SEX SPORT BUROCRAZIA ⥀ Mostra amena di Lamberto Pignotti

Un corpo verbo-visivo per un secolo. Nella galleria rubber di Recanati la prima mostra di Lamberto Pignotti che intreccia poesie da masticare, decomposizioni e i fogli inediti di Amenitalia. Ne scrive Andrea Balietti

 

Nella galleria Rubber diretta da Andrea Balietti, Gloria Falasco e Marianna Rogante in Via Roma 6 a Recanati (MC), gli stessi gestori dello spazio, in collaborazione con Francesca Torelli e Roberto Capozucca (collettivo rubber:), curano la mostra SEX SPORT BUROCRAZIA, Opere di Lamberto Pignotti con frammenti da Amenitalia (visitabile sino al 31 maggio nei giorni lun-mart-ven-sab-dom h 16.30-19.30, wearerubber@gmail.com). Lamberto Pignotti è caposcuola della scrittura verbo-visuale e nome simbolo di quel filo rosso che attraversa le avanguardie del primo e del secondo novecento con «la consapevolezza che fra Letteratura e Arti visive, fra Pagina e Quadro, fra Parola e Immagine, non ci sono frontiere precise e neppure occasionali sconfinamenti, ma (…) sovrapposizioni e integrazioni nel segno della continuità» 1.

Lo slogan eletto a titolo della mostra dai curatori è estratto da Amenitalia, romanzo sperimentale (in uscita per Argolibri) rimasto inedito dai 70’s, gli anni amèni in cui Pignotti lo compose. La mostra si propone di rappresentare la sostanza visiva del romanzo esponendo per la prima volta, insieme a collage, libri, poesie da vedere, poesie da masticare e altre opere uniche dell’autore dagli anni Sessanta agli Ottanta, una selezione dei fogli manoscritti che compongono il romanzo nella sua forma originaria. L’opening avviene il 26 Aprile, giorno del centesimo compleanno di Lamberto Pignotti: questo fatto simboleggia l’idea che tutte le immagini e le parole contenute nell’opera di un poeta visivo possano effettivamente costituire il corpo di un secolo, e che questo corpo possa essere sintetizzato nel luogo di un testo, o in quello di una mostra.

La realizzazione del catalogo è anch’essa a cura del Collettivo rubber: e il testo che segue sarà pubblicato al suo interno.

 

fig. 1 – Amenitalia pg. 96 (anni settanta)

 

«L’idea della forma mette in ombra la forma dell’idea, la poetica attenua l’importanza della poesia: è un processo estetico, variamente rilevato, che sembra al limite caratterizzare l’attività artistica di questo nostro secolo.» 2

 

Quando ho parlato per la prima volta al telefono con Pignotti, per presentargli il nostro progetto espositivo, mi sono subito premurato di descrivere le dimensioni e la forma della nostra galleria – rubber: – al fine di segnalarne svantaggi e vantaggi; Lamberto mi ha presto interrotto ricordandomi che «dimensioni e forma dello spazio non importano. Conta l’idea».

Qualcosa di simile si è ripetuto quando, in sua presenza, durante la fase di selezione del materiale, si è detta ‘bella’ una sua decomposizione. L’accento è stato subito spostato dall’autore sull’idea stessa di decomposizione, non sulla forma di quella specifica opera. Se in effetti si pensa a un organismo decomposto, sorge subito quel senso di orrore che prefigura vermi dimenarsi tra macerie di carne; nulla di propriamente bello. Magari poetico? Potrebbe darsi.

 

fig. 2 – Decomposizione (1976-77)

 

«In queste immagini l’autore smonta il mondo attraverso le parole. Sono le parole del mondo che egli stesso parla, nelle quali è mischiato, (…). Le parole del mondo che strettamente lo legano, lo attorcigliano agli altri, in una spirale di colpevolezza e di stupidità.» 3

 

Il corpo di un immagine, decomposto da Lamberto Pignotti, diviene corpo poetico; ricomposto con l’integrazione della parola, si trasforma in corpo verbo-visivo. La parola può anche essere disintegrata dall’immagine così come l’immagine può frantumarsi con l’irrompere della parola.

Questi abbozzi di calembeur descrivono solamente alcuni degli innumerevoli processi, visibili invisibili, che si muovono dietro e dentro l’opera del poeta visivo.

fig. 3 – senza titolo (1965-66)

La cinetica di certe composizioni, tendano esse più al concreto o al concettuale, rimane sempre viva anche terminato il processo di realizzazione: basta guardare la pagina / il quadro per attivarla e riattivarla ad infinitum; in questo senso lo sguardo del pubblico diventa motore attivo del processo artistico stesso e una mostra di poesia visiva, così come la intendiamo, non può che assumere i tratti e le sembianze di corpo movibile.

 

«La ricognizione ora dolorosa ora inebriante della variopinta apparenza delle cose si svolge in una continua indistinzione di oggettivo e di soggettivo, in una zona di pura rappresentazione, dove confluiscono i più disparati apporti di contenuto e di lingua, dove avvengono i più inattesi accostamenti, dove oggetti e figure, evocati in un mobile, ininterrotto caleidoscopio, subiscono processi di scomposizione, d’ingrandimento o di riduzione, che li scoprono carichi di molteplici e spesso contraddittori significati. “Mi capite? Comprendete le mie parole?”» 4

 

fig. 4-5 Foto mostra + foglio di sala SEX SPORT BUROCRAZIA

 

Partendo da quest’ idea, le opere verbo-visuali esposte sono pensate come componenti o componimenti di un unico corpo testuale-poetico; un assemblaggio da leggere e da vedere dove lettere e parole sono libere di interconnettersi uscendo dall’opera che le ha generate per entrare in diretto dialogo con le altre. rubber: è il palco poematico dove ha luogo lo show; Il luogo sintetico – sinestetico in cui nulla è narrato, mentre la realtà, ritagliata, agisce.

 

«La scrittura è come la realtà di Alice, uno spazio di perpetue metamorfosi. Ma ciò essenzialmente deriva dal fatto che nulla in realtà si trasforma, le parole e le serie sono tutte uguali (…) se prese dal lato letterale.» 5

 

«Ogni discorso è andato a farsi fottere, ogni tentativo di chiarezza è svanito nella apatia generale. “Non sei contento di me?”, gli disse l’Italia. “Contentissimo”, fece lo scrittore.» 6


fig. 6 Francobollo (1968)

 

Questo corpo transformer potrebbe essere il corpo di un secolo, il corpo di una donna, di un libro, dell’Italia addirittura. Il progetto SEX SPORT BUROCRAZIA nasce propriamente con la notizia che un romanzo sperimentale e inedito sarebbe stato presto pubblicato: includere pagine originali di Amenitalia tra il materiale esposto, segna l’inevitabile svolta metatestuale del corpo-mostra.

 

«Lo scrittore posò i suoi giornali e fissò l’Italia che scorreva un fotoromanzo: in un fotoromanzo gli sembrava di vedere uno come lui che guardava una come l’Italia mentre leggeva un fotoromanzo; la scena si rifletteva in uno specchio che stava dietro a quei due personaggi. Anche alle spalle sue e dell’Italia c’era uno specchio.» 7

 

fig. 7 – Amenitalia pg. 106 particolare (anni settanta)

 

Il mostro amèno è composto, proprio come il romanzo che lo caratterizza fin quasi ad inventarlo, da immagini viventi quali case, suicidi, francobolli, bambini, chewingum, eroina, sperma, soldati, scimmie e fucili; folle, monumenti, giungle e frikkettoni, automobili, statue, occhi, labbra, vietcong, città, pubblicità e un’ invasione di scritte. Foto ricordo di uno Stato alla deriva, dello stato caotico delle cose, scattate in successione nel secolo passato e consegnate, per mezzo di un pennarello, ai futuri contemporanei dell’arte.

 

«C’è qualcosa di “ultimo”, di disperato nella brama di adesione alla vita con cui Pignotti saccheggia l’epidermide sensuosa del reale. (…) “Posso lavarmi le mani?”. “Anche la faccia”, disse l’Italia. “Prendi magari un bagno”.» 8

 

8-9 – Foto ricordo (anni settanta)

«”A me sembra di stare in un pianeta ripugnante”, fece l’Italia.» 9

 

Metatesti o metastasi testuali, multipli di un corpo malato e desiderante, interamente trafitto da parole e animato da un pastiche capace di fondere cronaca nera e rosa, fatti privati e pubblici, riflessioni filosofiche e pettegolezzi, linguaggio pornografico, sportivo e burocratico. Una macchina di rivolta che prende il nome di poesia, romanzo o mostra; un vocabolario sentimentale che ci insegna a vedere l’invisibile, leggere le immagini e guardare le parole. L’evento diventa oggetto. Nuovi segni emergono dalle smagliature della storia; il poeta li indovina.

«Scrivere è abolire la scrittura che usiamo nelle scuole, nelle chiese e negli uffici. Scrivere è imparare a non scrivere.» 10

 

ANDREA BALIETTI

fig. 10 – Amenitalia pg 60 particolare (anni settanta)


1 Lamberto Pignotti, Stefania Stefanelli – La Scrittura verbo-visiva. Le avanguardie del novecento tra parola e immagine (Espresso Strumenti, a cura di Umberto Eco, 1980)

2 Lamberto Pignotti – Istruzioni per l’uso degli ultimi modelli di poesia (Lerici, 1968)

3-10 Lamberto Pignotti – Amenitalia (Argolibri, 2026)