Sacha Naspini è uno che scava, senza alcun dubbio: anche in questo avvincente romanzo il motore della storia è un buco nel terreno, ciò che sta nascosto sotto terra, come già ne I cariolanti. E ancora una volta Naspini ci propone un “romanzo di deformazione”, con un protagonista bambino, destinato a crescere con un obiettivo fisso, quasi maniacale, senza accorgersi della vita che gli scorre accanto, a sua insaputa, perché a volte si può trovare un momento preciso in cui le cose cambiano irrimediabilmente, e da lì in poi la strada può che essere senza ritorno.Sottoterra questa volta c’è un’antica tomba etrusca ancora da scavare, ancora ignota ai tanti tombaroli presenti in zona – tra cui il padre del protagonista – che finisce per diventare il passaporto per una vita migliore, per una vita altrove, in una fantomatica America. È Michele a trovare il tesoro, sfortunato amico del viziato protagonista, che è incapace di trattarlo diversamente da uno scarafaggio, perché povero e miserabile, ma appunto per questo utile per sentirsi migliore, per aver qualcosa da schiacciare quando l’umore è storto. Il tema del doppio, dell’altro da sé, è infatti centrale nel libro, pur cambiando continuamente il termine di riferimento: l’amico, la nonna – che offre un’emblematica storia parallela fatta di assenze e incontri a distanza di anni – il patrigno ma soprattutto il padre. Ed è in questa parte del romanzo, mentre i ragazzini scavano nel fango, che l’autore scava a fondo dentro il protagonista, ne sviscera gli aspetti più profondi, costruisce pezzo per pezzo nel lettore la stessa consapevolezza della voce narrante, per portare entrambi al primo climax, perfettamente caricati per essere sconvolti. Ma è solo l’inizio, perché la vita prosegue, come si è detto, seguendo un’unica ossessione, con l’aiuto del pugilato, altra passione dell’autore espressa già in Cento per cento: attività rafforzante, metodica e catartica, è capace di mantenere l’ormai sempre più adulto protagonista in uno stato compatibile con la vita quotidiana, dandogli la valvola di sfogo necessaria a mantenere il controllo di se stesso. Ma non si può accennare altro della vicenda senza rovinare un romanzo che oltre ad essere pregno di umanità, magari della peggior specie, è anche un continuo crescendo verso il climax successivo, fino ai terribili esiti finali.
Sacha Naspini ci racconta con un linguaggio diretto e molto “parlato” l’astio e l’egoismo tipico dei bambini, quando il loro senso di realtà non è ancora pienamente sviluppato, quando ancora tutto sembra dovuto, quando si è il centro del mondo e il mondo non è nient’altro che ciò che deve soddisfarci, senza riserve. L’autore scava quindi in quella linea di confine successiva, in cui la nostra presunta innocenza inizia a bucarsi, aiutandoci a crescere. Tutto questo traspare dal linguaggio della voce narrante, dai suoi iniziali toni senza rimorsi, quasi pieni d’odio verso l’altro da sé, fino ai più consapevoli pensieri dell’età adulta. E dopo tanto scavare, si scopre che il tesoro non è necessariamente ciò che luccica.Sacha Naspini (1976) vanta ormai un bel numero di romanzi: I sassi (Il foglio, 2007), Never alone (Voras, 2009); per Perdisapop ha scritto Noir desire – Nè vincitori né vinti (2010) eCento per cento (2011), mentre per Elliot I Cariolanti (2009) e Le nostre assenze (2011). Oltre che come romanziere collabora a progetti editoriali anche come grafico e concept.
Simone Colombo

