piccole vittorie e resistenze di paolo buonvino ⥀ Autopoetica
Presentiamo la diciannovesima pubblicazione della rubrica Autopoetica, a cura di Marzia D’Amico, che ospita oggi Paolo Buonvino. L’immagine di copertina è come sempre di Valentina Vallorani. È possibile segnalarsi inviando propri testi e una dichiarazione di autopoetica alla mail: autopoetica.argo@gmail.com (tutte le pubblicazioni finora apparse nella rubrica possono essere lette qui)
il corpo è un campo di battaglia. lotta contro se stesso – la propria fine – e frapponendosi tra noi e il mondo ci permette di vivere. reclamiamo spazio attraverso il corpo, e al tempo stesso lo usiamo per cercare continuamente il contagio. in questa scontro è importante esserci, guardarsi in faccia, rimanere piuttosto che sforzarsi di diventare, con rabbia e amore pensare ogni cosa, non augurandosi – ma sperando sì, ogni tanto, in un po’ di – clemenza.
(paolo buonvino)
⥀
.
Dodo
c’è qualcosa di sottile
nel modo in cui muovi
il tuo corpo a singhiozzi regolari,
rievocando quel gioco
antico e sinuoso
che diverte ancora la luna e le maree.
qualcosa che fa intuire
preposizioni di una lingua futura
– dritta e gutturale –
parlata dai tordi, già.
sparire
è uno studio di danza
domenica mattina.
il corpo steso sul legno (sembra) – finalmente – mio.
poi lo sguardo
vola sugli architravi;
dove la polvere si accumula
e mi aspetta.
miele miele
miele miele
sotto pelle
ma mai nelle ginocchia
inciampi in slanci, promesse futili:
cose dell’uomo; non della terra.
nei sabati-serie-televisive
venerare lucciole strafatte d’elio –
. spettacoli ringhiati
. di chi finge stravaganza
e invece è d’accordo, e compra.
non sanguina più
Non sanguina più
il nostro sguardo,
o forse qualche vertebra più in giù.
Ormai solo
siam capaci
di conferme e complimenti.
Lo cerchiamo negli altri
affannati dal commentare
qualsiasi cosa purché ci porti lontano
(la villetta ad ampie vetrate
. pan-per-focaccia
di chi abbandona il centro per comodità)
Troppo, o troppo poco tempo
ci ha bagnati,
così debole ora il vento
fa spiovere anche gli alberi.
Mia nonna diceva
che nei libri c’è il diavolo
e a questo lentamente siamo scivolati:
come chi siede al bar
senza un destino
e un liquido secco
tra le mani
⥀⥀⥀
Il mio interesse si rivolge spesso a ciò che è vagabondo e incompiuto, irriducibile ad una verità. Il frammento, nelle sue varie forme, è al limite tra la negazione e l’affermazione di qualcosa.
Al limite fra i due mondi immagino si possa continuamente riscrivere la propria identità, i propri codici. Questo pensiero è la base di un percorso di ricerca che muovendosi nella frattura, nello spazio fra due o più domini, prende ogni volta una forma e una strada apparentemente diversa. Questa fascinazione per l’incompiuto, l’errore, il continuo sfuggire al senso mi conduce alla poesia. Multiforme e frammentato, il mio modo di agire l’arte non si esaurisce in una risposta conclusiva, tenendosi aperto all’indeterminato.
(Valentina Vallorani)

paolo nasce a roma, e percependone con orgoglio l’ingombro storico, decide di guardarla da lontano vivendo a san sebastian, milano, londra, torino e (attualmente) a lisbona – cambiando comunque molte case e lavori nel processo. la sua ricerca di significato si muove tra danza e poesia, poiché quando si sente fiducioso, gli piace pensare che dove fallisce il corpo può vincere la parola; e viceversa. non ama ricordare quello che ha fatto e pensa decisamente troppo a quello che farà. in questa tensione, a volte, gli capita di scrivere.
Marzia D'Amico
Marzia D'Amico è poeta e traduttorə, il suo esordio è Liricologismo (Zacinto edizioni). Ha pubblicato poesie su diverse riviste nazionali e internazionali in lingua inglese e italiana. La sua prosa, le sue traduzioni e i suoi contributi culturali sono apparsi in radio, su carta e online. Co-edita mensilmente una newsletter transfemminista (Ghinea).

