Lettere scelte – Laura Cereta

17.00

Brossura

pag. 280 – 12,5×19,5

ISBN: 9788831225458

a cura di Sandro Princiotta

progetto grafico di Francesca Torelli e Paolo Rinaldi

Collana Rosa fresca aulentissima | n.3 | collana diretta da Sara Lorenzetti e Federico Sanguineti

in libreria dall’8 marzo

Tutte le copie di questo libro verranno spedite con posta rapida e tracciata.

 



Condividi
Descrizione

«Farò un audace riassunto della questione: vostra è l’autorità, nostro è il talento»

 

Laura Cereta con il suo acume di umanista e la sua coraggiosa penna racchiude in poche, incisive parole l’ingiusta disparità tra i sessi nella società del suo tempo. Questo fulminante giudizio non è soltanto una denuncia della sopraffazione femminile, ma anche un atto di rivendicazione, un monito lanciato attraverso i secoli. Nel cuore del suo epistolario, Cereta analizza con lucidità e passione la condizione delle donne, opponendosi al loro confinamento nei margini della vita culturale e intellettuale. Con la tenacia di chi non si rassegna all’oblio, ella si batte per la costruzione di un modello formativo che includa le donne, sfidando i pregiudizi e le resistenze della sua epoca. Il suo percorso, intreccio indissolubile di esperienza personale e riflessione filosofica, si snoda tra l’aspirazione a un riconoscimento nel presente e il sogno di un’eredità immortale, capace di risuonate nei cuori dei posteri come testimonianza di una lotta che non appartiene solo al passato, ma continua a interrogare il futuro.

 

 


Laura Cereta (Brescia, 1469-1499) è stata una delle voci più brillanti e audaci dell’Umanesimo italiano. Precocissima negli studi, si distinse per la sua crudizione in latino, filosofia e letteratura, affrontando nei suoi scritti temi innovativi e profondamente moderni, come l’istruzione femminile, l’autodeterminazione delle donne e la condizione di subordinazione femminile. Le sue lettere rappresentano un raro e prezioso esempio di scrittura femminile umanistica, in cui emergono una straordinaria acutezza intellettuale e una feroce critica alle convenzioni del suo tempo. Il suo pensiero, rimasto a lungo nell’ombra, oggi risplende come una testimonianza imprescindibile del ruolo delle donne nella cultura rinascimentale.

RASSEGNA STAMPA

Online

Segnalazione di Valeria Palumbo nella trasmissione Kappa di Radio Svizzera Italiana (al minuto 34.35)

Articolo di Silvia Lorenzini, Una voce femminile nel cuore dell’Umanesimo, Brescia si legge, novembre 2025

Quotidiani e riviste

Articolo di Raimondo Montesi, Laura Cereta, femminista ante litteram, Il Resto del Carlino Ancona, 9 marzo 2025

Recensione di Elena Olivari su Le Monde Diplomatique, maggio 2025

Articolo di Roberto Carnero, Riemergono voci di scrittrici fuori dal canone, su Avvenire, 3 agosto 2025

Recensione di Francesco Lucioli su Women Language Literature in Italy, n. 7, 2025, pp. 129-130

Recensione di Daniela Bombara in La Rassegna della Letteratura Italiana, anno 129°, serie IX, n. 2, luglio-dicembre 2025, pp. 521-522. Le Lettere, Firenze.


Recensione a Lettere scelte di Laura Cereta
di Elena Olivari

Le Monde Diplomatique, maggio 2025

Edite da Argolibri per la collana Rosa Fresca Aulentissima, le “Lettere scelte” di Laura Cereta costituiscono un lavoro originale e accurato che restituisce a questa straordinaria intellettuale di età umanistico-rinascimentale il valore e la memoria che merita. Il prof. Sandro Princiotta, curatore delle lettere, ha operato una selezione del corpus delle epistole, proponendone la prima traduzione in italiano (finora era disponibile solo quella in inglese). Non si tratta però di un testo esclusivamente specialistico, bensì di un libro che, forte di un solido studio filologico e scientifico, è in realtà rivolto a tutti grazie ad un taglio divulgativo che arriva a chiunque sia appassionato di letteratura. Laura Cereta è stata una intellettuale bresciana vissuta nella seconda metà del 1400, che ha saputo ritagliarsi una posizione centrale nel panorama culturale dell’epoca, sia nel dibattito filosofico e teologico, sia nell’ambito delle discipline scientifiche. Autrice di uno dei più importanti epistolari di età umanistica, dedicato al cardinale Ascanio Maria Sforza, ha donato ai posteri alcune riflessioni molto interessanti sul ruolo della donna e sull’opposizione alla cultura misogina dell’epoca. La forza straordinaria di questa donna, morta a soli trent’anni, emerge dalle pagine delle sue lettere, variegate nei temi e indirizzate a diversi personaggi, che ci offrono una visione incredibilmente moderna e lungimirante del ruolo delle donne nel mondo: dal contributo femminile alla cultura e alla civiltà, alla rivendicazione del diritto delle donne a ricevere un’istruzione adeguata in diversi ambiti del sapere, fino alla condizione di sottomissione femminile all’interno del matrimonio. Le lettere di Laura Cereta ci parlano ancora oggi di speranze e di traguardi da raggiungere.


Riemergono voci di scrittrici fuori dal canone
di Roberto Carnero

Avvenire, 3 agosto 2025

Quando si parla di canone, spesso si lamenta, nel lavoro di chi allestisce le storie letterarie, l’assenza di un adeguato numero di autrici. Le scrittrice e le poetesse, insomma, sarebbero spesso sottostimate e sottorappresentate rispetto ai loro colleghi uomini. Il problema viene rilevato soprattutto in relazione alla manualistica scolastica: sembra proprio che per essere presente in un libro di testo, un autore debba essere per forza – come dicono polemicamente le femministe americane – bianco, maschio e morto. È dunque prezioso il lavoro di ricerca di quegli studiosi che nelle nostre università sono impegnati a dissodare un terreno che è rimasto in gran parte incolto: quello, appunto, delle scritture femminili. La loro rappresenta un’importante attività di “ricognizione archeologica”, alla (ri)scoperta di quelle autrici che una tradizione critica dominata dal punto di vista maschile ha spesso ignorato o trascurato. Tra le studiose più impegnate in tal senso c’è Sara Lorenzetti, docente di Letteratura italiana all’Università di Macerata, che dirige, insieme a Federico Sanguineti, una meritoria collana, “Rosa fresca aulentissima”, presso la casa editrice anconetana Argolibri, dedicata proprio ad approfondire le questioni di genere in relazione alla nostra tradizione letteraria. Le ultime due uscite riportano all’attenzione altrettante figure di scrittrici italiane. Il primo volume, Lettere scelte di Laura Cereta (a cura di Sandro Princiotta, pagine 150, euro 17,00), propone la raccolta di epistole latine inviate dall’umanista bresciana (1469-1499) ai familiari e a una serie di personaggi del mondo culturale dell’Italia settentrionale. In esse la scrittrice tenta una conciliazione tra valori cristiani e cultura classica (conciliazione a cui era tesa gran parte del pensiero umanistico). Sul piano tematico, assume particolare rilievo un evento traumatico della sua esistenza, la morte del marito, con una conseguente meditazione sulla caducità della vita umana. Ma è anche presente una riflessione, assai moderna, sulla disparità tra i sessi e sulla condizione di subalternità in cui venivano tenute le donne. Con punte di esplicita rivendicazione, come quando, rivolgendosi agli uomini, scrive: «Farò un audace riassunto della questione: vostra è l’autorità, nostro il talento».
L’altro libro è di Fortunata Sulgher. Nata a Livorno nel 1755, sposò nel 1777 Giovanni Fantastici e visse quasi sempre a Firenze, dove tenne un salotto frequentato da nomi di rilievo dell’intellighenzia del tempo, tra cui Alfieri, Monti, Madame de Staël, e dove morirà nel 1824. Il volume, curato dalla stessa Lorenzetti, presenta il testo di un poema in endecasillabi sciolti sinora inedito: Il ratto di Elena (pagine 180, euro 17,00). In esso la poetessa rivisita il mito classico enfatizzando – anche qui, grazie a un punto di vista finalmente femminile – il valore dell’autodeterminazione della protagonista, coraggiosa nello sfidare leggi e convenzioni sociali in nome dei propri sentimenti più autentici.


Fortunata Sulgher Fantastici, Il ratto di Elena, edizione commentata a c. di Sara Lorenzetti, Ancona, Argo Libri, 2025, pp. 175.È ormai un dato acquisito come la critica italiana, a partire dal magistero desanctisiano, abbia relegato ai margini il ruolo culturale e letterario delle scrittrici; ricerche recenti – in modo puramente orientativo si possono fare i nomi di Marina Zancan, Adriana Chemello, Monica Farnetti, Tiziana Crivelli – mirano invece a riportare alla luce una produzione femminile in grado di dialogare sapientemente e originalmente con modelli classici e moderni, ripensandoli secondo una propria visione ideologica. Ne emerge in tal modo un controcanone, inteso non come semplice recupero di nomi e dati, ma quale ricostruzione dei nessi storici e intertestuali che hanno tenuto viva una tradizione ‘altra’.

Un campo particolarmente fertile di studi è costituito dalla produzione ‘meditata’ delle improvvisatrici settecentesche, il cui ruolo appare ancora più defilato rispetto alle autrici tradizionali, poiché nei loro confronti «si è attivato un doppio meccanismo di emarginazione che le ha escluse in quanto donne e in quanto esponenti di una cultura orale, condannata tradizionalmente alla subalternità» (p. 21).

In questo quadro si inserisce il lavoro di Sara Lorenzetti, che offre alla ricezione di pubblico e critica Il ratto di Elena, poema inedito di Fortunata Sulgher Fantastici (1755-1824), celebre autrice di lirica estemporanea accolta in Arcadia come Temira Parraside. La scrittrice affidava ad un piccolo manipolo di opere ‘a tavolino’, tra cui quattro tragedie, «le speranze di un riscatto dallo stigma di improvvisatrice» (p. 29), confrontandosi con temi mitologici di grande risonanza nella tradizione letteraria e inserendosi quindi a buon diritto nel quadro della narrativa in versi e delle forme drammaturgiche coeve. L’edizione del poema mira innanzitutto a ricollocare l’opera nel contesto della poesia settecentesca, segnata dalla ripresa dei modelli classici, da mediazioni melodrammatiche e innesti di sapere scientifico. Allo stesso tempo, Lorenzetti mette adeguatamente in risalto gli elementi innovativi del discorso sulgheriano, che si articolano soprattutto in una riflessione ampia e polifonica sul tema del ratto: dalla violenza maschile all’abbandono, dallo sradicamento alla perdita dolorosa. Il tessuto narrativo si arricchisce altresì di frequenti richiami alle ‘arti sorelle’, con particolare attenzione a pittura e musica, aspetti figurali e sonori, per modulare il ritmo scenico ed esaltare la dimensione emotiva.

L’impianto ecdotico prende le mosse da un quaderno cartonato conservato alla BNCF (Nuove accessioni, 906, cassetta 6, inserto g), di grafia ordinata, con densità crescente di correzioni negli ultimi canti. La trascrizione è di tipo conservativo, rispettando maiuscolazioni ed uso di specifici grafemi, con l’obiettivo di rendere il testo leggibile senza alterarne la fisionomia.

Sul piano compositivo, il Ratto si articola in quattro canti di endecasillabi sciolti (ca. 350-400 versi l’uno), dall’esordio epico con invocazione e protasi fino alla partenza da Sparta. Lorenzetti sottolinea, come di particolare rilevanza nell’opera, l’evidente strategia di focalizzazione plurale che dilata il fuoco oltre la coppia Paride-Elena verso un sistema di soggettività muliebri in cui il motivo altamente drammatico del rapimento/mancanza si moltiplica, eccede l’episodio singolare e diviene figura tematica trasversale: la ninfa Enone rifiutata da Paride, Esione, sorella di Priamo, che richiama una catena troiana di sottrazioni e risarcimenti, la nutrice Eraclea, testimone del rapimento infantile della protagonista. Ogni personaggio è stato privato di qualcosa; persino il protagonista maschile è, in origine, ‘sottratto’ alla famiglia.

Osserva Lorenzetti come questa costellazione di esperienze dolorose si innesti su una precisa regia stilistica, segnata dall’uso regolare di anastrofi, iperbati e inarcature, atti a rilevare i momenti drammatici della vicenda, e da un lessico che insiste sui campi semantici della necessità e del destino: elementi che incanalano l’evento traumatico del ratto entro una causalità superiore, affidando alle divinità un ruolo attivo e collocando il volere e il sentire individuale sotto il segno di un ordine trascendente.

Una sezione particolarmente persuasiva illumina la modernità dell’immaginario sulgheriano: i nodi cruciali del racconto, quali ad esempio il sogno profetico di Elena, coniugano dati mitologici, topoi classici, e discorso scientifico, evidenziando la cultura dell’autrice e la volontà di attingere ad un enciclopedismo settecentesco che innerva senza enfasi il dettato.

L’apparato informativo del testo è essenziale e funzionale: profilo bio-bibliografico della scrittrice (completato da un elenco delle opere attestate e pertinenti all’opera in esame), schede intertestuali, glosse mitografiche, rilievi metrici e sintattici, con riscontro puntuale in relazione a snodi ed effetti narrativi; la sobrietà dell’apparato critico rende altamente fruibile la proposta editoriale, consentendo ai lettori di accedere a Il ratto di Elena su un duplice piano, specialistico e didattico.

L’edizione commentata dell’opera emancipa quindi Sulgher dall’etichetta riduttiva di improvvisatrice, mostrando al tempo stesso come la sua vasta esperienza di composizione estemporanea, lungi dall’essere un vincolo, ne abbia arricchito la produzione ‘meditata’ di suggestioni visive e acustiche, illuminando di riflesso la narrativa in versi di fine Settecento quale autentico laboratorio formale. Il lavoro critico di Sara Lorenzetti riconsegna ai contemporanei un testo di indubbia rilevanza letteraria e culturale, sottraendo Fortunata Sulgher Fantastici alla marginalizzazione e all’oblio in cui era stata confinata. Il ratto di Elena risulta così non soltanto quale prova della vitalità in sé della poesia narrativa, ma come testimonianza preziosa della forza inventiva della scrittura muliebre, capace di misurarsi con temi e modelli di lunga durata e di rielaborarli con originalità. La riscoperta di una significativa personalità intellettuale, che intreccia cultura enciclopedica, sensibilità elegiaca e abilità performativa, arricchisce il panorama letterario, sollecitando un necessario ripensamento del canone. 

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Lettere scelte – Laura Cereta”

Privacy Preference Center