Nascere alle 23.59 del 31 dicembre 1999 non è da tutti, ma Aster non è di certo un ragazzino come gli altri: un padre che fugge per inseguire i propri sogni, augurando al figlio di fare lo stesso, una madre-Madre Natura, salvatrice dell’umanità agli occhi di un bambino che sembra predestinato a qualcosa di inatteso: del resto «nascere allo scadere del tempo […] è uno stato di perenne tensione, tra la paura dell’inevitabile e lo slancio del possibile». Aster è più interessato a diventare il garzone di bottega del falegname Lucio che a svagarsi come tutti i ragazzini della sua età e invece di inseguire lucertole o tirare sassi ai cani, preferisce sottrarre gattini a una morte certa.

Mamma e figlio si trasferiscono a Lupabella, borgo popolato di figure bizzarre: c’è Furio il macellaio al quale Gianni il Grasso racconta macabri dettagli su incidenti stradali che a volte coinvolgono anche gli animali, come un branco di pecore maciullate da un disattento camionista, o Gigi lo Scemo, perché in ogni villaggio c’è uno scemo che farnetica di teorie complottiste e non fa male a nessuno, o la professoressa Telesia detta Titù. Proprio l’incontro con quest’ultima, alle scuole medie, «la scuola dei grandi», dalla cui apparizione Aster rimane incantato, cancella in un attimo «i batticuori passati, quelli delle elementari». Un incontro che resta per sempre nella memoria del ragazzino, che evoca un altro personaggio con il nome di una stella, il morantiano Arturo, che vive di sogni e fantastica di imprese e libertà.

In un paese che sembra sospeso in attesa della Fine, che ognuno profetizza a modo suo, ecco che una bizzarra navicella spaziale a forma di tubero arriva a stravolgere le tranquille vite dei suoi abitanti che, presi da un panico improvviso e inatteso, vedono finalmente materializzarsi i propri timori. Ma la Fine è arrivata davvero? O ha portato con sé la speranza di un nuovo inizio?

Con un linguaggio semplice e a tratti piacevolmente surreale, il romanzo ci spinge dentro una dimensione fantastica e noi, come Aster, ci interroghiamo sul possibile e l’impossibile, sulla forza dell’amore contro la fatalità del destino e con i suoi personaggi eccentrici e stralunati ci chiediamo se il mondo descritto qui è un po´ anche il nostro.

Raffaele Costantini è nato a San Pietro Vernotico nel 1974. Debutta come autore e regista di teatro nel febbraio 2014 con una commedia brillante dal titolo Tutto in ventiquattore, riscuotendo grande apprezzamento. Otto minuti è il suo primo romanzo.

Riva Levoni Bemposti