Mariangela Gualtieri, Poesie inedite

1.
Nascondeva al suo interno la mia immagine,
nei gorghi delle sue profondità
– Mastica piano – resta – in questa luce accesa
lì fuori la foresta è immondo putrame
con masse d’ombra piena
che non si doma. Copre tutto e riempie.
Se cadi nelle acque della notte
se ti perdi nell’intrico dei rami
se giù dal cielo piomba quel deserto nero.
Resta. Non andare –

Questo diceva.
Ma lei aveva stretto un’alleanza
ma lei udiva più forte un’altra voce
che invece cantava
di una grande avventura
fra radici e nidi di pelo
– e dove è buio – così cantava –
meglio si vede ciò che lontano splende –

A piedi se ne andò. Entrò come fra fauci
dentro l’ombra. Tutta la casa allora
vacillò, restò più tetra e sola.
Niente si sa di ciò che accadde
nell’elegante foresta. Se la donna
tremò, se si perse. Se il canto la guidò.
Se aveva pane a sufficienza nelle tasche
e da bere. Se fu giusto l’andare.

– Io ringrazio. Il suo passo
mi piace. Il coraggio. L’intesa con la voce.
Che fosse sola mi piace. L’insensatezza
di quell’esporsi alla notte. L’avventura.
Che non restasse nella casa. Tutto
di lei mi piace. E dunque?
Chi delle due fu madre di mia madre? –

2.
Guarda con quanta grazia
la notte s’è formata.
Con padiglioni e bastioni e tende
d’oscurità ha addobbato
ogni metro della terra
smascherato nel suo alto credo
la supremazia del visibile

fino al passo
che non osa più in là
dove tutte le spighe sparite
e un nero dove c’era la vigna
e un agguato e un guado
e un rospo – creatura bizzarra
e un ovattato lontano cane di buio.

E guarda – quasi io tremo –
il respiro trattiene la circostanza
in alta sospensione –
ogni cosa s’affaccia
al proprio lato mancante
quel buco in cui il senso si inghiotte.

In lei riposa il nome di ogni cosa
nella terrestre notte.

3.
Le figure entravano in me
e si fingevano innocue.
Le figure soffici e a spigoli
popolavano l’andamento mio vuoto e
il respiro. Raccontavano storie modeste.
A volte facevano ridere. Tremavano.
Si facevano male. Non fatevi male.
Ma si sparavano. Si scontravano.
Correvano su treni pericolosi.
Riempivano l’andamento mio vuoto
con assi e bastoni. Non fatevi male figure.
Lasciate in pace il mio vuoto
non addobbatelo con scene illusorie
non masticatelo.