Ricostruzioni autentiche di rovine di Simone Beghi ⥀ Autopoetica
La rubrica Autopoetica, a cura di Marzia D’Amico, presenta oggi un lavoro di Simone Beghi. L’immagine di copertina è, come sempre, di Valentina Vallorani. È possibile segnalarsi inviando propri testi e una dichiarazione di autopoetica alla mail: autopoetica.argo@gmail.com (tutte le pubblicazioni finora apparse nella rubrica possono essere lette qui)
DICHIARAZIONE DI AUTOPOETICA
Mi muovo evitando pedaggi (se posso) incontrando persone nel complesso contradditorio paesaggio emiliano in bilico tra industrializzazioni e tradizioni. Soprattutto gastronomiche. Cerco di mettere d’accordo tutti, ma non sempre funziona. Scrivo quello che vedo, ma spesso quello che vedo non accade.
(Simone Beghi)
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SOSTANZA LIRICA
Ho trovato una quantità imponente di sostanza lirica in alto sui rami. Le foglie ne erano imbevute e bevitrici. Non c’è fotosintesi sui libri delle elementari: è cambiata la sintassi narrativa. Oggi, sappiamo che una profonda sostanza lirica cola dappertutto sui fogli a loro volta ricavati da cortecce essiccate. La lirica cola da foglia a foglia, cola nella gola. Ce l’abbiamo disperatamente caduta dentro. Si attacca e attacca la concentrazione. Muove la biro sulle pustole. È amara lirica e nasconde nocciole. C’è da fidarsi delle parole? C’è da fidarsi di noi?
GLI STEREOTIPI GUARDANO
In treno stanno viaggiando gli stereotipi. Insieme a loro cinque celebrità morte sul palco. Di fiori diversi e di comunità le loro storie. La loro elettricità è condivisibile e li eterna. Come il seme in un frutto, come l’inizio del feto che non si capisce quando inizia sia in termini temporali, sia in termini metafisici. Gli stereotipi guardano queste argomentazioni sui binari e fanno cenno di no con il dito. No. A loro non gliela si fa.
SE I DRONI ROVISTANO LA SPAZZATURA
Se i droni rovistano la spazzatura non puoi far valere logiche di silenzio assenso. Costringono a dire la tua. Il lavoro proseguirà comunque in mezzo al contatore di vittime e anche dal rifugio sotterraneo potrai sentire la sirena dell’ultima ora, la fine del programma ministeriale. L’occorrenza non è altro che una mancata risposta. Un tempo dentro i musei eravamo cocci di vasellame, oggi siamo più che mai l’infatuazione per didascalie di polvere ammutolita. Allo studio dei fossili futuri si affianca ora la reliquia dei santi con il volto eterno di lattice. È tutta una mascherata non biodegradabile, non va più di moda il contenuto, commestibile almeno quanto la confezione. Perciò è tutto pensoso il mare e non c’è nessuna ironia nella costruzione del consenso. Dopo la visita dei droni, non ci saranno più rovine autentiche, ma ricostruzioni autentiche di rovine.
CANTIERISTICA
Tutti fermi gli impassibili nomi dai cartellini. Il riconoscimento è plastificato. L’azzurro veleno di polvere ha un cielo mascherato di gru. Tutti fermi. La costruzione avanza, ma non le mani. Il progetto sopravanza, ma non i piedi. Toglie la vite il paesaggio svitato. Blinda il fiato il passaggio di saldature. Lo scorrimento veloce di nuvole si inchioda a legislature correnti. E c’è chi aspetta e spreme, teme e spinge l’impossibilità di registrare cognomi a chi ancora attende sotto la terra famiglie, fanghiglie di plastica. Tutti fermi. Fermi tutti.
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Il mio interesse si rivolge spesso a ciò che è vagabondo e incompiuto, irriducibile ad una verità. Il frammento, nelle sue varie forme, è al limite tra la negazione e l’affermazione di qualcosa.
Al limite fra i due mondi immagino si possa continuamente riscrivere la propria identità, i propri codici. Questo pensiero è la base di un percorso di ricerca che muovendosi nella frattura, nello spazio fra due o più domini, prende ogni volta una forma e una strada apparentemente diversa. Questa fascinazione per l’incompiuto, l’errore, il continuo sfuggire al senso mi conduce alla poesia. Multiforme e frammentato, il mio modo di agire l’arte non si esaurisce in una risposta conclusiva, tenendosi aperto all’indeterminato.
(Valentina Vallorani)

Simone Beghi (Ferrara, 1978) è psicologo e psicoterapeuta. Vive a Modena e lavora a Bologna nel settore industriale. Come cantautore, dal 2012 collabora con Fabio Vallieri negli spettacoli Tetro, Dissonanza D’Urto. Ha ricevuto riconoscimenti in premi letterari come Città di Como, Ragioni di una Poesia, Europa in Versi, Arcipelago Itaca, Poesia di Strada, ed è stato tra gli inediti selezionati nel Premio Pagliarani 2025. Suoi testi sono apparsi su Poeti Oggi, Poesia Ultracontemporanea, Il Cucchiaio nell’Orecchio, Multiperso, Esiste la Ricerca, ponte bianco. Cronache dal Tempo Libero (Arcipelago Itaca, 2025) è il suo primo libro pubblicato.
Marzia D'Amico
Marzia D'Amico è poeta e traduttorə, il suo esordio è Liricologismo (Zacinto edizioni). Ha pubblicato poesie su diverse riviste nazionali e internazionali in lingua inglese e italiana. La sua prosa, le sue traduzioni e i suoi contributi culturali sono apparsi in radio, su carta e online. Co-edita mensilmente una newsletter transfemminista (Ghinea).

