Continuiamo a pubblicare i contenuti prodotti della neonata redazione dei Giovani Visionari, nata in occasione dell’edizione appena conclusa di Corto Dorico. Selfie di Agostino Ferrente è stato proiettato durante il festival per la rassegna CINEMAèREALE, un progetto a cura di Emanuele Mochi, che ha visto coinvolto anche Gianfranco Pannone.


Breve nota

Il regista Agostino Ferrente, in una intervista rilasciata quest’anno a Vice Italia, dice: «Nel cinema della realtà i protagonisti prima di essere personaggi sono persone». Ecco, l’intensità di Selfie sta proprio in questo: i protagonisti Pietro e Alessandro si presentano come persone, non come personaggi, e raccontano le loro ordinarie giornate fra la ricerca della «fatica per campare», le abitudini e i sogni. Ma Selfie è in primis un film di denuncia, contro la spettacolarizzazione che i media crearono intorno al caso di Davide Bifolco: «una pornografia mostruosa». In una scena del documentario, Alessandro e Pietro, i protagonisti-registi, si interrogano sul film che stanno girando, su cosa debbano raccontare del rione Traiano. Alessandro rimprovera Pietro – che dichiara di voler raccontare anche il «brutto», perché sennò «che documentario è se mettiamo solo le cose belle?» – di aver girato e organizzato, con altri ragazzi del luogo, «’na scena come Gomorra», con immagini che lo spettatore conosce già per trasmissione mediatica: motorini, pistole e citazioni di film sulla mafia. Alessandro vorrebbe raccontare solo il bello di Traiano, appunto, documentare oltre il già visto, oltre il «brutto» di cui diamo per scontata l’esistenza senza averla esperita. Lo sforzo meta-narrativo della denuncia allora sembra essere proprio questo: il bello di Traiano esiste e ha senso in relazione e contrapposizione col «brutto», trattato senza ironia o sensazionalismi dai registi interni Alessandro e Pietro, e da Ferrente, che ci restituisce il ritratto di due persone, della loro toccante amicizia, e il racconto sincero di un luogo violentato mediaticamente. (Andrea Capodimonte)


– Cà a Posillipo, drinto quartiere dei ricchì, ma secondo te, io, noi, i figli nuostri, i nepoti nostri, potissimo mai venì ad abità cà?
– No, oh Piè, impossibile.
– Perché impossibile?
– Sai quanti sordi ce vonno per fà ‘na casa llocu?
– Vabbè però faticanne se fanno i sordi.
– Io faccio ‘o barista, tu forse fai ‘o pirrucchieri, ma che sordi voi fà?
– Overo eh, non ci avevo pensato, hai ragione.

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Pietro ed Alessandro in una scena di Selfie.

 

Selfie di Agostino Ferrente (recensione dei Giovani Visionari)

Selfie di Agostino Ferrente è un film documentario che testimonia la vita di Pietro ed Alessandro, due giovani legati da una profonda amicizia. I due ragazzi vivono nel Rione Traiano, un quartiere malfamato di Napoli, dove Agostino Ferrente vi si reca per cercare la verità dietro l’omicidio di Davide Bifolco (di cui Pietro ed Alessandro erano amici), un ragazzo qualsiasi di sedici anni, ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere, il quale lo aveva scambiato per un latitante.

Una volta sul posto, il regista conduce dei provini che vedono partecipi dei ragazzi del quartiere. È proprio durante questi provini che Ferrante conosce Pietro ed Alessandro, destinati a diventare protagonisti del suo film.

Armati di un telefono messo a disposizione dal regista, i due ragazzi si ritrovano a filmare la loro vita e a raccontare con essa la morte del loro amico e la dura realtà del loro quartiere.

I due cercano di raccontare la loro vita con semplicità, in modo divertente e giocoso ma senza mai nascondere la volontà di voler cambiare, con la consapevolezza che niente cambierà.

La scelta tecnica dell’uso del telefono, seppure non totalmente originale, si presenta come una scelta valida per avvicinare le vicende dei ragazzi al pubblico. Prima di vedere il film si potrebbe pensare che questa tecnica sia più confacente ad un cortometraggio, ma durante la visione si viene smentiti. 

Pietro ed Alessandro presentano allo spettatore la loro quotidianità, mostrando e raccontando anche eventi ed emozioni legate alla morte di Davide. Col passare delle giornate i due quasi involontariamente ci fanno scoprire quella parte di loro che spesso (quando si vivono certe vicende) si tende a nascondere e sopprimere.

Selfie è un film documentario che riesce ad attirare l’attenzione malgrado la sua semplicità. Forse è proprio questa che fa sì che lo spettatore si faccia travolgere dalle vite dei due ragazzi scardinando ogni luogo comune legato a Napoli.

Scritto da: Zallocco Elena e Luciani Di Bella Matteo