. 

(Tutti i diritti sono riservati - Contrabbando e Pirateria Edizioni).

 

 

 


Post date: 2018-06-01 16:15:54
Post date GMT: 2018-06-01 14:15:54
Post modified date: 2018-06-01 16:27:01
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