Sfrontato e sicuro dei propri mezzi ROOM è una lancinante storia di cronaca trasfigurata attraverso il romanzo di Emma Donoghue da cui è tratto, qui anche in veste di sceneggiatrice. La terribile vicenda di una madre e di suo figlio, nato e imprigionato dentro una stanza, è il punto di introduzione alla pellicola.

Il film sviluppa in maniera simbiotica la relazione tra la Joy madre e il Jack figlio. Lenny Abrahamson dirige con chiarezza e passione tutti i dolorosi e divertenti passaggi della vicenda, alternando con esemplare equilibrio narrativo i punti di vista della madre e del figlio, con la piacevole conseguenza che ROOM si lascia guardare dal primo all’ultimo minuto senza un calo di tensione.

Evitando di perdersi in inutili didascalie, anche di storyboard, sono gli sguardi, i pianti e i sorrisi degli attori a reggere il pesante peso emotivo che trasuda da ogni immagine, stringendo all’osso tutte le possibili “interferenze” di fondo. Il film commuove per la bellezza del racconto e della sua narrazione. Abrahamson lavora di fino sui i volti restandogli sempre incollato, costruendo scene memorabili, dove esplodono le emozioni e si assapora quel piacevole gusto che ha solo il cinema classico, quando la magia della recitazione incontra una storia solida e una regia pulita che ne esalta i rintocchi.

La toccante traccia di Stephen Rennicks è la ciliegina sulla torta: la miglior colonna sonora da un po’ di tempo a questa parte. Meritato l’Oscar ad un’accigliata e sofferente Brie Larson nel ruolo di Joy che alterna fragilità e rabbia alla sua intensa interpretazione, ma è Jacob Tremblay ad entrare più a fondo nel cuore dello spettatore; a lui va il merito di aver dato credibilità ad una personaggio difficile, complesso e anemico, è con lui che il cuore batte più forte. Un film a due gradazioni di colori, ben differenti nella prima e nella seconda parte, a cui però lo scritto reagisce costantemente individuando di volta in volta i punti focali su cui spostare l’attenzione, anche grazie ad una regia attenta a diversificare i toni del dramma. Al film avrei concesso anche qualcosa di più in chiave di premiazioni. E’ forse, tra gli otto candidati al Miglior Film, il più emozionante e splendidamente ligio e assimilabile. Correte al cinema.