Le rivoluzioni, come le opere d’arte, non modificano solo il presente e il futuro ma anche il passato. Così oggi, mentre il mondo è attraversato dall’onda verde di Greta Thunberg e degli altri giovani attivisti per l’ambiente, una sconosciuta lappone, che nel 2009 lottò per impedire a una società mineraria di violare la riserva naturale locale, acquista all’improvviso importanza e diventa l’antesignana della giovane ambientalista più famosa del mondo.

Nel passato che noi Italiani conoscevamo fino a oggi Riikka Karppinen e la sua battaglia per la palude di Viiankiaapa non esistevano, se non negli archivi online del Festival CinemAmbiente di Torino, che nel 2018 premiò un documentario dedicato a lei, intitolato Activist.

Il film, girato per sei anni dal regista Petteri Saario e uscito nel 2017, racconta la storia della battaglia di Karppinen contro il gigante minerario internazionale. Sebbene sia stato proiettato dai festival di mezzo mondo e la sua protagonista sia stata intervistata da «Der Spiegel» e Al Jazeera, in Italia il documentario è passato pressoché inosservato. Il merito di averlo riportato al cinema stavolta è della rassegna Cinema e ambiente, organizzata a Senigallia dall’associazione Confluenze, insieme al gruppo locale del movimento Fridays for future (proiezione in programma oggi, giovedì 17 ottobre, alle ore 21.15 alla Piccola Fenice).

Notizie su Riikka Karppinen ce ne sono poche su internet. C’è la voce Wikipedia in finlandese, che ho subito trasformato, usando gli strumenti dell’enciclopedia online con la traduzione automatica di Google, nella corrispondente voce italiana Riikka Karppinen. Dopodiché si trova la segnalazione di una proiezione di Activist avvenuta a marzo e una menzione dell’attivista lappone nell’articolo di Alessandro Pilo L’attivismo ambientalista ha trovato i suoi paladini, pubblicato sul n. 37 della rivista «funny Vegan» (sic).

Nella storia di Karppinen, da quel che se ne può dedurre dalle notizie in rete, spicca in particolare il conflitto con il padre, politico di vecchia data favorevole alle estrazioni della società mineraria nella riserva naturale. Conferma che l’attuale movimento ambientalista mette in campo, fra le tante conflittualità, anche e soprattutto quella generazionale.

Se nel 1968 a essere messo in discussione fu innanzitutto il sistema educativo e morale della società adulta, i giovani contemporanei accusano gli adulti di avergli consegnato un mondo condannato al disastro ambientale o, peggio ancora, all’estinzione. Il furore profetico che ha preso la nuova generazione, insieme al desiderio di palingenesi, rinnovamento e rinascita, è così forte da ricordare le parole del messianico Nazzareno quando, stando all’evangelista Matteo, promise: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.» (Vangelo secondo Matteo, 19, 29). Non stupisce che i media neri, avversi all’onda verde, definiscano Greta una strega, come ha fatto Libero il 25 settembre scorso: «una strega bambina ci ha gettato un sortilegio».

Paladini, streghe e toni profetici indicano che, proprio come nell’anno Zero e poi nell’anno Mille, un mondo sta per finire e un altro sta per apparire, annunciato da quell’ansia millenaristica che prende gli imperi all’inizio e alla fine della loro decadenza. Intanto, nella galleria delle grandi donne della Storia recente, sopra a quella di Greta Thunberg appenderemo la foto di Riikka Karppinen.