Un luogo chiuso e avvolgente, con genitori pronti a proteggerti dal mondo esterno, a rischiare la vita per te, la cui unica preoccupazione è nutrirti e permetterti di farti uomo… No, non è un metaforico ed idilliaco grembo materno quello in cui si trova a vivere Bastiano, da piccolo: è un buco nella terra, nel bosco, “il rifugio che il babbo usava per ammazzare le bestie”, adibito a tana per umani in fuga dalla guerra. Tutto è ostile all’esterno: gli animali, prima fonte di cibo, consumati appena scottati, per non attirare l’attenzione con il fumo; gli esseri umani – che se trovano il babbo lo ammazzano come disertore – nemici, ma secondaria fonte di cibo, da mangiare senza fare troppe domande, perché la fame è brutta, e sopratutto senza fare gli schizzinosi, perché altrimenti arrivano i Cariolanti, che “hanno sempre fame” e “se a cena qualche bambino viziato non mangia tutto […] ti prendono e ti portano via per mangiarti vivo nella loro tana”. Questa l’infanzia di Bastiano, il suo imprinting, e a raccontarcela è proprio lui, ora con voce innocente e sempliciotta, ora con piglio da cane randagio, selvatico ma degno di rispetto, perché cosciente della spietata legge della fame.La famiglia Cariolante appare dal nulla al termine della guerra, nessuno sa chi sia né da dove venga, e Bastiano e i suoi, in fondo, non usciranno mai veramente da quel buco: anche una volta in mezzo alla gente, ci sarà sempre qualcosa a separare le loro esistenze, Bastiano in primis, da quelle degli altri. Il cannibalismo, praticato in tempi difficili, si innesta come un paradigma percettivo nella psiche e nella carne del protagonista, rendendolo capace di azioni inimmaginabili, nel bene e nel male, senza permettergli la tanto desiderata normalità, sempre cercata ma allo stesso tempo respinta, rigettata per incompatibilità. La vita di Bastiano si srotola allora in un susseguirsi di esperienze estreme, in scoperte sempre più agghiaccianti, in un’escalation senza fine, un viaggio da incubo nella parte più bassa dell’uomo, laddove l’animale che è in ognuno di noi si libera da un pur ossessivo controllo, dando il peggio di sé in quanto appunto animale-uomo, non semplice bestia che, per quanto selvaggia e famelica, si ferma al placarsi dei propri istinti. Bastiano è la vittima della sua stessa formazione, da una parte l’ignoranza della povera gente, con l’ottusità che ne deriva, dall’altra il richiamo del bosco, il suo profumo di istinto e la sua puzza di sangue. Diventerà uomo, il nostro protagonista, e sopravviverà a tutto e a tutti attraverso i momenti più cruenti del secolo scorso, seppur da una prospettiva defilata.
Sacha Naspini ci cala all’interno di una mente e di un corpo turbati e turbolenti, che si esprimono tramite parole e gesti semplici, ossessivi e ridondanti al punto giusto, in cui l’io narrante si rivolge ad un tu multiforme, è il protagonista che parla al mondo: l’interlocutore può essere una scrofa in attesa di essere sgozzata, può essere il babbo o la mamma, o l’ignoto destinatario di una missiva iniziata da qualcuno incontrato sul proprio cammino. E il narrare non è mai lineare, anzi, segue spirali contorte che quando finalmente si dipanano è perché trovano la schiettezza del dialogo, ma pronte a riavvolgersi nel capitolo successivo. In più, il gioco della narrazione è capace di ribaltarsi, a volte spetta ad un altro personaggio, ignaro di essere ascoltato, raccontare di Bastiano, mostrandocelo con altri occhi, in modi che lui non può immaginare di essere guardato. Sacha Naspini è magistrale nel cambiare registro in queste occasioni, così come nel seguire l’evolversi del linguaggio del protagonista negli anni, la maturazione, mantenendone però immutato il piglio caratteristico, tra il sempliciotto e il cattivo. Il romanzo si struttura infatti secondo le cadenze evolutive del protagonista: l’età di Bastiano intitola i capitoli, portandoci a pensare al libro come ad un romanzo di formazione, sui generis: “un romanzo di deformazione”.Sacha Naspini è nato nel 1976, oltre che come romanziere – tra i suoi romanzi I sassi (Il foglio, 2007) e Never alone (Voras, 2009) – collabora a progetti editoriali anche come grafico e concept. A settembre 2011 uscirà il suo nuovo romanzo Le nostre assenze.Simone Colombo

