Sentiero in/verso #2 ⥀ Cammino poetico nel Parco del Conero
Pubblichiamo la seconda puntata del resoconto di un cammino poetico, compiuto da Valerio Cuccaroni, nel Parco del Conero. Sentiero in/verso potrebbe essere una piccola guida per chi desiderasse avventurarsi in un analogo viaggio. Qui si può leggere la prima puntata
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II.
Il nostro corpo è irraggiato dai fotoni, che viaggiano a 300 milioni di metri al secondo, partendo dalla stella che chiamiamo Sole. 150 milioni di chilometri, in circa 8 minuti e 20 secondi. Questi fotoni diventano parte del nostro corpo quando ci colpiscono. Proviamo a sentirlo ma teniamoci forte, stiamo attenti a non perdere l’equilibrio.
Quando eravamo fotoni abbiamo viaggiato a 300 milioni di metri al secondo senza avere la possibilità di percepirlo, non avendo sinapsi quando eravamo fotoni. Ora, però, che da fotoni siamo penetrati in corpi pieni di ricettori potremmo cadere, in preda al capogiro, se sentissimo che stiamo ruotando attorno all’asse terrestre a 1240 km orari. Non ce ne accorgiamo, perché ruotiamo con la Terra.
Se durante queste ore di cammino, però, puntassimo lo sguardo verso il Sole, percepiremmo il turbinoso movimento della Terra, vedendo l’orizzonte avvicinarsi sempre di più al disco luminoso della stella. Non è il Sole che tramonta, è la Terra che trasola. E non ruotiamo solo a velocità supersoniche, ma viaggiamo anche nello spazio, per la rivoluzione ellittica del pianeta, alla velocità orbitale ipersonica di 30 km al secondo, 107 mila chilometri orari.
Nelle due ore di questa passeggiata avremo ruotato per 2480 chilometri, oscurando la stella con la massa terrestre, e avremo anche percorso più di duecentomila chilometri nel cosmo. Proviamo a percepirlo.
Noi immaginiamo di volare nelle astronavi, pensiamo che solo i cosmonauti possano farlo, ma siamo tutti cosmonauti senza saperlo, essendo la Terra una geo-navicella cosmica. O, con più umiltà, potremmo dirci trottolinauti, visto che giriamo su questa «invisibile trottolina cui fa da ferza un fil di sole, su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira», come scriveva Pirandello nel Fu Mattia Pascal.
Per riconoscerci nella foglia nel fiore e nella nuvola, scopo di questo cammino, dobbiamo passare per la crisi esistenziale di Mattia Pascal. Anche noi dovremmo abbandonare la nostra vecchia identità, possibilmente senza cercarne un’altra, altrimenti alla fine torneremmo al punto di partenza, smarriti e spersi nell’universo, «per colpa di Copernico».
Rinunciando all’identità riusciremmo a percepirci nell’universo, come Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila:
Nessun nome. Nessun ricordo oggi del nome di jeri; del nome d’oggi, domani. Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quella immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace non ne parli più. Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.
Proseguiamo, allora, dal noto verso l’ignoto, continuando a contare i respiri e cercando un punto di riferimento attorno a noi che ci liberi dell’illusione di essere fermi, permettendoci infine di percepire il velocissimo movimento della Terra su se stessa e attorno al Sole.
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Il primo Sentiero in/verso è stato percorso venerdì 23 maggio 2025, nel Parco del Conero, dal parcheggio scambiatore di Portonovo alla Trattoria Sardella, passando per la ciclovia del Conero, durante un appuntamento di «Parole in cammino», progetto coordinato da Fabio Frontini per il Dopolavoro ferroviario (Dlf) di Ancona.

Valerio Cuccaroni
Dottore di ricerca in Italianistica all’Università di Bologna e Paris IV Sorbonne, Valerio Cuccaroni è docente di lettere e giornalista. Collabora con «Le Monde Diplomatique - il manifesto», «Poesia», «Il Resto del Carlino» e «Prisma. Economia società lavoro». È tra i fondatori di «Argo». Ha curato i volumi “La parola che cura. Laboratori di scrittura in contesti di disagio” (ed. Mediateca delle Marche, 2007), “L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila” (con M. Cohen, G. Nava, R. Renzi, C. Sinicco, ed. Gwynplaine, coll. Argo, 2014) e Guido Guglielmi, “Critica del nonostante” (ed. Pendragon, 2016). Ha pubblicato il libro “L’arcatana. Viaggio nelle Marche creative under 35” e tradotto “Che cos’è il Terzo Stato?” di Emmanuel Joseph Sieyès, entrambi per le edizioni Gwynplaine. Dopo anni di esperimenti e collaborazioni a volumi collettivi, ha pubblicato il suo primo libro di poesie, “Lucida tela” (ed. Transeuropa, 2022). È direttore artistico del poesia festival “La Punta della Lingua”, organizzato da Nie Wiem aps, casa editrice di Argo e impresa creativa senza scopo di lucro, di cui è tra i fondatori, insieme a Natalia Paci e Flavio Raccichini.
(Foto di Dino Ignani)

