“Prof, scoppierà la Terza Guerra Mondiale?”. Me lo hanno chiesto alcuni miei allievi al rientro dalle vacanze natalizie. Nei paesi anglosassoni, gli ho risposto, si parla di Terza Guerra Mondiale (Third World War) dal 2001, quando reagendo agli attacchi dell’11 settembre alle Torri gemelle il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, con i suoi alleati, scatenò la “War on Terror”, come la chiamò lui stesso, ovvero la “Guerra al Terrore”, meglio conosciuta come guerra al terrorismo.

Piuttosto che parlare di terza guerra mondiale, termine che non ha alcuna giustificazione storica (le due guerre mondiali erano tanto strettamente collegate tra loro, quanto lontanissime dalla recente guerra iniziata nel 2001), bisogna parlare di Guerra al Terrore, nome storico di un conflitto ormai ventennale, iniziato il 7 ottobre 2001, in Medio Oriente, dagli Stati Uniti e i loro alleati. Di Guerra al Terrore però non si è più parlato dopo l’invasione dell’Afghanistan nel 2001 e dell’Iraq nel 2003, mentre se ne sarebbe dovuto parlare per ogni attacco di guerriglieri di Al Qaida in Europa, dal 2004 in Spagna, Gran Bretagna, Francia, poi dal 2015 fino al 2017 da parte dei guerriglieri dell’Isis in Francia, Germania, Belgio, Londra e Svezia. Tutti questi attacchi sono stati presentati in Europa come attacchi terroristici, come se l’irrazionale Terrore esistesse davvero, al di fuori della mente umana, e non fosse solo un effetto della razionalissima, materialissima Guerra. Al Qaida era un’organizzazione controllata inizialmente dai talebani che governavano l’Afhganistan, così come l’Isis nacque dalle ceneri dell’esercito irakeno, con a capo l’irakeno Abu Bakr al-Bagdhadi.

Nel 2017 cercai di ricostruire la cronistoria della Guerra al Terrore in Europa, qui .L’uccisione del generale iraniano Soleimani di venerdì scorso è solo l’ultimo atto della Guerra al Terrore, che si combatte su scala mondiale dal 2001. Nel mio articolo del 2017 io mi limitai alla cronistoria degli attacchi di guerriglieri di Al Qaida e Isis in Europa, ma si potrebbero elencare anche tutti quelli avvenuti in Africa e in Asia orientale. L’Italia ha preso parte alla Guerra al Terrore (basti ricordare Nassyria) ma tutti fingiamo di non farci caso. Eppure, dal 2016, a Natale, barricate di cemento armato proteggono i nostri corsi pedonali. Da cosa ci proteggono? Da possibili attacchi a bordo di camion guidati da guerriglieri dell’Isis. Quei blocchi di cemento sono barricate, spacciate per “barriere di sicurezza”. Sono posizionate a Natale e durante altre manifestazioni festive di massa in Italia perché non si ripeta ciò che successe a Nizza e a Berlino, quando camion trasformati in carrarmati ottennero il loro obiettivo: provocare morti, come fa ogni guerra.

“Prof, però l’Italia ripudia la guerra”. Secondo l’articolo 11 della Costituzione la ripudia come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, cioè di attacco, e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. È per questo che nella Guerra al Terrore l’Italia partecipò all’invasione dell’Afghanistan, perché era stata autorizzata dalle Nazioni unite, mentre non partecipò all’invasione dell’Iraq che fu effettuata da Stati Uniti, Gran Bretagna e altri alleati della Nato, senza l’autorizzazione delle Nazioni unite. Tuttavia, dopo che l’invasione dell’Iraq fu completata le Nazioni unite autorizzarono una “missione di pace”, a cui l’Italia partecipò con la missione Antica Babilonia, stanziando i suoi soldati nelle zone di guerra, in Iraq, invase da Stati Uniti e Gran Bretagna, ma non “pacificate”. Del resto, la pace non esisterà fino a quando esisterà la guerra, perché la pace è solo l’assenza temporanea di guerra e, dai tempi degli antichi Romani, chi vuole la pace, deve preparare la guerra (“si pace vis, para bellum”).

“Cosa dobbiamo fare allora, prof?”. Dovete informarvi e prendere posizione, qualunque decidiate di assumere, purché sia una posizione scelta usando la vostra testa.