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Pier Mattia Tommasino

Pier Mattia Tommasino è nato a Roma il 2 febbraio 1977. Le sue poesie sono state pubblicate su riviste, come Periferie e La Terrazza, e nel 2005 nell’antologia La regione invisibile. Poesia e dialetto nel Lazio, Tuscia meridionale e Campagna romana nord-occidentale (Cofine, Roma). Ha pubblicato La befana e er battiscopa (Cofine, Roma, 2006; introdotto da Ugo Vignuzzi, secondo al Premio Nazionale di Poesia dialettale, Ischitella-Pietro Giannone) e Senzavajolo (Abao Aqu, Rosolina, 2007; prefazione di Franco Loi, Premio DeltaPOesia 2006).

 
da Senzavajolo (Abao Aqu, 2007)
 
semo i senzavajolo
i libberi pe gnente
belli imparanojartri
invortinati a gòde
ni giochetti der chìssela
 
semo i senzavajolo
volemo e nun volemo
cechi sortanto a vive
le botte che ciabbona
la morte ner frammentre
 
*
 
siamo i senzavaiolo
i liberi per niente
avvoltolati nella paranoia
di noi stessi godiamo
nei giochini del chissenefrega
 
siamo i senzavaiolo
vogliamo e non vogliamo
accecati di vivere
nel quando ci risparmia
la morte nel frattempo
 
 
QUESTIONARIO 
1. La preghiamo di indicarci i modelli di riferimento (italiani e stranieri) della sua poesia dialettale, dove questi studi e letture l’hanno portata all’individuazione del suo stile. 
I primi modelli, facilmente identificabili, sono stati Mauro Maré e Amedeo Giacomini.
 
2. Ci sono differenze significative tra la sua produzione di poesia in dialetto e quella in italiano 
(se presente)? 
Ho scritto pochissimo in lingua. Mi interessa molto la possibilità di scrivere in lingua seguendo modelli dialettali. Cosa forse possibile partendo dalla poesia in romanesco, e da forme tradizionali come lo stornello, presenti sia nel Lazio che nella poesia popolare toscana.
 
3. Con quali poeti contemporanei (dialettali, italiani, stranieri) intrattiene un dibattito costruttivo? Con quali ha semplicemente condiviso un percorso di gruppo (blog, riviste, associazioni) o di scambio di opere letterarie? Quali poeti italiani e/o dialettali l’hanno colpita di più? 
Mi hanno colpito profondamente Tiziano Ferrari per la poesia in lingua e Salvo Basso per la poesia dialettale.
 
4. Quale l’immaginario o le immagini più diffuse, nella sua opera in dialetto? Ci sono differenze tra l’immaginario che usa in dialetto e quello delle sue opere in italiano o in prosa (se presenti)? 
Più che immagini parlerei di temi. La morte, l’amore sensuale, la ricerca di una possibile salvezza.
 
5. Quali teorie (estetiche, politiche, etiche, critiche, etc…) sono presenti all’interno della sua poetica? Il suo modo di lavorare a un’opera di poesia (il processo formativo che ha usato) è stato influenzato da queste teorie? Se sì, può descrivere anche le modificazioni della sua scrittura/operatività in poesia, in dialetto, nel corso degli anni?
Dal punto di vista teorico mi ha spinto alla poesia in dialetto lo scarto tra l’evoluzione del dialetto di Roma e la cristallizzazione della poesia di Roma in una lingua desueta.
C’è spazio vergine, e massa di lingua, da utilizzare in chiave tragico-lirica.
 
6. Il suo modo di scrivere in dialetto è rappresentativo del parlato della sua area di appartenenza (paese, città, provincia, regione)? Quali le differenze con il parlato? Ha introdotto altre lingue/linguaggi/codici/segni nella sua opera in dialetto? Ha recuperato espressioni linguistiche arcaiche? 
Nella prima raccolta, La befana e er battiscopa sono maggiormente legato alla tradizione che nella seconda, Senzavajolo. Titolo che indica in modo programmatico, e forse in modo fin troppo esplicito, una scelta linguistica generazionale. Riporto quanto scritto in calce alla raccolta:
Il termine senzavajolo indica i nati dalla seconda metà degli anni Settanta in poi. Quelli che non posseggono, ficcate nel braccio le cicatrici-bollini del vaccino del vaiolo. Questa scelta, volutamente generazionale, sottolinea una diversità linguistica, una continuità distorta del neoromanesco con il dialetto storico e scritto. Vuole suggerire la riaffermazione del dialetto di Roma come possibile lingua della poesia.
 
7. In percentuale, quante persone pensa parlino in dialetto nella sua area di appartenenza  (paese, città, provincia, regione)? 
La realtà linguistica romana, per la continuità tra dialetto e lingua, è molto complessa.
Non posso rispondere con precisione a questa domanda. La pressione del dialetto, e dei gerghi giovanili, sull’italiano regionale è del resto molto vitale.
 
8. La sua regione presenta leggi di tutela del dialetto o supporta le pubblicazioni in dialetto con  qualche legge? E’ in grado di illustrare queste leggi (o dare i loro riferimenti)? 
Non esiste una legge che tuteli o insegni il dialetto, per fortuna. La grammatica dei dialetti  dovrebbe essere solo descrittiva e mai normativa.
La ringraziamo della pazienza e attenzione nel rispondere al present
         

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