Prove per atto unico di Maria Benedetta Cerro ⥀ Selezione di poesie

Pubblichiamo alcuni estratti dall’ultima raccolta di poesie di Maria Benedetta Cerro, Prove per atto unico (Macabor, 2023)

 

Prove per atto unico è un titolo che attraverso il linguaggio del teatro rimanda a un’idea di vita non ripetibile e unica, compresa come è tra i due estremi del nascere e del morire, ma soprattutto all’insieme di prove che sono quelle imposte dall’esperienza delle cose e sono anche a un tempo il tentativo sempre realizzato dalla poesia di «fermare la corsa», la fuga del tempo: come un fotogramma o lo spillo che lo fissa, come è appunto «l’esemplificazione della scena / in una recita senza testimoni». La poesia di Maria Benedetta Cerro porta il segno di un’altra vita che si muove involontaria oltre le cose e parallela, ma il versante dietro lo specchio che divide è buio e solo un’inversione dello sguardo, definita a più riprese nella raccolta come cecità, può aprire gli occhi alla visione. Si sana così, nel gesto edipico che perde la vista, la lacerazione che separa «il profondo e la mente», il sé sempre indicibile e altro intorno al quale gravita, fedele, la parola. «Cos’è l’autentico», infatti, «se non il ritrovamento del se stesso ignoto?»
La simil-vita, la «vita nulla e senza pace», si compie allora, nella dimensione che la poesia ha scoperto. Ed è la parola, che riconosce, rivela, dà forma all’altro, a definire in sé la possibilità che l’atto unico del titolo realmente si completi: «Allora forse – come estremi infine ricongiunti – / andremo in tondo nella perfezione».

(Claudia Valsania)

 

 

Il tempo cronologico divenne oscillante
prolungandosi a volte – o contraendosi –
.                            come a noi sembrava opportuno che fosse.
Mutarono le cose – che erano le stesse –
La ripetizione dell’umore
.                                    volgendo all’imprevisto
vide gli oggetti farsi umani –
sembrare che una pena li turbasse
.                                                        o una gioia repentina –
Fu che un mattino il viale parve abbandonato
.                         l’aia più deserta.
Per la prima volta si destarono inversi l’anima e le cose.
L’una pietrificò
.                          lastrico e muri ricordarono
.                                                                      e nelle crepe fiorirono violette.

 

 

Gli occhi giustiziati / il corpo spianato
ma il sole che mi acceca amo nei tuoi occhi.
.                                     E tu sei vita povera e imparziale.
Tu ordini – vivi – e questa briciola ti basti.
Ad altri che pure non ti adorano l’eccesso riconosci.
Di alcuni ti scordi.
Poi dici – essi c’erano – Chi li ha uccisi?

 

 

Viene d’assalto la mitezza
.                                      a farsi elemento di passione.
L’ampiezza dell’aria
la finzione che al gioco piega la lingua dell’amore.
.                                      Dove vai presente? Fermati ora.
La simil-vita si strugge per un’ora di ebbrezza.
Dille che non v’è dilazione
.                                      che la sola certezza è l’invenzione
la cantilena sonora della lingua
che risana la vita lacerata.

 

 

La gazza accecata dallo specchio
il maggio dilaniato
.                            da una granata di rose
il gelsomino soffocato dal suo aroma.
.               Sogno – o sono –
una di queste incuranti apparizioni
.                           che illusione è credere proprie.
Ridurre alla visione il merito
di quanto per sé esiste
.                               e di mostrarsi non cura.
Resti dov’è ogni cosa
sul ramo pieghi il capo la rosa.

 

 

Abbi cura del nome che deve attraversare l’aldilà.
La vita usurpata se ne va col corpo
.            – in tasca la lista ripiegata
.            di ciò che hai creduto di possedere –
Il secolo perenne saliscende le sue destinazioni.
L’acqua che genera
muove e non estingue la ruota della nostra sete.

 

 

 


Maria Benedetta Cerro è nata a Pontecorvo (1951) e risiede a Castrocielo (Frosinone). Ha pubblicato: Licenza di viaggio (Premio pubblicazione, Edizioni dei Dioscuri 1984); Ipotesi di vita (Premio pubblicazione “Carducci – Pietrasanta”, Lacaita 1987), nella terna dei finalisti al Premio Città di Penne; Nel sigillo della parola (Piovan 1991); Lettera a una pietra (Premio pubblicazione “Libero de Libero”, Confronto 1992); Il segno del gelo (Perosini 1997); Allegorie d’inverno (Manni 2003, nella terna dei finalisti al Premio Frascati “Antonio Seccareccia”); Regalità della luce (Sciascia 2009); La congiura degli opposti (LietoColle 2012), premio “Città di Arce”; Lo sguardo inverso (LietoColle 2018); La soglia e l’incontro (Edizioni Eva 2018).