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Poesie, Furio Pillan #Argo19

– La distinzione tra passato presente e futuro è solo un’illusione, anche se ostinata-
Albert Einstein

ballata dell’amor relativo ( ristretto )

io posso viaggiare nel tuo futuro
angelo mio dalle ali di vetro
perché un giovane prima di me
rubò le ceneri del fuoco sacro.
Potremmo fare l’amore oggi, adesso
e concepire il nostro piccolo
universo di carne.
L’uovo da cui nascerà
è la sola immortalità che ci è concessa
e tu saresti felice quanto solo una donna
è capace.
Ma non sarà per quel dono di uomo
che farai crescere dentro il tuo grembo
che tu chiamerai con un nome
che mi convincerai a restare

la mia paura è immensa

un anno alla velocità media di 259.807,62 km/sec

io posso viaggiare nel tuo futuro
posso partire e tornare fra un anno dei miei
se solo fossi abbastanza veloce
il nostro bambino avrebbe due anni
avrebbe imparato a dire papà
avrebbe negli occhi il riflesso
degli occhi del padre che mille pianeti
ha rubato dal sacco di dio

un anno alla velocità media di 293.938,77 km/sec

io posso viaggiare nel tuo futuro
potrei ripartire e tornare fra un anno dei miei
se solo fossi abbastanza veloce
tornerei con un mazzo di stelle comete
per chieder perdono,non vedrei le tue rughe,
scaverei il tuo corpo di donna per l’ultima volta
colpirei la tua superficie lunare
con baci asteroidi e lasciandoti il segno

un anno alla velocità media di 299.624,77 km/sec

io posso viaggiare nel tuo futuro
potrei ripartire e tornare fra un anno dei miei
se solo fossi abbastanza veloce
il nostro bambino avrebbe vent’anni
terrebbe per mano una bella ragazza
detesterebbe le mie quattro poesie.
vorrei solo per lui che studiasse
e conservasse una qualche utopia

un anno alla velocità media di 299.833,29 km/sec

io posso viaggiare nel tuo futuro
potrei ripartire e tornare fra un anno dei miei
se solo fossi abbastanza veloce
ti chiederei di sposarmi
accetterei il silenzio come risposta
poserei sulla fronte un anello
rubato a Saturno sulla via del ritorno.
Saresti bella come una stella

un anno alla velocità media di 299.939,99 km/sec

io posso viaggiare nel tuo futuro
potrei ripartire e tornare fra un anno dei miei
se solo fossi abbastanza veloce
troverei un vecchio accanto alla tomba
con in mano dei fiori e nell’altra
dell’acqua perduta dagli occhi
cercherei un abbraccio ma egli direbbe
non può esistere un figlio più vecchio del padre

posso viaggiare nel tuo futuro
se solo avessi abbastanza energia
turbine a vapore di antimateria
migliaia di soli come operai
a spremere luce nel mio motore
ma si viaggia nel tempo solo in avanti
e un poco di lato, all’indietro è impedito
da una radice vestita da vigile-dio

posso viaggiare nel tuo futuro
ma non nel mio
e continuo ad avere un’ immensa paura

L’antimondo

Se tutto fosse al contrario

se il cielo fosse la terra
e la terra il cielo
se gli alberi bevessero luce
con le loro foglie
e idrosintetizzassero buio
con le radici
se le nuvole fossero insetti
duri e neri
e pungessero gli occhi
di chi le guarda
e ragni e scorpioni
fossero cantati dai sognatori
come simboli di libertà
se i fiori formassero costellazioni
dai nomi stravaganti
e le stelle si potessero raccogliere
in mazzi blu rossi gialli
per offrirli ad una ragazza

se nascessimo dalla terra
vomitati dai vermi
e andassimo a morire
nel ventre di una donna
se satana stesse in paradiso
a palpeggiare cherubini
e dio all’inferno
a ubriacarsi con le anime dei poeti

se tutto fosse al contrario
tutto al contrario
e ti avessi illuso io quel giorno
prendendo la tua mano
forse saresti tu qui a cantare
davanti a tutti
un mondo diverso
al contrario
e a dipingerlo con il dolore
a cercare vita
in questa finta morte
che è poesia

Racconto di una sera qualunque

Stasera ho venduto l’anima al diavolo
lui mi ha dato in cambio la luna
io le ho dato un morso
e l ’ho messa in tasca.
Sono uscito di casa
con il cappotto della notte
abbottonato di stelle
sulle spalle nude,
ho lasciato una bettola
senza più vino nelle botti
e ho camminato
per le vie della mia città
fino a consumarle.
Ho parlato di poesia con una puttana
poi le ho regalato un libro
perché volevo attaccarle la mia malattia.
Ho nuotato nel cemento
e passeggiato sul mare
con l’ artiglio della libertà
ho graffiato il cielo
e sulla terra ho cercato fratelli
senza trovarli.
Dietro ad un angolo
ho visto la morte per mano
alla mia anima violentata
e ho fatto finta di non vederle
poi sono tornato dal diavolo
e l’ ho ricomprata
usata a metà prezzo.
Volevo regalare un libro
anche a lui
ma ho pensato
che in fondo sono tutti suoi.
Alla fine ho ributtato la notte
in cielo alla meno peggio
e sono tornato a casa
mi sono tolto i pantaloni
e mezza luna è caduta dalla tasca

allora io l’ ho raccolta e l ’ho gettata
nel mucchio assieme alle altre.

Il ponte

Poiché sono ingegnere farò un ponte

perché alla gente servono i ponti
e sarà lungo e sarà maestoso
e sarà grande e luminoso
le fondamenta avrà di nuvola dura
le arcate merlate di urla
come un antico castello.
Se non troverò del ferro
raddrizzerò arcobaleni
ma un colore per volta
avvicinandomi piano
li afferrerò con le mani
da tutti e due i lati
perché è così che si prendono
gli arcobaleni selvaggi.

Poiché sono vero ingegnere
farò due ali al mio ponte

così potrà volare col vento
e mescolerò malinconia col cemento
perché sia capace di piangere
quando saprà di amori perduti.
Se mancheranno i denari
venderò le poesie a colori
e se mancheranno operai
farò lavorare gli dei.
Pianterò lì i cuori rampicanti dei miei amici
che piano piano, crescendo, lo coloreranno.
E quando sarà finito
mi fermerò a guardarlo
con ancora le mani sporche di cielo
e la polvere azzurra sugli occhi arrossati
e penserò che chi vorrà attraversarlo
dovrà bruciare le scarpe.

Poiché sono ingegnere farò un ponte

e quando sarà finito
andrò a viverci di sotto
e mi fermerò a guardare
la gente passare
sbircerò le gonne delle ragazze
raccoglierò con le mani
gli arrivederci di quei viaggiatori
che veramente non tornano più
gli sguardi di quelle persone
che poesie non ne scrivono mai
e i giochi abbandonati dai bimbi
e i sogni dimenticati dai grandi
e gli sputi disperati dei vecchi.
Ne farò pane.

Passerà la gente
passeranno gli anni
e la mente invecchierà
e arriveranno i malanni

un giorno leverò le mie quattro cose
ritroverò i miei occhi di bimbo
e gli elastici della mia fionda
li metterò come redini al vento
quando verrà a cercarmi
per portarmi a volare con lui
perché mai dovrò usare il mio ponte
non potrò bruciare le scarpe
perché non le ho mai volute indossare
è agli altri che servono i ponti
io non ho mani e non ho gambe
con i piedi cammino lento
io sono fatto di carne e di vento

La bottega delle ali

“L’unico modo è che tu metta le ali
se vuoi veramente andartene via”
Disse mia nonna quando avevo sei anni.
Così andai in un grande negozio,
una vecchina dallo scaffale più alto
prese a fatica un gran scatolone
e mi disse: “ecco, serviti pure!”
Io intimidito cominciai a cercare,
c’erano ali per ogni utilizzo,
ali bianche in tinta coi denti
ali scure per gli avari di cuore,
ali di pizzo ali alla moda
ali anche per vestiti da sposa,
ali meccaniche per gli ingegneri
ali da piedi per i corridori,
ali a vela ali a motore
ali finte da sognatore,
ali grandi per volare all’inferno
e minuscole per cadere in eterno
ali rosse ali rotte ali corte ali morte
ali scontate pescate a sorte;
ali di carta ali di legno
assicurate contro l’incendio,
ali vive che mai stanno ferme
ali di plastica contro le tarme,
ali usa e getta per gli spendaccioni
ali di piombo per i coglioni,
ali da drago
ali da fata
ali a noleggio per una giornata,
ali nuove a chilometri zero
ali comprate mai usate davvero.

E poi ali immense per gli innamorati
ali proibite per fare all’amore
ali di gomma che non si sa mai
ali per te se mi perdonerai
ali regalo di san Valentino
e ali da mamma con il passeggino.

Ma ali di male per chi sta soffrendo,
ali dolore per chi non vuol più volare
ali di neve per suicidi d’estate
ali di foglie per quelli d’autunno
ali col buco per chi vuole ammazzarsi
nelle altre stagioni dell’anno,
ali di rabbia per chi deve incazzarsi
che gli hanno ammazzato fratelli ed amiche
ali vendetta d’acciaio e benzina
per abbattere le torri nemiche,
ali da guerra per vendicare vendetta
ali atomiche ucciderebbero in fretta
ali di mine che le gambe non servono
ali di fame che i bimbi non muoiono
ali da ricchi che vai dove vuoi
ali giustizia che non si trovano mai.

Ali divine di vini e di birre
ali diverse di versi e parole
ali di ali per chi scrive poesie
ali di vita e ali di morte
ali per tutti noi anime rotte.

Scelsi.

“Hai preso le ali più rare”,
Mi disse la furba vecchina,
“ti costeranno un occhio della testa!
Una apparteneva a un demone astemio
l’altra ad un angelo che era sempre ubriaco,
sono antiche e molto preziose
sei sicuro di potermi pagare?”

Ma io non dissi nulla
presi le ali
lasciai un occhio sul banco del negozio.

Furio Pillan nasce a Roma nel ’75, trascorre la fanciullezza nella bassa friulana e poi giunge a Trieste nel ‘90, dove più tardi conoscerà ”Gli Ammutinati” e con loro parteciperà a innumerevoli eventi legati alla poesia e alla letteratura. Nel 2008 pubblica una raccolta dal titolo ”Poesie ad Olio”, e nello stesso anno è presente nell’’antologia di poeti performativi ”Il volo del Calabrone”. Ha ideato uno spettacolo teatrale tra scienza e poesia dal titolo ”del tempo e di altre invenzioni” e ha partecipato nel 2009 all’Absolute Poetry Festival di Monfalcone con Matteo Danieli e il gruppo musicale dei Baby Gelido. E’’ presente in diverse antologie poetiche, si diverte con i poetry slam, ama il teatro, la fisica teorica, l’ingegneria, il mettersi in cammino e il vino buono

         

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